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Ponte sullo Stretto di Messina

Frana Niscemi, perché il governo è in crisi sui soldi destinati al Ponte sullo Stretto e cosa può succedere

Ieri l’Assemblea regionale siciliana ha approvato a scrutinio segreto un ordine del giorno che impegna il governo della Regione a destinare in particolare gli 1,3 miliardi di euro previsti come cofinanziamento regionale del Ponte sullo Stretto a un programma straordinario di ricostruzione, per fronteggiare i danni causati dal ciclone Harry, come la frana di Niscemi. L’odg non è vincolante ma potrebbe innescare un braccio di ferro tra Regione e governo centrale.
A cura di Annalisa Cangemi
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La frana di Niscemi continua ad avanzare e i danni del maltempo in Sicilia sono al momento incalcolabili. Ci sono già 1500 persone sfollate e altre che potrebbero ancora essere evacuate e perdere la casa. Dopo il primo stanziamento di 100 milioni da parte del governo Meloni per l'emergenza in Sicilia, Sardegna e Calabria, si comincia a discutere dei fondi per la ricostruzione. Il governatore della Sicilia Renato Schifani ha dichiarato ieri che i danni causati dal passaggio del ciclone Harry, che si è abbattuto sull'isola il 19, 20 e 21 gennaio, ammonterebbero a 2 miliardi in Sicilia.

Per questo l'Assemblea Regionale Siciliana ieri, con voto segreto, ha approvato un ordine del giorno di Sud Chiama Nord, che impegna la giunta regionale a destinare una parte dei fondi previsti come cofinanziamento regionale per il Ponte sullo Stretto, 1,3 miliardi di euro, a un programma straordinario di ricostruzione e risanamento ambientale. Trattandosi di un ordine del giorno, non è un provvedimento vincolante. Ma sicuramente l'approvazione dell'odg è un segnale politico che rischia di mettere in difficoltà la maggioranza, aprendo la strada a un braccio di ferro tra Regione e governo.

Cosa c'è nel testo approvato da Regione Sicilia che ridestina i soldi del Ponte sullo Stretto

Il testo approvato ieri, presentato dai deputati regionali di Sud Chiama Nord Cateno De Luca, Giuseppe Lombardo e Matteo Sciotto, impegna il governo della Regione a procedere con urgenza alla riprogrammazione delle risorse del Fondo di Sviluppo e Coesione (FSC) 2021–2027, destinando le somme oggi previste per il Ponte sullo Stretto al fronteggiamento delle emergenze causate dal ciclone Harry e agli eventi calamitosi che hanno colpito il Comune di Niscemi.

Nel documento si ricostruisce il quadro finanziario relativo alle risorse FSC assegnate alla Sicilia. Nel 2023 il Cipess aveva destinato alla Regione Siciliana 6,6 miliardi di euro per interventi di manutenzione del territorio e infrastrutture.
Con la sottoscrizione dell'Accordo FSC 2021–2027 del 27 maggio 2024, la dotazione regionale è stata ridotta a 5,35 miliardi di euro, mentre 1,3 miliardi di euro sono stati destinati al cofinanziamento regionale per il Ponte sullo Stretto di Messina. A questi si aggiungono ulteriori risorse FSC sottratte alle medesime finalità territoriali:

  • 300 milioni di euro dall’Accordo di Coesione con la Regione Calabria;
  • 3,88 miliardi di euro dalla quota in gestione diretta dello Stato.

Per un totale di oltre 5,44 miliardi di euro destinati al progetto del Ponte sullo Stretto.

Con l'Ordine del Giorno presentato, Sud Chiama Nord impegna il Governo regionale:

  • a procedere con urgenza alla riprogrammazione delle risorse FSC 2021–2027, adeguando le priorità di spesa alle conseguenze degli eventi calamitosi di gennaio 2026;
  • a destinare in particolare i 1,3 miliardi di euro previsti come cofinanziamento regionale del Ponte sullo Stretto a un programma straordinario di ricostruzione, risanamento ambientale, messa in sicurezza del territorio e ripristino delle infrastrutture pubbliche e private danneggiate dal ciclone Harry;
  • a impegnare il Governo nazionale a utilizzare per le stesse finalità anche le risorse FSC sottratte alla Calabria (300 milioni di euro) e quelle sottratte alla gestione governativa (3,88 miliardi di euro);
  • a individuare e reperire le risorse necessarie per garantire la piena copertura degli interventi urgenti e di ricostruzione relativi all’evento calamitoso che ha colpito il Comune di Niscemi.

