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Elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia
11 Agosto 2022
18:56

Evi a Fanpage: “Da donna sfido Meloni, non basta condannare il fascismo, suo simbolo ha la fiamma tricolore”

Eleonora Evi, co-portavoce di Europa Verde, l’unica leader donna candidata nel Centrosinistra, ha sfidato apertamente Meloni a un confronto tv, e attende una risposta dalla presidente di Fdi. Per Evi la condanna del fascismo da parte di Meloni non basta, perché è “un’operazione di facciata, un tentativo di camuffare quello che in realtà il suo partito rappresenta da sempre”, ha detto a Fanpage.it.
A cura di Annalisa Cangemi
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Elezioni politiche del 25 settembre 2022 in Italia

L'europarlamentare e co-portavoce nazionale di Europa Verde, Eleonora Evi, in quanto unica leader donna in questo momento candidata per le elezioni politiche del 25 settembre, ha sfidato a un confronto pubblico sui temi Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d'Italia, che al momento, in base ai sondaggi, sembra sarà la prossima presidente del Consiglio. "Stamattina in tv ho sfidato Giorgia Meloni ad un confronto elettorale faccia a faccia. Lei è l'unica leader donna della coalizione di estrema destra, io l'unica della coalizione di centro-sinistra. Scelga lei dove, come e quando!", ha scritto Evi su Twitter. In attesa di una risposta dalla leader di Fdi, Evi spiega in un'intervista a Fanpage.it quali sono i punti più problematici del programma di Meloni e della Destra – al momento al vaglio dei leader – e qual è invece l'offerta contenuta nel programma elettorale dei rossoverdi.

Giorgia Meloni ha risposto al suo invito? Qualcuno di Fratelli d'Italia si è fatto vivo?

No fino ad ora nessuna risposta, spero di riceverla. Abbiamo ancora più di un mese di tempo.

Ieri Meloni ha preso le distanze dal fascismo e ha fatto apertamente una condanna di quel periodo storico. Può bastare?

No, ovviamente non basta. Credo sia un'operazione di facciata, un tentativo di camuffare quello che in realtà il partito di Giorgia Meloni rappresenta da sempre. Se fosse stata davvero convintamente antifascista, ad esempio quando avete pubblicato l'inchiesta Lobby Nera, che raccontava in maniera molto chiara come pezzi del partito avessero commistioni con gruppi locali dichiaratamente fascisti, avrebbe chiesto le dimissioni dei suoi. Ci sono foto che ritraggono l'europarlamentare Carlo Fidanza con il braccio alzato. Non è sufficiente insomma un video in tre lingue per dimostrare di essere antifascisti. Tra l'altro la presenza stessa all'interno del loro simbolo della fiamma tricolore, che evidentemente è un richiamo al Movimento Sociale Italiano, partito che dichiaratamente era collegato all'ideologia fascista, la dice lunga. Può mascherarsi quanto vuole, per rendersi presentabile a livello internazionale, ma la realtà è diversa.

Nel famoso discorso al comizio di Vox in Spagna a Marbella Meloni dice "Sì alla famiglia naturale, no alla lobby Lgbt". A proposito di questo tema riproporrete il Ddl Zan?

Assolutamente bisogna riproporre un testo contro l'omolesbotransfobia. Ma serve molto di più: il matrimonio egualitario e una legge sulle adozioni, per renderle attuabili anche da coppie dello stesso sesso e da single. È incomprensibile che nel 2022 ci siano tanti bambini sono senza genitori. Una famiglia non per forza deve essere costituita da un uomo e da una donna. Ma noi abbiamo già un assaggio di quello che potrebbero essere le politiche di Giorgia Meloni in Italia sulla famiglia, basta guardare i suoi riferimenti politici in Europa. Quello che sta accadendo in Polonia e in Ungheria ci offre uno spaccato di quello che potrebbe essere il futuro del nostro Paese. In Polonia hanno istituito delle ‘Lgbt free zones', creando un clima di odio, di discriminazione e violenza inaudito. Fortunatamente su questo il Parlamento Ue ha reagito con una risoluzione, che dichiara l'Europa ‘Lgbtiq freedom zone', per bloccare questa deriva vergognosa.

Sempre nel suo intervento di giugno in Spagna Meloni dice di essere "a favore della vita", quindi sottintendendo contro l'aborto. Pensando a quello che è accaduto negli Stati Uniti con la sentenza della Corte Suprema, pensa possa esserci un rischio di ritorno al passato anche per noi?

