Continuano a diminuire i nuovi casi di coronavirus in Italia. Lo stesso accade per i decessi e piano piano si riduce anche la pressione sugli ospedali. La situazione epidemiologica, in altre parole, sta migliorando anche se questo non significa che l'emergenza sia finita: soprattutto nel momento in cui ancora una persona su quattro tra i 70 e i 79 anni non ha ricevuto il vaccino anti-Covid. Questo il quadro fotografato dalla fondazione Gimbe nel monitoraggio settimanale sull'andamento della curva.

Il periodo preso in esame è quello che va dal 5 all'11 maggio: rispetto alla settimana precedente, sottolinea la fondazione, si assiste a un'ulteriore diminuzione dei nuovi casi e dei decessi. Calano quindi anche gli attualmente positivi, i ricoverati con sintomi (anche nelle terapie intensive) e le persone in isolamento domiciliare. Ecco i dati della settimana:

  • Decessi: 1.544 (-15,4%)
  • Terapia intensiva: -367 (-15,1%)
  • Ricoverati con sintomi: -3.239 (-17,8%)
  • Isolamento domiciliare: -46.424 (-11,8%)
  • Nuovi casi: 63.409 (-19%)
  • Casi attualmente positivi: -50.030 (-12,1%)

Gli effetti delle restrizioni sulla curva e sugli ospedali

"L’ulteriore calo dei nuovi casi settimanali riflette gli ultimi effetti di 6 settimane di un’Italia tutta rosso-arancione", ha commentato Nino Cartabellotta, il presidente della fondazione Gimbe, rimarcando che i dati sono in miglioramento in tutte le Regioni. Anche se l'indice Rt medio calcolato dall'Istituto superiore di sanità sui casi sintomatici a 14 giorni sta risalendo leggermente: rispetto al valore di 0,85 della settimana scorsa ha infatti raggiunto lo 0.89.

"Si allenta ulteriormente anche la pressione sugli ospedali sia per la minore circolazione del virus che per i primi effetti della elevata copertura vaccinale negli over 80", ha aggiunto Renata Gili, responsabile di ricerca sui servizi sanitari della fondazione. Nello specifico, in area medica dopo il picco raggiunto lo scorso 6 aprile i posti letto occupati da pazienti Covid si sono ridotti del 49,1% in 35 giorni. Al momento solo la Calabria supera la soglia di allerta del 40%. In terapia intensiva, invece, dopo il 6 aprile rimangono occupati 2.056 posti letto, con una riduzione del 45,1% in 35 giorni: in questo caso la soglia di saturazione del 30% è superata (di poco) in Lombardia e Toscana. "Nelle terapie intensive il numero dei nuovi ingressi giornalieri continua a scendere, con una media mobile a 7 giorni che questa settimana ha raggiunto i 110 ingressi/die", ha commentato Marco Mosti, direttore operativo alla fondazione.

Come sta andando la campagna vaccinale

Nonostante questo miglioramento nella curva dei contagi e per quanto riguarda i ricoveri, permangono ancora delle situazioni di rischio. E non aiuta il fatto che la campagna vaccinale non proceda speditamente come dovrebbe. Al 12 maggio risultano infatti consegnate 27.429.090 dosi, cioè il 36% del totale che era stato previsto per il primo trimestre.

Ora, ad un mese e mezzo dalla fine del secondo semestre, devono ancora essere consegnate circa 50 milioni di dosi, cioè quasi due terzi di quelle previste dal Piano vaccini. "Al di là di ritardi e irregolarità delle consegne di AstraZeneca  finora Johnson & Johnson ha consegnato solo “briciole” e oltre 7 milioni di dosi CureVac restano vincolate ai tempi di approvazione dell’EMA. In altri termini, tenuto conto anche del numero esiguo di dosi di Moderna, la campagna vaccinale in Italia è sempre più Pfizer-dipendente", ha precisato Cartabellotta.

Al 12 maggio il 29,2% della popolazione ha ricevuto almeno una dose del vaccino mentre il 13% ha completato il ciclo vaccinale. Permangono importanti differenze regionali: si va dal 32,7% di vaccinati con almeno una dose della Provincia autonoma di Trento al 24,6% della Sicilia.

