Condanna a un anno e 8 mesi per l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito. Non luogo a procedere per Umberto Bossi e il figlio Renzo. È questa la decisione della Corte d’Appello di Milano che era chiamata a esprimersi sul caso dei fondi della Lega e sull’accusa, rivolta a Belsito, di appropriazione indebita. La pena per l’ex tesoriere è stata ridotta rispetto al primo grado, quando gli erano stati inflitti 2 anni e 6 mesi: i giudici hanno prescritto alcune delle accuse nei suoi confronti, mentre per altro è stato assolto. Per lui anche 750 euro di multa sospesa. Per quanto riguarda Bossi padre e Bossi figlio, anche loro imputati per appropriazione indebita, la Corte ha disposto il non luogo a precedere in quanto la Lega aveva presentato querela solamente nei confronti di Belsito, salvando così lo storico leader della Lega.

Il pg Maria Pia Gualtieri aveva invece chiesto di estendere la querela  presentata dalla Lega nei confronti di Belsito anche a Umberto e Renzo Bossi, in quanto – questo è l’impianto accusatorio – “c’è un unico disegno criminale” e andrebbe estesa “a tutti gli imputati al di là delle intenzioni del querelante”. Il pg ha spiegato che questo processo è iniziato con la procedibilità d’ufficio mentre tra il primo e il secondo grado è arrivata una nuova norma per cui è necessario presentare la querela per il reato di appropriazione indebita. Un aspetto definito peculiare.

La querela è stata presentata, lo scorso 27 novembre, dal segretario della Lega, Matteo Salvini, attraverso i suoi legali. Ma solo nei confronti di Belsito. Secondo il pg, invece, la querela era da estendere a tutti i “compartecipanti del reato” come previsto dall’articolo 123 del codice penale. Umberto Bossi era stato precedentemente condannato a 2 anni e 3 mesi, mentre il figlio Renzo a 1 anno e 6 mesi. Renzo Bossi, dopo la decisione dei giudici, ha ringraziato Salvini e la Lega, "i quali hanno valutato i documenti delle indagini e hanno visto che le spese a me imputate non sono state pagate dal partito". Belsito aveva basato la sua difesa su quella che il suo legale ha definito una gestione dei soldi “di buon governo”: “Francesco Belsito, prima di andarsene, ha lasciato nelle casse della Lega la bellezza di 49 milioni di euro. Perché non era solo impegnato a sottrarre fondi, come vorrebbero i giudici che lo hanno condannato in primo grado, ma ha fatto anche del buon governo: non ha lasciato la cassa vuota e ha fatto una serie di investimenti proficui”, aveva affermato l’avvocato Rinaldo Romanelli.