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Evi si dimette da coportavoce di Europa Verde: “Partito personale e patriarcale, lascio carica di facciata”

Eleonora Evi lascia il ruolo di co-portavoce di Europa Verde in polemica con i vertici del partito: “Mi dimetto. Non sarò la marionetta del ‘pinkwashing’. I vecchi dirigenti fanno muro contro di me”.
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A cura di Annalisa Cangemi
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Un nuovo grattacapo per Alleanza Verdi Sinistra. Eleonora Evi ha appena annunciato sul suo profilo social le dimissioni da co-portacove di Europa Verde, incarico che condivideva fino a stamattina con Angelo Bonelli. "Mi dimetto. Non sarò la marionetta del ‘pinkwashing'". Inizia così il lungo post di sfogo di Evi, un attacco ai vertici del partito, ‘colpevoli' di non averle dato abbastanza spazio, di averla messa in un angolo, "oscurata". "I vecchi dirigenti hanno iniziato a fare muro contro di me", è l'accusa, pesantissima.

"Non intendo dunque continuare a ricoprire il ruolo di Co-portavoce femminile che, nei fatti, è ridotto a mera carica di facciata – ha scritto, accompagnando il post con un'immagine evocativa di un burattino che taglia i fili – Per questo rassegno le mie dimissioni da Co-portavoce pur restando fermamente convinta della necessità di un progetto ecologista italiano coraggioso e contemporaneo, e non l’ennesimo partito personale e patriarcale".

"Quando fui eletta co-portavoce nazionale di Europa Verde a Chianciano, nell’estate del 2021 – racconta Evi – ero piena di entusiasmo e sinceramente convinta che avrei avuto la possibilità di collaborare concretamente a fondare un innovativo progetto ecologista, in grado di capitalizzare il patrimonio di capacità, competenze e contenuti dei Verdi Italiani e la resilienza di una comunità ambientalista che si era mostrata, meritoriamente, capace di superare moltissime complessità. La casa ideale per una prospettiva politica orientata innanzitutto ad accompagnare le cittadine e i cittadini del nostro Paese verso una nuova e indifferibile consapevolezza della priorità della questione ecologica; e non secondariamente a promuovere un’offerta politica progressista, plurale, aperta e femminista",

"Per perseguire questi obiettivi, credevo (e credo ancora) che un piccolo partito con una grande storia avesse bisogno innanzitutto di superare alcune resistenze al rinnovamento, di sollecitare la partecipazione attiva, sperimentare forme di presenza sui territori alternative all’adesione fideistica al partito, e che puntassero piuttosto al coinvolgimento di individui e comunità in un percorso di crescita condivisa.Penso di aver dimostrato grande impegno ed entusiasmo, fin da subito, girando in lungo e in largo l’Italia per incontrare i gruppi locali, le associazioni e i comitati attivi sui territori. Mi sono resa disponibile, da europarlamentare, per dare visibilità e forza alle battaglie ambientaliste e sociali provenienti dai territori che ho visitato.Ho dato energia e risorse ad un partito che sembrava dimenticato e nei limiti dell’umana (e politica) fallibilità che non risparmia nessuno di noi, posso dirmi certa di aver profuso il massimo dell’impegno, anche nel rendere visibile all’esterno la costruzione di questo percorso".

"Eppure, a sorpresa, dopo le politiche 2022 qualcosa ha scatenato un corto circuito quasi indecifrabile. I Verdi dopo una lunga assenza, tornano in Parlamento con una senatrice e sei tra deputate e deputati. Tra questi ultimi anche la sottoscritta. Improvvisamente i vecchi dirigenti hanno iniziato a fare muro contro di me, e questo perché avevo idee diverse e pretendevo, da Co-portavoce nazionale, di essere a conoscenza, ad esempio, delle decisioni politiche sulle liste, sulle alleanze e sulle strategie della campagna elettorale".

"Da questo momento, quando ho espresso posizioni o visioni non allineate a quelle della dirigenza durante le riunioni della Direzione Nazionale e pubblicamente, sono stata accusata di ingratitudine nei confronti della “famiglia verde” che mi aveva accolta e offerto uno scranno in Parlamento. Idee, proposte o visioni alternative – quando non complementari! – a quelle dell’establishment del partito, infatti, generano nei suoi esponenti reazioni impreviste: ora chiusura, ora diffidenza o sospetto. Talvolta paternalistica e vuota condiscendenza. Non di rado livore, rivendicazione".

