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Forza Italia vuole aiutare i balneari, spunta l’ennesima proroga delle concessioni sulle spiagge

Tra gli emendamenti al decreto Milleproroghe, una proposta di Forza Italia chiede di rimandare le gare per le concessioni balneari. Al momento sono in programma entro la metà del 2027, dopo anni di rinvii. FI vorrebbe spostarle ancora, questa volta a una data indefinita, aspettando che si chiudano delle procedure europee in corso.
A cura di Luca Pons
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Il centrodestra cerca di allungare ancora una volta i tempi sulle concessioni balneari. In Italia, gli stabilimenti sulle spiagge (tutte pubbliche) sono affidati da decenni alle stesse persone, e l'Europa ha ormai chiarito che questo va contro le normative sulla concorrenza. Ma tutti i governi hanno rinviato la questione di anno in anno. Ora la scadenza per mettere a gara le concessioni è prevista al 30 giugno 2027, ma Forza Italia chiede, con il nuovo decreto Milleproroghe, di spostare questa scadenza a una data indefinita.

Cosa chiede FI nel Milleproroghe sulle concessioni balneari

L'emendamento è firmato dalle deputate Deborah Bergamini e Rosaria Tassinari. Nel testo si legge che bisogna spostare la scadenza dei bandi di gara per le concessioni balneari per "consentire, nell'Unione europea, la definizione di un quadro regolatorio nazionale coerente con le disposizioni applicate negli altri Paesi dell'Unione".

Cosa significa, concretamente? Che si chiede di aspettare "l'applicazione degli esiti delle procedure di infrazione" nei confronti di Grecia e Spagna. Sono due procedure di infrazione aperte dalla Commissione europea contro Grecia (nel 2024) e Spagna (nel 2022) proprio sull'uso delle zone costiere.

L'idea quindi è questa: aspettiamo prima che l'Unione europea si esprima nei confronti di altri Paesi che – come l'Italia – non rispettano le regole, con la motivazione ufficiale che non vogliamo che ci siano regole diverse in Paesi diversi dell'Ue ; e solo dopo faremo le gare per assegnare nuovamente le concessioni balneari.

Fino a quando sarebbero rimandate le gare per gli stabilimenti sulle spiagge

Il problema è che queste procedure d'infrazione spesso non hanno tempi certi, perché sono molto legate al confronto tra la Commissione e i governi dei Paesi coinvolti. Cosa che l'Italia sa bene, dato che ha subito decine di procedure d'infrazione.

In sostanza, quindi, si tratterebbe di aspettare un periodo indefinito di tempo. Peraltro, le concessioni sarebbero messe al bando solo dal "dodicesimo mese successivo" alla fine della procedura d'infrazione. Dunque prima l'Europa decide su Spagna e Grecia, poi gli esiti di questa decisione vengono applicati, e solo un anno dopo diventa obbligatorio fare le gare.

Ha protestato il segretario di +Europa, Riccardo Magi: "La destra tenta l'ennesimo colpo di mano per rinviare, stavolta sine die, le gare dei balneari. Altro che liberali: l'ennesimo colpo alla libertà economica, alle casse dell'erario, agli italiani che sono stanchi di vedere precluso l'accesso al mare da parte di una lobby che pensa che sia proprietà privata".

Perché in Italia le concessioni dei balneari vanno messe a gara

A settembre 2024, dopo mesi di acceso confronto con l'Unione europea, il governo Meloni aveva detto di aver raggiunto un accordo con la Commissione Ue e aveva fissato una data: il 30 giugno 2027. In pratica, con quell'intervento, il governo aveva prolungato tutte le concessioni balneari al massimo fino a metà del prossimo anno. E questa è la scadenza che ora Forza Italia vuole rimettere in discussione.

Va sottolineato che comunque le singole amministrazioni sono già libere di mettere a gara le concessioni. La Corte di giustizia europea le ha dichiarate scadute già dal 2023.

Il motivo è semplice: la direttiva Bolkestein sulla concorrenza, risalente a ormai vent'anni fa, stabilisce che se ci sono dei servizi che sfruttano beni pubblici – come gli stabilimenti balneari sulle spiagge – ci devono essere delle procedure chiare, trasparenti e imparziali, e soprattutto regolari, per decidere chi li gestisce. L'Italia però non l'ha mai davvero applicata, per quanto riguarda le spiagge. Tutti i governi hanno trovato giustificazioni diverse e hanno, chi più chi meno, rimandato la questione. Cosa che ora potrebbe succedere di nuovo.

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