E' bufera al Ministero della Giustizia: nel pomeriggio di ieri, infatti, si è tenuto un incontro tra il guardasigilli Andrea Orlando e il sottosegretario Cosimo Ferri, finito al centro di una polemica per degli sms inviati per "sponsorizzare" candidati – vicini all'area "Magistratura Indipendente" –  in vista del voto per il Csm. Orlando ha fatto sapere di aver raccolto elementi che "saranno messi a disposizione di Renzi". Sarà quindi il capo del governo a sciogliere il nodo e decidere se mantenere Ferri nel suo incarico: il suo atteggiamento era stato giudicato "indefinibili" ieri da Renzi.

Sulla vicenda è intervenuta anche l'Anm, associazione nazionale dei magistrati, che nella giornata di ieri ha diramato una nota molto dura: "Il sostegno esplicito di un membro del Governo volto a favorire l'elezione di alcuni dei componenti dell'organo di governo autonomo della magistratura", si legge nel comunicato con riferimento a Ferri, "non solo costituisce una evidente e grave interferenza nel delicato equilibrio tra i poteri, ma fa emergere ancora una volta la problematicità dei rapporti tra politica e magistratura e la necessità di porre dei limiti per assicurare una netta distinzione di ruoli e funzioni". "Appare evidente che, nel caso di specie, il fatto che il sottosegretario alla Giustizia sia un magistrato che al momento della nomina ricopriva la carica di membro del comitato direttivo centrale dell'Anm, nonché di segretario nazionale di una delle componenti della magistratura associata, sia circostanza non trascurabile", prosegue l'Anm, "che ripropone il dibattito, sempre aperto, relativo alla partecipazione dei magistrati alla vita politica, dovendosi evitare ogni possibile confusione di ruoli e valutare i casi in cui la stessa sia compatibile, anche solo sul piano dell'opportunità, con la necessaria tutela dell'immagine di autonomia e indipendenza del magistrato, correlata all'esercizio della sua funzione, pur nel rispetto delle prerogative costituzionali garantite a tutti i cittadini".

Dal canto suo Ferri ha cercato di difendersi: "Non so se hanno spiegato bene a Renzi cos'è successo. Spero di farlo al più presto anche io perchè questa vicenda è stata ingigantita oltre misura", ha affermato il sottosegretario. "Ho chiamato Orlando – ha detto Ferri – e mi ha detto che ci vedremo nelle prossime ore. Gli ho spiegato che l'sms era solo un messaggio privato indirizzato a colleghi che conoscevo personalmente e con cui in questi anni ho avuto scambi di vedute". "Se mi hanno chiesto di dimettermi? No, nessuno lo ha fatto perché mi auguro che abbiano capito che si tratta di una polemica tutta interna a Magistratura indipendente". Di fatto però per il sottosegretario la strada appare in salita. Se da una parte Renzi ha giudicato "indefinibile" il suo comportamento, dall'altra l'alleato di Governo Alfano ha dichiarato: "Io credo che il sottosegretario Ferri abbia il diritto e il dovere di fare una riflessione e di comunicarla pubblicamente. E' una vicenda che va affrontata pubblicamente e senza ipocrisie". Anche i Cinque Stelle sono duri e chiedono le dimissioni del sottosegretario.