Per il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, "il recesso di Arcelor Mittal dai propri impegni contrattuali è soltanto l’ultimo tassello di una serie di eventi che hanno visto il coinvolgimento di molti governi e di tutte le forze politiche presenti in Parlamento". Durante un'informativa urgente alla Camera riguardo allo stabilimento di Taranto, il ministro ha voluto fare un riepilogo cronologico che ha portato la cordata guidata dal colosso dell'acciaio Arcelor Mittal a vincere l'appalto per l'ex Ilva. Un'acquisizione avvenuta tre anni fa: "In data 28 giugno 2017 i commissari dell’ex gruppo Ilva e Arcelor Mittal sottoscrivevano il contratto di affitto con obbligo di acquisto dell’azienda. Arcelor Mittal presentava quindi in data 5 luglio 2017 apposita domanda di autorizzazione dei nuovi interventi e di modifica del piano ambientale, che venivano autorizzati su proposta del ministero dell’Ambiente e del ministero dello Sviluppo economico previa delibera del Consiglio dei ministri in data 29 settembre 2017".

La questione dell'appalto

Patuanelli ricorda anche come "in data 10 luglio 2018 perveniva al governo una lettera proveniente dal governatore della Puglia, indirizzata al neo nominato ministro Luigi Di Maio, nella quale in relazione alla cessione del gruppo Ilva alla cordata capitanata da Arcelor Mittal, venivano segnalate zone d’ombra che andrebbero chiarite per accertare se la cessazione fosse effettivamente stata effettuata verso la migliore offerta. L’11 luglio 2018 il ministro sottoponeva la questione all’autorità nazionale anticorruzione. In data 19 luglio l’Anac rispondeva evidenziando profili di criticità in relazione alla procedura di gara".

L'Anticorruzione arrivò ad ipotizzare una cancellazione della gara per la verifica dei punti critici: Tuttavia, l'avvocatura dello Stato precisò che per l'eliminazione dell'appalto era necessario che ci fossero di mezzo importanti interessi di carattere pubblico, sottolineando allo stesso tempo che Arcelor Mittal aveva già assunto una serie di impegni verso iniziative di interesse pubblico relative ai livelli occupazionali e alla salute dei lavoratori dell'Ilva e dei cittadini di Taranto, oltre che del profilo ambientali. Si dispose dunque di non procedere sugli atti di gara e il contratto divenne effettivo fra le parti.

Il problema dello scudo penale

Secondo Patuanelli Arcelor Mittal era a conoscenza della scadenza del cosiddetto scudo penale a marzo 2019 al momento della presentazione della propria offerta durante la gara per l'appalto, pur "auspicando" in una nota "che si risolvesse la criticità" della mancata estensione dello scudo fino al termine dell'esecuzione del Piano Ambientale nel 2023. Nella nota del colosso dell'acciaio, letta in Aula dal ministro, si sottolineava come "il periodo di immunità non sia più allineato al limite ultimo per l’attuazione del piano ambientale, terminando a marzo 2019: ciò appare in contrasto con l’estensione della norma in precedenza prevista. La mancata estensione del periodo di non punibilità al 23 agosto 2023 rappresenta una criticità rilevante che si auspica venga risolta quanto prima tramite un ulteriore decreto legislativo".

Ciò nonostante ha presentato un'offerta vincolante, irrevocabile e condizionata. Inoltre, secondo Patuanelli, il dl imprese che ha eliminato lo scudo penale, ""non ha però comportato una modifica del piano ambientale o del dpcm 2017, elemento necessario per far insorgere il recesso".

L'appello di Patuanelli

In un affondo all'impresa, il ministro ha affermato: "I rappresentati di ArcelorMittal ci hanno detto chiaramente che non sono in grado di portare a termine il loro Piano industriale per rilanciare l'Ilva e questo il governo non può accettarlo. Chiudere il sito avrebbe una ricaduta su tutti i settori produttivi del Paese".  Patuanelli ha poi lanciato un appello: "Chiedo un atto di responsabilità a tutte le forze politiche, anche all'opposizione, ai sindacati e alle parti sociali. Questa situazione la risolviamo se rispondiamo come sistema Paese. Non ho problemi a metterci la faccia ma la risposta deve essere unitaria e univoca. Negli altri Paesi si fa così, non accusandosi".

La reazione in Aula

"Ministro siamo al suo fianco. Il Governo ha ragione ma se perdessimo 5.000 posti di lavoro saremmo dalla parte del torto", ha affermato Graziano Delrio. Rivolgendosi poi all'opposizione, l'esponente dem ha continuato: "Chi vuole difendere l'Italia oggi sta dalla parte del Governo. L'Ilva è prova di forza e di coraggio per questo Paese. Di forza perché non possiamo permettere alle multinazioali di scorrazzare per questo paese. L'Ilva non può essere un precedente né per Whirlool né per ArcelorMittal né per altri".