"Il mancato sprint della campagna vaccinale è influenzato dalla mancata somministrazione di 1.286.041 dosi di AstraZeneca, le cui scorte “in frigo” oscillano dal 4,7% del Molise al 46% della Sicilia. Tenendo conto che l’uso preferenziale di questo vaccino è negli over 60, è inevitabile che i rifiuti influenzino la copertura vaccinale in questa classe d’età", ha precisato Gili.

La copertura delle categorie prioritarie

Per quanto riguarda la copertura delle categorie prioritarie, il 68% degli over 60 ha ricevuto almeno la prima dose di vaccino (anche qui con differenze regionali, con il Trentino Alto Adige che si avvicina a picchi dell'80%). Vediamo la situazione nello specifico per fasce di età:

  • Over 80:  3.403.495 (77%) hanno completato il ciclo vaccinale e 576.609 (13%) hanno ricevuto solo la prima dose
  • Fascia 70-79 anni: 1.081.772 (18,1%) hanno completato il ciclo vaccinale e 3.338.076 (55,9%) hanno ricevuto solo la prima dose
  • Fascia 60-69 anni: 903.125 (12,3%) hanno completato il ciclo vaccinale e 2.811.161 (38,2%) hanno ricevuto solo la prima dose
  • Soggetti fragili e loro caregiver: a questa categoria sono state somministrate 4.751.094 dosi.

Se consideriamo quindi chi non ha ancora ricevuto almeno una dose di vaccino tra gli over 60, la copertura appare subito insufficiente. Tra gli over 80 le percentuali sono basse e solo al 9,9% non è stata somministrata neppure una dose, ma le cose cambiano se guardiamo alla fascia tra i 70 e i 79 anni: qui chi non ha ricevuto nemmeno una fiala è il 25,9% e tra i 60 e i 69 anni arriviamo al 49,6%. In altre parole, in Italia ci sono ancora 5,6 milioni di persone ad elevato rischio di ospedalizzazione se dovessero contrarre il virus che sono ancora totalmente scoperte dalla protezione vaccinale.

In un'Italia tutta gialla il virus riprende a circolare

"A fronte di percentuali così elevate di over 60 non ancora coperte dalla prima dose da un lato si offre alle Regioni di aprire sino ai 40 anni per non rallentare le somministrazioni, dall’altro non si rendono noti i numeri di mancate adesioni e rifiuti selettivi di AstraZeneca, che hanno “costretto” ad estendere l’intervallo della seconda dose dei vaccini Pfizer e Moderna sino a 42 giorni con il solo obiettivo di supplire alla carenza di dosi di vaccini a mRNA", ha commentato ancora Cartabellotta. Nel monitoraggio si sottolinea poi che, considerando che la campagna vaccinale sta entrando in una fase per cui viene condizionata dai livelli di adesione della popolazione, bisogna integrare la prenotazione volontari a con un sistema a chiamata attiva. È anche necessario coinvolgere maggiormente i medici di famiglia e investire in un'adeguata campagna di comunicazione.

Infine Cartabellotta ha sottolineato come occorra rivedere il meccanismo delle Regioni a colori e procedere a un "rapido restyling". Si suggerisce di ripristinare le soglie dell'indice Rt che erano state fissate lo scorso 3 novembre, riducendone il peso complessivo (come chiedono anche le Regioni), e di integrare nel sistema indicatori relativi alle coperture vaccinali.

"La verosimile ripresa della circolazione del virus in un’Italia quasi tutta gialla richiede infine una revisione dell’algoritmo delle Regioni “a colori”, come già proposto dalle Regioni. Con il progredire delle vaccinazioni di anziani e fragili, entriamo infatti in una fase dell’epidemia dove a fronte di un’elevata circolazione del virus ci si attende un impatto sempre minore sugli ospedali. Tuttavia, una revisione integrale del sistema rischia di avvitarsi in sterili tecnicismi e di divenire terreno di scontro Governo-Regioni, che, ritardando la modifica normativa, potrebbero nel frattempo mandare in arancione alcune Regioni".