Sinistra italiana non sosterrà il governo Draghi. La notizia è di ieri sera, preannunciata dal portavoce Nicola Fratoianni la mattina, e poi confermata dal voto in assemblea. Ma dei tre parlamentari che in questo momento sono espressione del partito, due hanno già detto che voteranno sì alla fiducia al nuovo governo, in contraddizione con la decisione presa dall'assemblea: si tratta di Erasmo Palazzotto e Loredana De Petris. Il terzo è lo stesso Fratoianni, che alla Camera dei deputati si troverà praticamente solo a fare opposizione da sinistra. Fratoianni, contattato da Fanpage.it, ha spiegato le sue ragioni e quelle del partito di cui è portavoce, sul perché di questa scelta.

Perché passare all'opposizione in questo momento? 

Per noi è una scelta naturale ma complicata di fronte all’onda di consenso del governo Draghi, a questo senso di ineluttabilità. L’arrivo di Draghi è stato raccontato così: la politica ha fallito, deve stare in silenzio e prendere ciò che viene ringraziando, ma non è così. Questa vicenda nasce da un omicidio premeditato del governo Conte due, è il frutto di una scelta politica: si è deciso che quella maggioranza, troppo spostata a sinistra, non governasse la spesa del Recovery plan. Questo governo è un gran pasticcio, non si può stare insieme alla destra nazionalista, non succede da nessuna parte. Una forza di sinistra come la nostra non può governare con Salvini.

E la composizione del governo?

È sbilanciata. Se tu assegni la pubblica amministrazione a Renato Brunetta dai un’indicazione chiara, riportando le lancette del Paese ad una stagione in cui ne abbiamo viste di tutti i colori. Ma potrei dire lo stesso di Mariastella Gelmini alle Regioni: è un governo che ha il Nord nel dna, che torna a governare dal Nord nel nome dell’autonomia differenziata. Il super-ministero per la transizione ecologica è un annuncio più che una realtà, la persona di assoluta qualità chiamata a guidarlo non ha nessuna relazione con questo tema. Colao all’Innovazione digitale, che aveva prodotto un piano infarcito di privatizzazioni. E il Sud a Mara Carfagna…

Dalle consultazioni però sembrava che poteste essere della partita, cosa è successo dopo?

Io ho sempre avuto un approccio laico, non ho mai detto "mai con Draghi". Ma non c’è un programma di governo, e se Salvini esce soddisfatto dalle consultazioni su temi come fisco e infrastrutture e lo stesso avviene da parte di Liberi e Uguali qualche dubbio sorge. Poi guardando la composizione del governo i dubbi si sono risolti del tutto. Il mio giudizio era già molto critico perché credo che la politica debba essere responsabilità, ma anche avere un limite: quindi no al governo con la Lega. E per quanto riguarda la componente tecnica, salvo alcune eccezioni, non va nella direzione che ritengo necessaria. Da me verrà un’opposizione concentrata sul merito, come fatto con il governo gialloverde, quando ho votato il decreto dignità perché lo ritenevo un passo avanti. Mi auguro che non ci siano passi indietro, che il blocco dei licenziamenti venga prorogato fino alla fine della pandemia, lo stesso per quanto riguarda il blocco degli sfratti e che il Sud sia al centro della ricostruzione di questo Paese. Il lavoro giovanile e la lotta alla precarietà siano centrali, il reddito di cittadinanza sia confermato, corretto ed esteso. Sono sempre i più deboli a pagare le crisi, e questa è la peggiore dalla seconda guerra mondiale. Ad oggi non vedo garanzie.

Proprio sul blocco dei licenziamenti, tema prioritario per il governo e per gli italiani, come andrà a finire?

Sento parole incerte, immagino che non ci sarà uno sblocco immediato generalizzato, ma neanche una proroga immediata e generalizzata, di cui invece c’è bisogno. Su queste questioni di merito e sulle battaglie politiche continueremo ad essere presenti. Io ho proposto all’ultima finanziaria un emendamento per introdurre un’imposta patrimoniale sulle grandi ricchezze e la riproporrò con un'iniziativa legislativa. L’aumento delle tasse non riguarda tutti allo stesso modo, io propongo di alzarle solo su chi ha grandissime ricchezze.

La nuova alleanza di centrosinistra che comprende anche Partito Democratico e Movimento 5 Stelle può essere la strada per il futuro?

Il perimetro è ancora incompleto, ci sono forze dell’ambientalismo che vanno coinvolte nella dialettica parlamentare. Questa coalizione è l’unica in grado di creare un’alternativa alla destra, perché prima o poi alle elezioni bisognerà andare. La mia scelta non mette in discussione questa prospettiva, inizieremo a lavorare su un luogo di discussione e di confronto anche in vista dell’appuntamento delle prossime amministrative, che coinvolgono alcune tra le città più importanti del Paese. Ma l’alleanza non sia solo retorica, sia il terreno di un impegno e di una costruzione. Ad oggi questa alleanza misura ancora alcuni limiti, non è riuscita ad andare congiuntamente all’incontro con Mario Draghi. Questa alleanza, nata dall’emergenza di arginare Salvini, non ha mai trovato fino in fondo il terreno di una prospettiva comune, costruita, pensata e condivisa. Non è il motivo per rinunciare, ma per insistere.

Magari con Giuseppe Conte alla guida…

Non condivido il nome che ha fatto, "Alleanza per lo sviluppo sostenibile", che rischia di essere un ossimoro, ma credo che Conte possa e debba svolgere un ruolo, come ha fatto fino a poche settimane fa. Tutti abbiamo detto ai quattro venti che Conte era la sintesi più avanzata di quel quadro. Mi auguro che Conte svolga un ruolo, ma il suo ruolo sarà utile ed efficace solo se si costruisce una coalizione forte.

L'assemblea ha deciso di non votare la fiducia a Draghi, ma dei tre parlamentari di Sinistra italiana solo lei rispetterà questa scelta.

Intanto due senatrici della componente Leu, Paola Nugnes ed Elena Fattori, hanno comunicato ufficialmente che voteranno no riferendosi alla scelta della nostra assemblea. Non sono proprio solo nella componente Leu a votare no. Dalla mia bocca non usciranno anatemi, parole di rottura o accuse di tradimento. La sinistra deve imparare a non ripetere sempre il solito errore, ovvero quello per cui quando ti dividi su un passaggio scoppia la guerra definitiva, per cui chi ti è più vicino ma non la pensa come te diventa il tuo principale nemico. Il mio avversario è la destra e resta la destra, ma naturalmente un po’ di amarezza c’è. Quando la tua comunità che ti ha candidato ed eletto sceglie democraticamente, dopo una lunghissima discussione, e decide un orientamento, mi sarebbe piaciuto che anche chi la pensa in modo diverso rispettasse la scelta. Non è successo e me ne dispiaccio, ma non intendo fare nessuna guerra.