2 Ottobre 2021
07:30

Elezioni comunali a Bologna, il centrodestra punta sul civismo di Battistini per raggiungere Lepore

Matteo Lepore è il favorito della prima ora per le elezioni comunali di Bologna, ma il centrodestra non rinuncia alla partita con il suo candidato civico Fabio Battistini che dice di essere “ad un passo dal ballottaggio”. Nel capoluogo emiliano però i dissapori tra gli alleati della coalizione rischiano di incidere sull’esito del voto.
A cura di Giuseppe Pastore

Roccaforte rossa d'Italia, Bologna non conosce alternative alla sinistra dal lontano 1999, quando diventò sindaco l'indipendente Giorgio Guazzaloca. Il centrodestra ne è consapevole, ma per le elezioni comunali del capoluogo emiliano "non ci sono battaglie che non si possono vincere", ha detto nei giorni scorsi la leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni intervenendo in piazza Galvani per convincere i bolognesi a votare Fabio Battistini. Il ballottaggio con il centrosinistra guidato dal candidato sindaco Matteo Lepore sarebbe "ad un passo" secondo Battistini, anche se gli ultimi sondaggi andavano in tutt'altra direzione, premiando Lepore già al primo turno. Dalla parte di Lepore non c'è solo la storia politica di Bologna e dell'Emilia (come le regionali del 2020 hanno ricordato con la vittoria di Bonaccini), ma anche una coalizione ampia che, per quanto si disperda nell'area di sinistra, ha incassato il sostegno del Movimento 5 Stelle. Solo Napoli, oltre a Bologna, è tra le grandi città in cui l'intesa di governo tra PD e M5S è stata replicata anche per le amministrative.

Il candidato del centrodestra a Bologna divide la coalizione

Il centrodestra sapeva dall'inizio che quella di Bologna sarebbe stata una partita complessa, ma qui più che altrove i dissidi interni alla coalizione si stanno facendo notare e potrebbero pesare in termini di voti. A differenza di quanto avviene a sinistra, sistematicamente frammentata tra varie candidature della stessa area, la destra ha il vantaggio di correre unita in tutte le città. Questo però a Bologna non basta per nascondere i malumori dei partiti che si riflettono anche nelle parole di Fabio Battistini quando rimarca la sua collocazione civica oppure quando, in un dibattito organizzato dal quotidiano La Repubblica,  ha detto che "la base a cui mi rivolgo è ben più ampia di quella di Meloni e Salvini". Sono parole frutto di una candidatura nata nel solco del civismo, poi sostenuta dalla Lega e dopo condivisa da Fratelli d'Italia, ma partorita con difficoltà tanto che, dopo l'accordo sul nome di Battistini, Forza Italia non ha esitato a ricordare che avrebbe preferito candidare il senatore azzurro Andrea Cangini. Così, quei dissapori estivi si sono trascinati sino alla vigilia del voto con un candidato assente all'arrivo di Matteo Salvini, ma presente sul palco di Giorgia Meloni. E poi, si registra la condotta di Forza Italia che sembra disertare completamente la sfida bolognese, quasi a confermare la distanza dagli alleati sul nome del candidato.

Cosa cerca il centrodestra dalle elezioni di Bologna

L'esito del voto sembra scritto, eppure il centrodestra – perlomeno Giorgia Meloni – non molla perché Bologna "merita di più", ha detto la leader definendola una città in cui la sinistra "è troppo abituata a vincere" e si mostrerebbe "arroccata nella sua posizione di potere". Una linea con cui si vorrebbe interrompere con il passato e rendere meno netto il distacco con Matteo Lepore, l'avversario e assessore uscente che, se da un lato simboleggia continuità con l'amministrazione del dem Virginio Merola, dall'altro propone di "dare una scossa" alla sinistra bolognese e di occuparsi in prima persona del tema sicurezza, tanto caro agli sfidanti. Fabio Battistini, dal canto suo, scommette sulla sua natura civica per reggere il confronto con chi è dato per favorito sin dalla prima ora. Lo hanno dimostrato le sue parole e anche quelle di Giorgia Meloni quando nel suo discorso in piazza lo ha definito un candidato capace di "allargare il perimetro del centrodestra verso i civici". Il punto è che il centrodestra potrebbe avere reali possibilità di vittoria a Trieste e sa di potersela giocare sia a Roma che a Torino, mentre dal voto di altre città come Bologna cercherà di arrotondare i numeri necessari a riposizionare gli equilibri interni in vista di appuntamenti, come quello del Quirinale e delle prossime elezioni politiche, in cui chi avrà la leadership della coalizione potrà dettare la linea.

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