Garante della Privacy, si è dimesso il membro del collegio Guido Scorza dopo l’inchiesta per corruzione

"Ho appena trasmesso al Presidente e al Segretario Generale del Garante per la protezione dei dati personali le mie dimissioni irrevocabili da componente del Collegio". Con queste parole Guido Scorza, membro del Garante finito insieme agli altri indagato per corruzione e peculato dalla Procura di Roma, ha annunciato sul suo sito personale le dimissioni. Diversi esponenti politici dell'opposizione avevano chiesto le dimissioni di tutto il collegio, a partire dal presidente Pasquale Stanzione. Scorza, eletto in quota M5s, inizialmente si era difeso. Poi, oggi, ha fatto sapere la sua decisione.
"Credo si tratti di una decisione giusta e necessaria nell’interesse dell’istituzione anche se, permettetemi di pensarlo, non posso che ritenerla ingiusta nella sostanza e nelle modalità che mi hanno portato ad assumerla", ha commentato. "Lascio un lavoro che non ho mai considerato tale ma una missione civile prima che professionale e istituzionale".
Scorza ha detto che ha deciso di lasciare l'incarico per "rispetto" delle "tante donne e dei tanti uomini che con loro hanno dato vita a quello che sarebbe poi diventato il Garante per la protezione dei dati personali". L'Autorità di protezione dei dati personali italiana è una "delle più prestigiose e rispettate al mondo", ha continuato l'avvocato, ma oggi "sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua trentennale esistenza".
Il garante dimissionario ha detto anche che questo momento difficile "non è dovuto a errori o omissioni di chi ci ha lavorato". Ma a "fattori estranei all’Autorità e a patologie e derive di un sistema che non ha ancora trovato un punto di equilibrio sostenibile tra diritti, libertà e poteri". E ha aggiunto: "Non credo che in un sistema democratico solido e maturo delle legittime inchieste giornalistiche e giudiziarie debbano poter compromettere fino a questo punto, prima che qualsivoglia specifica responsabilità sia accertata, il buon funzionamento di un’Autorità indipendente". Dicendo che la responsabilità non è di giornalisti o magistrati, ma "dell’opinione pubblica, della società, di una parte dei media – non quelli che fanno le inchieste ma quelli che le raccontano in maniera acritica e sensazionalistica", e anche di una "parte della politica, quella con la “p” minuscola, più a caccia di facile visibilità e consensi che di riflessioni e idee".
Tuttavia, ha detto, "il Paese ha bisogno oggi di un Garante per la protezione dei dati personali che prima di avere autorità abbia autorevolezza non solo effettiva ma anche percepita e le persone, a cominciare dal personale del Garante, hanno bisogno e diritto a che niente sia lasciato di intentato perché il Garante riconquisti, il prima possibile, quella fiducia percepita". Le dimissioni, quindi, arrivano per tentare di ridare all'organo quell'autorevolezza.
Scorza ha anche ribadito, come affermato nei giorni scorsi, che non ha "nessuna responsabilità in relazione alle contestazioni che mi vengono mosse". In conclusione, ha ringraziato anche i suoi colleghi del Collegio, "ai quali va il mio in bocca al lupo per la prosecuzione del lavoro".
Ora il presidente del Garante Stanzione dovrà comunicare alla Camera e al Senato le dimissioni, e si dovrà aprire in Parlamento la procedura per nominare un nuovo membro. Nel frattempo, la pressione sugli altri componenti si alzerà, per spingere alle dimissioni.