"La lezione che viene dall'Emilia-Romagna è una sola: nei momenti di crisi i partiti si devono aprire. Perciò ora Nicola Zingaretti vada avanti con vigore con la riforma e spalanchi le porte del Partito democratico. Convochi una grande assise aperta a tutti, dove discutere in modo libero, su come la politica deve interpretare i grandi cambiamenti della società". È l'analisi l'ex premier e fondatore dell'Ulivo, Romano Prodi, in un'intervista a ‘la Repubblica', commentando la vittoria del dem Stefano Bonaccini alle regionali in Emilia Romagna. Il Pd anche in Calabria ha fatto una buona performance: nella regione del Sud, in cui ha vinto la forzista Jole Santelli, è stato il partito più votato.

Secondo Prodi la vittoria è stato un riflesso del "gioco di squadra. Bonaccini ha goduto del risultato del suo lavoro, dell'appoggio incondizionato del partito e del cambiamento di clima che hanno portato le Sardine".

Dopo il successo di domenica 26, Prodi ha invitato i dem a "non dare per scontato che a un successo ne seguiranno altri". Riguardo all'esito delle elezioni l'ex premier ha precisato: "Ero fiducioso della vittoria e l'ho detto più volte, ma questa ha dimensioni enormi: non mi aspettavo una differenza così netta, nell'ordine di tante decine di migliaia di voti". Alla fine, secondo Prodi, "è prevalsa una caratteristica tutta emiliana, quella di non farsi affascinare dall'apparenza e di guardare alla concretezza delle cose. In un paese di scandali, la giunta emiliana non ne è mai stata neppure sfiorata, emergono i buoni dati sulle imprese, cala la disoccupazione… tutto mi faceva pensare che sarebbe andata bene. E poi qui la gente non ama le esagerazioni".

Prodi si è espresso anche sulla citofonata di Salvini al quartiere Pilastro nella periferia di Bologna: "Un amico mi ha detto, ‘la prossima volta non vorrei trovarlo direttamente in camera da letto'. Nei due luoghi dove ha portato al massimo l'esasperazione, il Pilastro e Bibbiano, Salvini è stato duramente sconfitto. Non si può, anche di fronte a fatti gravi, criminalizzare una comunità". Per Prodi insomma si è trattato di un autogol: "Io spesso lo ascolto, quasi affascinato, perché Salvini è davvero un grande prestigiatore e quindi colpisce. Ma quando provo a riassumere restano sostanzialmente gli insulti".