Sì, purtroppo il rischio c'è. Leggevo stamattina le prime storie agghiaccianti di ragazze a cui viene proibito di interrompere una gravidanza negli Stati Uniti, storie che ci fanno tornare indietro di decenni, che mettono a repentaglio un diritto che si pensava acquisito e cristallizzato. Questi passi indietro che stiamo vedendo nel mondo è possibile con Meloni a Palazzo Chigi che li avremo anche in Italia. Questi sono partiti di destra estrema, di centro in quell'area lì non c'è più niente.

Questione clima. In Fratelli d'Italia c'è ancora qualcuno, come il senatore Malan, che fa ironia su Greta Thunberg. In un tweet ha scritto: "I negazionisti del cambiamento climatico siete voi gretini", perché "chi ha studiato sa che i cambiamenti ci sono da sempre". 

Credo sia scandaloso, dal momento che la comunità scientifica su questo è chiarissima. L'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), gli scienziati dell'Onu, sono tutti d'accordo a riguardo, e non da ieri, da anni. Tutti confermano che è stato il contributo dell'uomo a velocizzare e sconvolgere i cicli dell'acqua, con le emissioni di CO2 e di gas serra, con i trasporti, l'allevamento intensivo, la produzione energetica. Continuare a negarlo equivale a brandire la bandiera dell'anti scienza. È vero che gli eventi estremi ci sono sempre stati, alluvioni e ondate di caldo torrido, ma mai con la frequenza e nel numero che stiamo vivendo oggi. Stiamo facendo la fine della rana bollita, che non si rende conto che la temperatura dell'acqua aumenta fino a quando non rimane stecchita.

Meloni per esempio propone da anni di scommettere sull'energia nucleare come strategia per raggiungere zero emissioni di CO2 nel 2050. Perché è sbagliato?

Trovo che sia una scelta totalmente sbagliata, per costi e tempi. Quello di cui parlano, il nucleare pulito e sicuro, di fatto non esiste. Se si parla di fusione nucleare, non esiste a oggi, forse se ne riparla fra qualche decina d'anni, perché la ricerca è ancora in alto mare. Le tecnologie che abbiamo in questo momento sono di terza generazione, e quelle migliori di quarta generazione sono solo dei prototipi, tra l'altro costosissimi. Quindi ci dovrebbero spiegare con quali risorse andrebbero a costruire reattori nucleari nel nostro Paese. Abbiamo l'esempio in Francia di Flamanville, con il reattore nucleare in costruzione dal 2004, i cui lavori non sono ancora terminati. In questo momento poi la Francia ha la gran parte delle sue centrali spente per due motivi: perché sono troppo vecchie e sono in condizioni di rischio a causa della corrosione di alcuni componenti, e poi perché per via del caldo non c'è acqua, e l'acqua è essenziale per i sistemi di raffreddamento nella produzione di energia nucleare. Questo dimostra che la strada del nucleare non è una strada a prova di crisi climatica, soprattutto in un Paese come il nostro, hotspot climatico nel Mediterraneo, piegato da una grave siccità.

Cosa bisogna fare invece?

I decisori politici dovrebbero anche affidarsi agli organismi internazionali, penso all'Aiea, che nei suoi scenari per arrivare a zero emissioni nel 2050 riconosce un ruolo all'energia nucleare, anche se piccolo. Ma lo prevede in altre aree del mondo, non a livello europeo. In Europa, ci dice l'Aiea, bisogna puntare sulla riduzione dei consumi energetici, efficientando tutto, cambiando mentalità e spingendo sulle rinnovabili. Le ricette di Meloni guardano al passato, e dimostrano che vengono proposte da qualcuno che non ha idea di quello che avviene negli altri Stati.

Per altro Meloni non ha mai nascosto le sue simpatie per Trump, per cui ha esplicitamente fatto il tifo. E Trump ha sempre negato le evidenze scientifiche sul cambiamento climatico, basti pensare alla frase sulla possibilità di avere più case al mare se aumenta il livello degli Oceani…

La questione della crisi climatica dovrebbe avere risposte urgenti, ma viene trattata come se fosse una barzelletta. Dire che avremo più ville vista mare significa anche prendersi gioco delle persone che stanno soffrendo già oggi, perché questa crisi impatta soprattutto sui Paesi più poveri, che sono anche i meno responsabili. E anche da noi, nelle nostre città, i più fragili, i più poveri sono quelli più colpiti. E sono quelli che muoiono di più per le alte temperature. I dati che arrivano dall'Oms dovrebbero far riflettere: parlano di migliaia di vittime per il caldo, moltissime provengono dalla fascia più bassa della popolazione, perché non hanno il condizionatore, non si possono permetter il weekend al fresco a mare o in montagna e magari vivono in aeree periferiche senza verde. Scherzare sulla situazione sociale legata alla crisi climatica è inaccettabile. E Meloni ha lo stesso approccio.

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