Il governo sta cercando in tutti i modi di evitare un nuovo lockdown. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha sottolineato come una nuova chiusura generalizzata sia da scongiurare con ogni mezzo, visto il peso che avrebbe sull'economia del Paese. Ma se i contagi da coronavirus continuano a crescere al ritmo che stiamo registrando ora, nuove misure restrittive sono inevitabili. Una nuova spinta allo smart working, per prevenire i contagi nei luoghi di lavoro e alleggerire il peso sul trasporto pubblico, potrebbe non essere abbastanza. E mentre sull'incentivare il lavoro da remoto sembra esserci un'intesa a 360 gradi, su di un ritorno (almeno in parte) alle lezioni online si continua a discutere.

Tra esecutivo centrale e autorità locali manca ancora un'intesa sulla direzione da seguire per quanto riguarda la didattica a distanza. In Campania il governatore Vincenzo De Luca ha deciso di agire in autonomia, come del resto gli è concesso, e chiudere tutte le scuole nella Regione per contrastare l'impennata di contagi. Conte si è limitato a commentare: "Non è la soluzione migliore". Per poi precisare: "Chiudere così in blocco la scuola secondo me non è la migliore soluzione. Anche dal punto di vista del segnale che diamo. Ma permetteteci di interloquire: bisogna collaborare con le autorità territoriali". La ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, da parte sua ha bollato come gravissima la decisione del governatore campano, affermando che dovrebbe riaprire immediatamente le scuole. Diversi presidenti delle Regioni però insistono: tornare alle lezioni online, anche solo per una parte degli studenti più grandi, consentirebbe di frenare i contagi, specialmente quelli in ambito familiare che si stanno rivelando particolarmente diffusi.

Su altre questioni, tuttavia, tutti gli attori in campo sembrano concordare la necessità di nuove restrizioni, visti i presupposti. Se i contagi continueranno ad aumentare esponenzialmente, non basteranno le raccomandazioni del governo e gli appelli al senso di responsabilità dei cittadini. La prima stretta potrebbe arrivare sulla movida: si andrebbe ad anticipare ulteriormente la chiusura di bar e ristoranti. Alle 22 o anche alle 21: da quell'ora i locali sarebbero costretti ad abbassare le saracinesche. In questo modo si eviterebbero assembramenti e si andrebbero a disincentivare ulteriormente quei comportamenti che per la situazione epidemiologica attuale sono considerati rischiosi. Si andrebbero inoltre a rafforzare i controlli, imponendo anche multe salate ai trasgressori.