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Ex assessore leghista condannato per omicidio, per Salvini era “una persona perbene che si è vista aggredita”

L’ex assessore leghista di Voghera Massimo Adriatici è stato condannato a dodici anni di carcere per omicidio. Nel 2021 uccise il 39enne Youns El Boussettaoui con un colpo di pistola. Il giorno dopo, Matteo Salvini aveva preso posizione sui social: “Si fa strada l’ipotesi della legittima difesa, è stato un colpo accidentale”.
A cura di Luca Pons
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Un'altra figuraccia per Matteo Salvini. Il segretario della Lega che negli ultimi giorni è stato clamorosamente smentito sul caso di Rogoredo (dove aveva preso le difese dell'agente di polizia "senza se e senza ma") nel 2021 si era intestato un'altra battaglia: quella in difesa di Massimo Adriatici, ex assessore leghista che il 20 luglio sparò e uccise il 39enne Youns El Boussettaoui. Nel giro di poche ore, Salvini disse sui social: "Si fa strada l'ipotesi della legittima difesa". Oggi, Adriatici è stato condannato in primo grado per omicidio volontario a dodici anni di carcere.

"Altro che far West a Voghera, si fa strada l'ipotesi della legittima difesa", affermò Salvini in un video pubblicato il giorno dopo l'omicidio. In realtà, secondo quanto ricostruito dalla Procura durante il processo, quella sera ci fu una colluttazione davanti a un bar di Voghera. Adriatici stava svolgendo "indebitamente" una "ronda armata" e un vero e proprio "pedinamento" nei confronti di El Boussettaoui, uomo senza fissa dimora di origini marocchine. Mostrò la pistola al 39enne, che lo colpì con una manata al volto facendolo cadere. Rialzandosi, Adriatici sparò colpendo l'uomo al petto.

I legali del 51enne, avvocato ed ex poliziotto, nonché assessore del Carroccio proprio a Voghera, hanno annunciato che faranno ricorso in appello. Inizialmente la Procura aveva lavorato sull'ipotesi di eccesso di legittima difesa, ma era stata la giudice Valentina Nevoso a ordinare di riqualificare il reato come omicidio volontario. Come detto, però, già prima che le indagini iniziassero Salvini aveva già deciso da che parte stare.

"Un docente di diritto penale, ex funzionario di Polizia, avvocato penalista noto e stimato in città, in questa bella città in provincia di Pavia, vittima di un'aggressione, ha risposto, accidentalmente è partito un colpo che purtroppo ha ucciso un cittadino straniero", aveva affermato il leader leghista. Questa la sua ricostruzione. Inutile dire che – non per la prima volta – la posizione di principio presa da Salvini è stata smentita dagli atti dell'inchiesta e dalla sentenza.

Peraltro, l'attuale vicepremier aveva sottolineato che El Boussettaoui sarebbe stato "già noto purtroppo in città e alle forze dell'ordine per violenze, aggressioni, addirittura atti osceni in luogo pubblico". Poi aveva chiesto di non "condannare una persona per bene che si è vista aggredita e avrebbe reagito" e di aspettare "le ricostruzioni dei fatti". Cosa che lui, per primo, non stava facendo.

Salvini aveva concluso: "A fronte di un'aggressione, come extrema ratio ovviamente, la difesa è sempre legittima. E se fosse vero che il soggetto, che purtroppo è morto – perché la morte non è mai una bella notizia – era già noto e arcinoto alle forze dell'ordine, ai commercianti e ai cittadini di Voghera, evidentemente non si è trattato di un regolamento di conti. La difesa, in questo caso, se così fosse, è sempre e comunque legittima".

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