Pd, M5s e Avs vogliono spostare sull'emergenza maltempo i soldi previsti per il Ponte nel 2026

Il Ponte sullo Stretto è un'opera che vale 13 miliardi, e difficilmente si arriverà a una nuova delibera Cipess entro il 2026, che faccia ripartire l'iter, bloccato dopo le bocciature della Corte dei Conti. Per ora insomma è tutto fermo. Per questo motivo il Pd insieme agli altri partiti d'opposizione sta chiedendo di dirottare quantomeno le risorse statali impegnate per l'anno in corso per l'opera che dovrebbe collegare Sicilia e Calabria, verso i progetti di ricostruzione nei territori devastati dal maltempo della scorsa settimana: si parla di due miliardi di euro in totale, che probabilmente il governo non riuscirà a spendere quest'anno, e che in questo momento sono previsti per la costruzione di un'infrastruttura che ad oggi esiste solo sulla carta e di cui non esiste nemmeno il progetto esecutivo.

Complessivamente come sappiamo il Ponte dovrebbe costare 13.532 miliardi, così suddivisi: 6.962 miliardi dal bilancio statale; 4,6 miliardi dai Fondi di Sviluppo e Coesione dell'Amministrazione Centrale; 1,6 miliardi dai Fondi di Sviluppo e Coesione per le due Regioni coinvolte (di cui 300 milioni dalla Calabria e 1,3 miliardi dalla Sicilia); 370 milioni risorse di risorse della ‘Stretto di Messina S.p.A' (SdM).

Il governo non vuole liberare le risorse per il Ponte per sostenere le aree colpite dal ciclone Harry

Davanti alla possibilità di dirottare i soldi per il Ponte altrove, cambiando destinazione a queste risorse, il governo ha alzato un muro. "Perché non usare i soldi del Ponte di Messina? Non sono iscritto al partito del Benaltrismo. Il Ponte è necessario, come le infrastrutture idriche", ha detto il ministro per la Protezione civile ed ex governatore Nello Musumeci. "I soldi ci sono stati in passato, ma sono stati destinati altrove", ha aggiunto ribadendo che "il governo Meloni farà la propria parte fino all'ultimo". Si tratta insomma da parte del governo di tenere un punto politico. Non si tratterebbe comunque di un definitivo definanziamento, perché le risorse utilizzate quest'anno per far fronte all'emergenza nel Sud Italia potrebbero poi essere riprogrammate per il Ponte eventualmente nelle prossime leggi di Bilancio, ma sottrarre soldi al progetto ora significherebbe per Salvini ingoiare un rospo, ammettere che quell'opera mastodontica non è urgente e costa troppo. Equivarrebbe insomma ad ammettere di aver sbagliato.

Ricordiamo che già nella manovra 2026 il governo con un emendamento aveva prima spostato 780 milioni per l'avvio dei cantieri al 2033, come proposto dal Pd, e poi con un altro emendamento aveva rimodulato gli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto di Messina, spostando 320 milioni nel 2032 e 460 milioni nel 2033.

Secondo il professor Domenico Marino, docente di Politica economica ed Economia dell'innovazione all'Università Mediterranea di Reggio Calabria, "L'investimento per il ponte, 13 miliardi messi a bilancio, potrebbe essere impiegato in modo più razionale per mettere in sicurezza il territorio. La frana di Niscemi non è un evento nuovo: è esplosa oggi perché c'è stato un elemento che ha fatto da detonatore, ma è iniziata trent'anni fa, ed è frutto dell'accumulo e della fragilità del territorio. In giro per la Sicilia, per la Calabria e in tutta Italia ci sono decine di situazioni come quella di Niscemi, che potrebbero esplodere da un momento all'altro, e non necessariamente in conseguenza di un evento catastrofico. Basta una pioggia più intensa del solito. Se non si dirotteranno quei soldi su questo ogni anno ci ritroveremo ad inseguire l'emergenza e spenderemo miliardi per risanare opere che avremmo potuto mettere in sicurezza", ha detto il professore a Fanpage.it

I soldi immediatamente spendili, ha spiegato il professore, sono i soldi per il ponte previsti nel bilancio per il 2026, circa 2 miliardi, e quelli dei Fondi di Coesione, che potrebbero essere rimodulati in modo diverso e utilizzati subito. "La quota di fondi statali per il 2026 potrebbe essere definanziata dal ponte e utilizza per le emergenze. Dal punto di vista economico sarebbe un passaggio semplice, basterebbe un provvedimento del governo. Il problema è che ci sono resistenze politiche. Salvini in sostanza non vuole far passare il messaggio che il ponte è stato definanziato".

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