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Elezioni europee 2024

Europee, protesta dei piccoli partiti: “Destra cambia regole, di colpo obbligati a raccogliere firme”

Un emendamento di FdI al decreto Elezioni obbligherebbe alcuni partiti – che con le regole attuali non sono tenuti a farlo – a raccogliere 150mila firme per candidarsi alle prossime elezioni europee. Sud chiama Nord, partito di Cateno De Luca, ha lanciato la polemica. Si sono uniti anche +Europa e Alternativa popolare di Bandecchi.
A cura di Luca Pons
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Sud chiama Nord, un partito che alle ultime elezioni politiche ha fatto eleggere due parlamentari, potrebbe non riuscire a candidarsi alle europee. Questo è il rischio denunciato dai leader del partito di Cateno De Luca, e in particolare dalla presidente Laura Castelli: "Siamo davanti a un colpo di Stato, la maggioranza di governo ha presentato un emendamento che di fatto mette a rischio la democrazia del nostro Paese". E lo stesso vale per +Europa, con segretario Riccardo Magi che ha dichiarato: "Credo che mai sia avvenuto in precedenza che a poche settimane da una competizione elettorale si tenti di modificare l'accesso alla competizione in modo restrittivo. È una cosa di una gravità inaudita, rispetto alla quale chiediamo al governo di esprimere un parere contrario".

Il problema sarebbe con un emendamento al decreto Elezioni, che la prossima settimana arriverà al momento delle votazioni in commissione in Senato. Una proposta di modifica presentata da Fratelli d'Italia, infatti, cambierebbe leggermente le regole sulle candidature alle europee, e in particolare quelle norme che stabiliscono chi è obbligato a raccogliere le firme per presentarsi e chi no.

Normalmente, chi vuole candidarsi deve raccogliere almeno 30mila firme in ogni circoscrizione in cui desidera presentarsi (ce ne sono cinque in tutto: Nord-Est, Nord-Ovest, Centro, Sud, Isole), e almeno 3mila firme in ogni Regione di quella circoscrizione. In tutto, per candidarsi in tutto il Paese, si parla di 150mila firme. Ci sono però delle eccezioni, che riguardano ad esempio tutti i partiti che alle ultime elezioni hanno fatto eleggere dei parlamentari.

Tutto a posto, quindi, per Sud chiama Nord: a settembre 2022 due esponenti del partito erano arrivati in Parlamento (anche se poi la senatrice Dafne Musolino è passata a Italia viva). Proprio qui, però, interviene l'emendamento di Fratelli d'Italia con una modifica piccola, ma determinante: invece di valere per tutti i partiti che "abbiano ottenuto almeno un seggio in una delle due Camere", l'esenzione sarebbe limitata a quelli che "abbiano ottenuto almeno un seggio in ragione proporzionale in una delle Camere".

L'attuale legge elettorale prevede che una parte dei parlamentari sia eletta con il metodo proporzionale e un'altra con il metodo maggioritario. Gli esponenti di Sud chiama Nord sono stati eletti con il maggioritario, mentre Fratelli d'Italia vorrebbe restringere l'esenzione delle firme ai partiti che hanno degli eletti con il proporzionale. "È un emendamento anti-Sud chiama Nord. Colpisce solamente la nostra forza politica e mette a rischio la nostra presenza alle prossime elezioni europee", ha commentato Castelli. "Abbiamo già chiesto urgentemente un incontro al presidente del Senato Ignazio La Russa, e lo chiederemo anche al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, perché qui si sta togliendo un diritto a una forza politica con un colpo di spugna fatto in silenzio".

Alla protesta, anche se per motivi diversi, si è associato anche l'ex sindaco di Terni e segretario di Alternativa popolare Stefano Bandecchi: "Una norma contra personam. Fino a oggi come forza appartenente al Partito popolare europeo, eravamo esentati dalla raccolta firme. Da domani, se approveranno questo emendamento porcata, non avremo più questo diritto. È una norma antidemocratica. Chi ha presentato questo emendamento è forse ancora nostalgico di quei venti anni in cui una sola persona decideva se e chi avesse diritto di manifestare la propria idea politica e potere partecipare alle elezioni".

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