"Molto banalmente è successo quello che era previsto: il governo, con la collaborazione del Partito democratico e Italia Viva, ha deciso di far saltare il più grande stabilimento del Sud Italia, la più grande acciaieria d’Europa e un investitore che metteva 4 miliardi e 200 milioni di euro nel Sud": con queste parole l'eurodeputato Carlo Calenda commenta a Fanpage.it la notizia della ritirata di Arcelor-Mittal dall'ex Ilva di Taranto.

Il gigante dell'acciaio ha annunciato oggi di aver inviato ai Commissari straordinari di Ilva "una comunicazione di recesso dal contratto o risoluzione dello stesso". Per quanto riguarda il motivo del ritiro, nella nota si parla dell'eliminazione della "protezione legale" dal 3 novembre "necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando la comunicazione di recesso". Inoltre, ha proseguito la società, "i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 pena lo spegnimento dell'altoforno numero 2″ che "renderebbe impossibile attuare il suo piano industriale, e, in generale, eseguire il contratto".

L'affondo al governo

Amareggiato, l'ex ministro dello Sviluppo economico, ha continuato a Fanpage.it: "Tutto questo è accaduto perché qualche senatore del Movimento Cinque Stelle ha dato un aut-aut e Pd e IV si sono piegati. Ciò che è accaduto è qualcosa di vergognoso: questo governo ha perso il controllo del Paese, il controllo di sé stesso e per quanto riguarda il Pd e IV anche il controllo dei propri valori". Un affondo al governo che dà invece ragione ai sindacati, che hanno parlato di un "pasticcio del Salva-Imprese" e di una "bomba sociale". Calenda infatto afferma: "Hanno ragione i sindacati. In nessun Paese dell’universo si cambiano le carte in tavola a un investitore e lo si fa scappare mettendo a rischio tutti i posti di lavoro e tutta la competitività della meccanica italiana. Perché l’acciaio serve alla meccanica. È una cosa talmente enorme che si commenta da sola".

Previsioni per il futuro

Per quanto riguarda il futuro, secondo il leader di Siamo Europei rimane un'incognita: "Spero che richiamino Arcelor-Mittal al tavolo e riescano a concludere. Personalmente però lo ritengo improbabile perché in questo momento l’acciaio sta andando anche molto male per cui il fatto che gli abbiano dato una perfetta causa legale di recessione senza penali del contratto è un qualcosa che dimostra che questa gente nel governo non ha mai lavorato in vita sua".

E nel frattempo, a rimetterci saranno i lavoratori. Ma non solo: "Ci rimetteranno i lavoratori, ma anche lo Stato con circa un miliardo di euro, l’ambiente (appunto perché non ci saranno 1 miliardo e 200 milioni di interventi di ambientalizzazione già iniziati) e tutta la competitività del settore produttivo italiano. Inoltre non credo che ci sarà un altro investitore internazionale che voglia venire in Italia dopo quello che è successo. Vanno in fumo tre anni di lavoro del sottoscritto", conclude Calenda.