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Equitalia fra pacchi bomba e cartelle pazze: se “le tasse diventano usura” (REPORTAGE)

Intervista ad Elio Lannutti, senatore IdV e presidente Adusbef: “Denunciare i metodi estortivi di Equitalia non significa mettere le bombe. Ma lo Stato la smetta di far pagare l’evasione ai cittadini onesti”. Opinione condivisa anche da Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori, che rilancia: “Bisogna liberalizzare anche sulle tasse” .
A cura di Enrico Nocera
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Intervista ad Elio Lannutti, senatore IdV e presidente Adusbef: "Denunciare i metodi estortivi di Equitalia non significa mettere le bombe. Ma lo Stato la smetta di far pagare l'evasione ai cittadini onesti". Opinione condivisa anche da Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori: "Bisogna liberalizzare anche sulle tasse"

Pagare le tasse è un dovere. Così come le multe e i tributi locali. Riscossioni affidate ad un solo ente pubblico: Equitalia, che il senatore Idv e presidente Adusbef, Elio Lannutti, definisce ai nostri microfoni “braccio armato dell’Agenzia delle Entrate”. Non è un mistero: l’ente diretto da Attilio Befera gode di poteri enormi. Un monopolio stabilito per legge e rafforzato dall’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che creò l’agenzia pubblica di riscossione (anche se le alternative a tale sistema non mancherebbero). Da allora i numeri parlano chiaro: secondo i dati diffusi dall’Espresso, nel solo anno 2011 Equitalia ha incassato 7,7 miliardi di euro, a fronte di un costo di gestione che si mantiene sugli 1,3 miliardi. Non solo: due milioni è l’ammontare delle cartelle inviate, durante i 12 mesi appena trascorsi, ai contribuenti italiani, molte delle quali difficili, se non impossibili, da corrispondere al fisco.

Tutto a causa di un “aggio” che corrisponde al 9 percento per ogni singola cartella, vale a dire una sorta di tassa sulle tasse con cui Equitalia fa moltiplicare gli utili, e che ricade in toto sulle tasche dei cittadini. Nel tempo l’agenzia ha perciò assunto un’immagine che definire ambigua sarebbe eufemistico: leone con i deboli, agnello con i forti. E in tempi di crisi c’è chi ha pensato di rispondere in modo altrettanto ottuso, con pacchi bomba, proiettili imbustati, molotov e polvere da sparo. Atteggiamenti che il senatore Lannutti e il presidente di Federconsumatori, Rosario Trefiletti, raggiunti dai nostri microfoni, condannano senza appello. Fermo restando l’assoluta insostenibilità di questo sistema di riscossione “che si avvale di metodi estortivi – sottolinea il senatore IdV – per uno Stato che non deve più permettersi di emanare ganasce fiscali ai danni dei più deboli”. Ma passiamo la parola allo stesso Lannutti, che ci fornisce i dati sull’evasione e sui modi “sostenibili” per combatterla.

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Dipendenti pubblici, pensionati, piccoli imprenditori. La morsa di Equitalia si stringe sulle categorie “non protette”, su chi magari dimentica di pagare una bolletta, una rata del mutuo o un versamento all’Inps. Italiani che si sono poi  ritrovati con la casa ipotecata o i beni sequestrati per debiti irrisori se rapportati all'entità del pignoramento. I “grandi debitori”, secondo le stime della stessa Equitalia, sono stati, nel 2011, 1.055, con relativi introiti per 1,8 miliardi, molti dei quali provenienti dalle multe. Settore che contribuisce, forse più degli altri, all’immagine negativa che Equitalia si è guadagnata nel tempo. Lo stesso direttore Befera ha infatti dichiarato più volte di volersi disfare degli atti amministrativi, ma secondo le associazioni dei consumatori questa previsione altro non è che una goccia nell’oceano. Gli interventi radicali passano per un'altra parola che, in questi giorni, sta diventando parte del lessico politico e sociale italiano: liberalizzazioni. Questo il provvedimento principale, secondo Rosario Trefiletti, per cui passa il definitivo smarcamento del contribuente dalle ganasce tributarie.

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Sia Lannutti che Trefiletti sottolineano, quindi, la fondamentale distinzione fra grandi evasori e “piccoli” cittadini, costretti a tirare sul mutuo o sugli stipendi. Una scarsa capacità di distinguere e valutare da parte dell’agenzia di riscossione, che alimenta costantemente l’immagine di un fisco nemico. Il problema posto dai presidenti di entrambe le società per la difesa dei consumatori è quindi politico, più che economico. Le “pacche sulle spalle date ai grandi evasori”, evidenziate dal senatore IdV, sono quelle di chi non vuole perdere consensi all’interno di determinate categorie. Basterà un governo di tecnici non eletti, quindi (almeno all’apparenza) liberi dalle tenaglie del consenso, perché non si parli più delle tasse come di una sadica persecuzione?

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