"Per un partito che tra i suoi obiettivi ha quello di difendere la biodiversità, quale elemento preziosissimo per la stessa sopravvivenza del pianeta, è decisamente deludente constatare che questo valore non si riesca ad applicarlo all’interno del partito stesso, schiacciando e mortificando così una sana e costruttiva dialettica interna, anche e soprattutto quando questa prende forma da istanze territoriali.Dunque, nel corso di questo ultimo anno, la mia figura è stata sempre più oscurata e così, di fatto, è stato annullato il ruolo della Co-portavoce femminile del partito, sul piano politico e comunicativo"

"Poco importerebbe lo scavalcamento sistematico della mia figura se questo non fosse il segno e solo uno tra le numerose espressioni sintomatiche della deriva autoritaria e autarchica del partito, come accaduto quando il Consiglio Federale Nazionale, organo per Statuto dotato di poteri di indirizzo politico, è stato chiamato di fatto a ratificare scelte già prese in altre sedi e annunciate a mezzo stampa. O ancora, la richiesta da me più volte reiterata di avere informazioni sullo stato di salute del partito (tesseramenti, federazioni attive, commissariamenti, ecc.) ottenendo risposte parziali o nulle".

La notizia era nell'aria, le avvisaglie della rottura c'erano tutte. In un messaggio su X dello scorso 16 novembre Evi aveva risposto a un post del profilo di Europa Verde, che riportava un intervento in Aula di Angelo Bonelli sulla carne coltivata, tema di cui la parlamentare si era occupata in passato: "Sono intervenuta nel dibattito, in dichiarazione di voto, in apertura di voto degli emendamenti, in replica al ministro, ma per il partito di cui sono co-portavoce sembra che io non esista. E non da oggi. Di partiti personalistici io ne avrei abbastanza", si lamentava.

Botta e risposta Evi-Bonelli

"Io patriarcale? Falso". Angelo Bonelli ha risposto così quando in Transatlantico gli è stato domandato delle accuse mosse da Eleonora Evi, che oggi si è dimessa da co-portavoce di Europa Verde. "Chiedetelo a chi mi conosce, alle donne nei Verdi, alla Zanella…", ha detto all'Adnkronos. "Le opinioni diverse sono quelle sulla lista unitaria con Sinistra Italiana alle europee. Lei non è stata d'accordo con la decisione che abbiamo preso. E ci siamo confrontati su questo. Sono uno che ascolta e si confronta. Storicamente".

E ancora: "Sono molto dispiaciuto, è un'accusa falsa, il nostro è l'unico partito in Italia che ha nello Stato la parità di genere uomo donna". Per Bonelli si tratta di "una considerazione assolutamente priva di fondamento. Ci sono state delle divergenza di politica con Evi sul prosieguo dell'alleanza Verdi-Sinistra. Abbiamo votato, la direzione ha votato, e ha deciso di proseguire. Evi è andata in minoranza, ma il voto democratico va accettato".

Poco dopo è arrivata la risposta di Evi, che ha sollevato due questioni, una di metodo, politico, e poi la questione di genere. Per quanto riguarda la prima, cioè la diversità di vedute sulla lista unitaria alle europee con Sinistra Italiana, la parlamentare ha spiegato: "Io ho contestato principalmente il metodo, visto che la decisione dell'alleanza per le europee è stata comunicata sui giornali prima ancora di passare dal nostro consiglio federale". Mentre sulla seconda questione, e sull'invito di Bonelli a chiedere alle altre parlamentari di Europa Verde conferme sulla correttezza del suo comportamento, ha detto: "Chiedere alle altre? Beh, si potrebbe chiedere anche a Simona Saraceno, che si è dimessa anche lei oggi da co-portavoce del Lazio", ha detto Evi.

"Rammarico per la scelta di Eleonora, spero che tutto si ricomponga sul piano politico e attraverso un dialogo trasparente. Grande dispiacere per l'utilizzo strumentale della parola ‘patriarcato', termine che non va banalizzato, soprattutto in questo periodo, né scagliato contro tutta una comunità la cui storia è segnata dal protagonismo femminile e le cui radici si fondano nei movimenti ecofemministi in Italia e nel mondo", ha commentato la capogruppo di Alleanza verdi e sinistra alla Camera, Luana Zanella. "Inoltre – ha aggiunto Zanella -, la figura del e della co-portavoce richiede la capacità di gestire in modo non distruttivo il conflitto e di cercare la mediazione nel confronto. Difficile ma possibile, soprattutto necessario quando si assume una responsabilità apicale".

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