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Governo fa ricorso in Cassazione contro dicitura ‘genitore 1 e 2’ per le carte d’identità dei minori

Dopo una informativa in Consiglio dei ministri del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il governo ha deciso di ricorrere contro una sentenza della Corte d’appello di Roma sull’introduzione della dicitura ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’ sulla carta d’intentità dei minori.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il governo continua la sua crociata contro la dicitura ‘genitore 1 e genitore 2' sulle carte d’identità dei minori. Il Consiglio dei ministri, alla luce di una informativa svolta dal ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, ha deciso così di dare mandato all'Avvocatura dello Stato ai fini del ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 24 gennaio 2024, che aveva bocciato un decreto del 2019 dell’allora ministro dell’Interno Salvini, approvando quindi la dicitura ‘genitore 1' e ‘genitore 2' sulle carte di identità elettroniche delle persone minorenni.

La decisione Corte d'Appello era legata al ricorso di una coppia di mamme che aveva impugnato il decreto anche davanti al Tar. Già in primo grado il tribunale aveva accolto la richiesta delle mamme, spiegando che il decreto non era legittimo, perché il documento emesso avrebbe potuto integrare "gli estremi materiali del reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico".

Nel provvedimento si affermava inoltre che "proprio l'esistenza di istituti come l'adozione in casi particolari, che può dar luogo alla presenza di due genitori dello stesso sesso (l'uno naturale, l'altro adottivo) dimostra che le diciture previste dai modelli ministeriali (padre/madre) non sono rappresentative di tutte le legittime conformazioni dei nuclei familiari e della conseguente filiazione imposte dai modelli ministeriali". 

Con il suo decreto Salvini imponeva il ritorno sulle carte d’identità dei minori della dicitura madre e padre, anche in caso di figli di coppie omogenitoriali, con il risultato che in una famiglia di due mamme, ad esempio, una delle due sarebbe costretta a firmare nella casella "padre". Ma per i giudici della Corte d'Appello quel decreto non era applicabile, perché non sarebbe possibile riportare sulla carta d’identità di un minore dati diversi da quelli registrati all'anagrafe.

I giudici della Corte di Appello di Roma lo scorso febbraio in una sentenza di otto pagine ordinarono quindi al Viminale di "indicare sulla carta d'identità elettronica del minore" il termine "genitore" o una "dizione corrispondente alle risultanze dello stato civile, in corrispondenza dei nomi".

"Una decisione sbagliata" per Salvini, secondo cui "ognuno deve sempre essere libero di fare quello che vuole con la propria vita sentimentale, ma certificare l'idea che le parole ‘mamma' e ‘papà' vengano cancellate per legge è assurdo e riprovevole. Questo non è progresso".

Oggi pomeriggio il Consiglio dei ministri, a seguito dell'informativa svolta dal Viminale, "ha deliberato di conferire mandato all'Avvocatura dello Stato ai fini del ricorso in Cassazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 24 gennaio 2024, relativa alle modalità di emissione e alle caratteristiche della carta d'identità elettronica (CIE), disciplinate dal decreto interministeriale 23 dicembre 2015 e successive modifiche, il quale prevede, per i genitori dei minori, la definizione di ‘padre' e ‘madre'", si legge nel comunicato diffuso in serata da Palazzo Chigi.

Le reazioni

"Questo governo continua ad accanirsi sempre sui più deboli e i fragili. Un giorno se la prende con i naufraghi e con le Ong che salvano le loro vite nel Mediterraneo. Oggi tocca ai bambini e alle bambine delle famiglie arcobaleno, addirittura il consiglio dei ministri decide di prendere posizione contro una sentenza di un tribunale per il tipo dicitura sulle carte di identità", ha detto la responsabile nazionale Libertà & Diritti di Sinistra Italiana Marilena Grassadonia, dopo la decisione del Consiglio dei Ministri. "C'è poco fare, questa destra – conclude Grassadonia – quando può cerca di dare il peggio di sé". 

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