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Dove pesa di più l’aumento dei prezzi dell’energia: la classifica delle città con le bollette più alte

Il caro energia sta colpendo le tasche degli italiani, ma in alcune città l’impatto potrebbe essere più alto. È l’analisi fatta dall’Ufficio studi della Cgia, secondo cui la guerra che Stati Uniti e Israele hanno iniziato in Iran potrebbe portare a un rincaro complessivo di 9,3 miliardi per le famiglie italiane. Con picchi in alcune città, come Roma, Milano e Napoli.
A cura di Annalisa Cangemi
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Sono passati più di quindici giorni dall'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran, e sui rincari dei costi dell'energia, che pesano su famiglie e imprese, il governo non è ancora intervenuto. Mentre si attendono provvedimenti, come un possibile bonus carburanti allo studio per i ceti meno abbienti, l'Ufficio studi della Cgia ha calcolato l'impatto che i rincari delle bollette potrebbero avere sui bilanci delle famiglie italiane: si stima un rincaro complessivo di 9,3 miliardi, con aumenti particolarmente significativi a Roma, Milano e Napoli.

Le conseguenze della guerra: aumentano petrolio e gas (ma non le altre materie prime)

Mentre insomma i mercati delle principali materie prime "mostrano una tenuta complessivamente solida, senza quelle impennate generalizzate dei prezzi che spesso accompagnano fasi di forte tensione geopolitica", il caro bollette si fa già sentire.

L'analisi delle quotazioni dei mercati delle materie prime "evidenzia infatti un quadro sorprendentemente stabile. Molte delle principali commodities hanno addirittura registrato lievi riduzioni di prezzo: il nickel è sceso dell'1,9 per cento, il rame del 2,6, il piombo del 2,7, lo zinco del 3 e lo stagno del 7,9. Si tratta – viene sottolineato – di segnali che indicano come le catene di approvvigionamento globali e i mercati internazionali stiano reagendo con una certa resilienza all'incertezza del contesto internazionale", sottolinea il centro studi.

Solo i combustibili fossili, per la Cgia, hanno in pratica subito rincari: il petrolio a +45,8%, il gas a +62%, incrementi superiori a quelli che si erano registrati dopo l'invasione russa all'Ucraina. "L'assenza di rialzi diffusi rappresenta un segnale incoraggiante per l'economia internazionale e per il sistema produttivo europeo, che almeno in questa fase non sembra esposto a una nuova ondata generalizzata di rincari delle materie prime".

Dove aumentano di più le bollette: le città più a rischio

Al netto del caro carburante, partendo dalla stima effettuata da Nomisma Energia, secondo cui le famiglie italiane potrebbero subire un aumento medio su base annua di 350 euro, l'Ufficio studi della Cgia ha stimato che, approssimativamente, "il rincaro complessivo delle bollette sui bilanci delle 26,7 milioni di famiglie italiane potrebbe toccare i 9,3 miliardi di euro".

Gli aumenti più consistenti si concentrerebbero nelle principali aree urbane metropolitane. A Roma l'incremento complessivo della spesa energetica potrebbe toccare i 705,8 milioni di euro; a Milano i 554,5 milioni e a Napoli poco più di 406 milioni. Queste tre grandi città sarebbero quindi tra i territori più esposti rispetto ai nuovi aumenti energetici.

Invece le province meno colpite dai rincari sarebbero Vibo Valentia con un aggravio di 23,1 milioni di euro, Aosta con 21,3 e Isernia con 12,7′, secondo l'associazione.

In generale, sebbene l'escalation di tensioni in Medio Oriente abbia riacceso il dibattito sugli effetti economici dei conflitti geopolitici, la Cgia assicura: "Se si osservano i dati e i precedenti più recenti, emerge con chiarezza come l'impatto potenziale di questa crisi appaia, almeno per il momento, sensibilmente diverso rispetto a quanto accaduto nel febbraio del 2022 con l'invasione russa dell'Ucraina. Allora lo shock sui mercati internazionali fu immediato e particolarmente violento. A soli quindici giorni dall'inizio dell'offensiva russa, le principali materie prime registrarono rialzi eccezionali: il prezzo del nickel aumentò del 93,8 per cento, quello del gas del 48 per cento, mentre i cereali subirono forti tensioni con il granoturco in crescita del 30,3 per cento e il frumento del 29,2 per cento. Anche l'energia e i metalli industriali furono coinvolti nella fiammata dei prezzi: il petrolio salì del 16,3 per cento e l'alluminio dell'8,3".

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