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Emergenza casa, Mirabelli a Fanpage: “Governo Meloni toglie aiuti a chi non riesce più a pagare l’affitto”

“Ci sono 600mila famiglie in lista d’attesa per le case popolari e i costi delle abitazioni nelle grandi città sono insostenibili: il governo non solo non fa nulla, ma toglie gli unici aiuti a chi ha perso reddito e non riesce più a pagare l’affitto”: lo dice Franco Mirabelli in un’intervista con Fanpage.it sull’emergenza abitativa.
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A cura di Annalisa Girardi
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L'emergenza abitativa è un fenomeno che riguarda centinaia di migliaia di famiglie. E non solo quelle economicamente più vulnerabili: i prezzi alle stelle degli affitti e i mutui insostenibili mettono in difficoltà una platea di cittadinanza sempre più ampia. Ne abbiamo parlato con Franco Mirabelli, senatore del Partito democratico che da anni si occupa di politiche abitative.

Lei ha accusato il governo Meloni di aver fatto sparire il tema della casa dalla propria agenda, stanziando risorse insufficienti in Manovra per le politiche abitative. Nel concreto, quali conseguenze comporta tutto ciò?

Di fronte a quella che è una vera e propria emergenza come dimostrano le 600mila famiglie in lista d’attesa per le case popolari, i costi insostenibili delle abitazioni nelle grandi città e la mancanza di case a canoni sostenibili, il governo non solo non fa nulla, ma con l’azzeramento dei fondi per il sostegno affitti e per la morosità incolpevole toglie l’unico aiuto a chi ha perso reddito e non riesce più a pagare l’affitto. È l’ennesima scelta contro i più deboli. Insomma di fronte a un problema concreto per la vita di milioni di persone, il governo non fa nulla.

Lei ha affermato che ci sono almeno tre cose che si possono fare nell’immediato per il diritto alla casa: ce le può illustrare?

Credo che si possa e si debba intervenire subito per rifinanziare il fondo sostegno affitti e quello per la morosità incolpevole, per evitare anche con l’ausilio delle agenzie comunali che chi ha problemi a pagare l’affitto veda la sua situazione precipitare. C’è poi un patrimonio pubblico inutilizzato che a seconda delle stime oscilla tra i 70mila e i 150mila alloggi. È evidente che mettere quelle abitazioni a disposizione di chi ha bisogno deve essere una priorità da affrontare con fondi per le manutenzioni ordinarie e norme che semplifichino le procedure. Infine è utile recuperare ciò che ha funzionato, i Pinqua, i piani per la qualità dell’abitare, hanno prodotto 271 progetti approvati che possono aumentare le opportunità abitative e la qualità degli alloggi sempre che il governo non tolga i finanziamenti del Pnnr. Intervenire nelle zone degradate per rigenerarle deve essere un’altra priorità che può essere finanziata dai fondi europei.

Per molti studenti la mancanza di aiuti per la casa può compromettere il diritto allo studio. Il governo ha annunciato fondi e interventi, ma la situazione non sembra cambiata. È così?

Su questo fronte servono iniziative pubbliche che gli enti locali possono realizzare solo se aiutati economicamente dal governo e se si creano opportunità abitative col concorso di fondi pubblici e privati. Non mi pare ci siano iniziative significative del governo se non la polemica coi giovani che hanno manifestato in questi mesi. Anche qui c’è un tema che riguarda le diseguaglianze, perché la possibilità di studiare fuori sede rischia di essere consentita solo a chi ha famiglie facoltose alle spalle.

Quando si parla di politiche abitative c’è un altro tema da prendere in considerazione, che è quello dell’impatto ambientale. Ritiene che la maggioranza abbia mostrato la giusta attenzione al tema?

Ha ragione! La sfida è proprio quella di realizzare opportunità abitative a costi accessibili senza consumare altro suolo e migliorando la qualità ambientale del territorio. La scommessa è quella della rigenerazione urbana, incentivare interventi che trasformino zone degradate o abbandonate delle città avendo come priorità la realizzazione di edilizia sociale coinvolgendo anche la cooperazione e il privato sociale. La scorsa legislatura siamo stati ad un passo dall’approvazione di una legge su questo. L’abbiamo riproposta ma procede lentamente. L’impressione è che proprio sul tema del consumo di suolo 0 la destra sia indisponibile a ragionare.

Lei si occupa di politiche abitative da ormai diversi anni: cosa è cambiato in questo periodo? Quali misure avrebbero dovuto essere messe in campo per evitare di arrivare in questa situazione?

Credo che il tema della casa sia scomparso dall’agenda politica per troppo tempo e fa bene Elly Shlein a considerarlo un tema prioritario per chi vuole aiutare le persone in difficoltà. Di fronte ai bisogni descritti serve un vero piano casa che investa qualche miliardo per realizzare alloggi sociali e sostenere progetti di housing sociale. Non c’è alternativa: serve aumentare le opportunità di abitazioni in affitto a canoni accessibili, la casa di proprietà è, per molte ragioni, un obbiettivo per sempre meno persone. Il tema della rigenerazione urbana deve essere parte di questo progetto nazionale. Aggiungo che soprattutto nelle grandi aree urbane la disponibilità di alloggi è molto ridotta dal fenomeno degli affitti brevi. Il governo ha affrontato il tema dal punto di vista fiscale, ma serve ben altro: serve consentire ai comuni di limitare il numero di alloggi destinasti agli affitti brevi. Anche su questo abbiamo presentato un disegno di legge.

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