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22 Giugno 2022
17:27

Di Stefano a Fanpage.it: “Uscire dal M5s è come lasciare casa mia, ma Conte non ha le doti da leader”

Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano ha deciso di rompere con il M5s per seguire il ministro Luigi Di Maio nel suo nuovo progetto politico, Insieme per il Futuro: “La nostra è stata una scelta per dare stabilità a questo Governo che ha il duro compito di rispondere ai bisogni degli italiani. Vogliamo essere il collettore di tutte quelle forze positive, progressiste e lavoratrici del Paese”, ha detto a Fanpage.it.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano è tra coloro che hanno scelto di rompere con il M5s per iniziare un nuovo percorso con Luigi Di Maio, che ieri ha ufficializzato la rottura definitiva con il leader Giuseppe Conte e il divorzio dal suo ex Movimento. Il nuovo soggetto politico – in questo momento è solo una componente parlamentare – si chiama Insieme per il Futuro, e ne fanno parte già una sessantina di parlamentari, tra Camera e Senato. Il titolare della Farnesina in conferenza stampa ha spiegato in modo approfondito le ragioni di una scelta sofferta ma inevitabile, che segna l'avvio di una nuova esperienza politica, sempre a sostegno del governo Draghi. Il detonatore di questa frattura è stato il voto di ieri in Senato sulla risoluzione di maggioranza, e in particolare è stata determinante la discussione sull'invio di nuove armi a Kiev, in vista del Consiglio europeo del 23 e 24 giugno, a cui il presidente del Consiglio Draghi è chiamato a partecipare.

Manlio di Stefano, deputato e membro del governo, ci ha raccontato i motivi che hanno portato diversi esponenti pentastellati alla scissione, spiegandoci quali saranno le prossime mosse del nuovo movimento, che guarda già alle prossime elezioni politiche.

Perché ha scelto di aderire al nuovo movimento Insieme per il Futuro, e di seguire Luigi Di Maio? Anche per lei è stata una scelta sofferta?

Uscire dal M5S, per me che insieme a pochissimi altri l’ho fatto nascere oltre un decennio fa, è stato come uscire dalla mia stessa casa. Le condizioni però erano diventate insostenibili. Non sono il tipo che lava i panni sporchi in pubblico, nemmeno se sono dell’ex famiglia, ma dico solo che se oltre 60 parlamentari, tra cui 2/3 a prima legislatura, hanno fatto questa scelta, significa che non c’era alternativa e i motivi sono stati spiegati benissimo da Di Maio. Ciò che voglio, adesso, è solo continuare a lavorare a testa bassa per tutelare la nostra economia, famiglie e imprese con un progetto politico serio e capace.

Quando si costituirà il partito? Il nome ci conferma che è Insieme per il futuro?

Questo non è un partito personale, è piuttosto un cantiere politico che sta nascendo e che vuole integrare le parti migliori della società, è un cammino che abbiamo avviato ieri sera e prenderà il giusto passo man mano. Insieme per il Futuro, al momento, è solo il nome della componente parlamentare che abbiamo costituito per iniziare a indirizzare il nostro pensiero politico nell’azione dei due rami del Parlamento.

Si trattava di un progetto in costruzione da tempo, come dicono alcuni?

Il malessere per l’involuzione del M5S era datato, ma l’accelerazione è dovuta unicamente ai fatti recenti che abbiamo ampiamente spiegato. Non si può fare opposizione da dentro il Governo con una pandemia ancora non del tutto alle spalle ed una guerra nel cuore dell’Europa. Non potevamo accettarlo.

Quanti siete al momento? Pensa ci saranno nuovi arrivi?

Solo nei due rami del Parlamento 61, ma il numero è destinato a crescere senza contare che lo stesso sta avvenendo dal Parlamento Europeo fino ai Consigli Comunali. L’ho detto prima, è un cantiere aperto che avrà bisogno di qualche settimana per assestarsi. Già oggi, però, rappresentiamo numericamente una forza parlamentare di tutto rispetto, ben più grande di altre.

Conte ha detto che la risoluzione sulle armi all’Ucraina è stato un pretesto. In base al testo finale della risoluzione il M5s ha perso la battaglia?

Che la risoluzione finisse in un nulla di fatto era evidente perché gli altri partiti non avrebbero mai sostenuto una posizione diversa da quella votata tre mesi prima e in linea con UE e NATO, ma il problema sta proprio lì, che senso ha creare continuamente turbolenze ad un Governo che sta affrontando un momento storico così complesso? Se lo si fa per racimolare consenso è legittimo, ma allora bisogna avere il coraggio di andare fino in fondo e uscire dalla coalizione di maggioranza.

Dove ha sbagliato di più Conte secondo lei in questi mesi?

Ho sempre stimato Conte nel suo ruolo di Presidente del Consiglio e ho sofferto la fine del suo secondo Governo, ma ora ho capito che, semplicemente, non ha le doti da leader di un gruppo politico. È un lavoro ben diverso per il quale serve tanta capacità di inclusione, ascolto e voglia di sporcarsi le mani nelle dinamiche parlamentari. Conte ha scelto invece di tenersi lontano dal Parlamento e lasciare la gestione della macchina ai suoi vice, alzando così un muro tra sé e il gruppo. L’errore più grave, però, è stato voler allontanare dai ruoli chiave del partito chiunque fosse vicino a Di Maio, senza contare che per storia del M5S tra questi c’era tanta gente capace che avrebbe invece dovuto essere valorizzata. Banalmente, nonostante il Patto per l’Export sia considerato vincente da 140 associazioni di categoria, non ho mai avuto il piacere di sentirmi chiedere da Conte come valorizzare questa esperienza dentro il M5S.

Perché il mantra pentastellato dell’’uno vale uno’, non funzionava più?

Personalmente ho sempre sostenuto che “uno vale uno” non significhi che “uno vale l’altro”. Ognuno deve avere il diritto di poter accedere alla macchina pubblica e dare il suo contributo, ma capacità, merito e dedizione allo studio e al lavoro hanno un peso e devono essere premiate. Se le aziende private scelgono i migliori per ricoprire i ruoli chiave, ancora di più questo concetto deve valere nella macchina pubblica che determina la vita di milioni di persone.

Il nodo dei due mandati ha avuto un peso in questa scissione o è stato marginale?

I numeri parlano chiaro, 40 dei 61 membri del nuovo gruppo parlamentare sono a prima legislatura. Inoltre, non mi sembra scontato che con il prossimo parlamento dimezzato e un gruppo neo costituito si possa pensare di essere rieletti. La nostra è stata una scelta per dare stabilità a questo Governo che ha il duro compito di rispondere ai bisogni degli italiani, il resto sono chiacchiere.

Per il momento nascerà il gruppo alla Camera, e per il Senato, dove per regolamento serve un simbolo? Tabacci vi verrà in soccorso?

Non mi risultano interlocuzioni con Tabacci su questo, ma sinceramente non me ne occupo direttamente.

Avete sentito Beppe Grillo dopo questa rottura?

Non io personalmente, immagino Luigi Di Maio.

Il ministro Patuanelli ha detto che il sostegno al governo non sarà in discussione, mentre Buffagni ha detto che bisognerà riflettere sul punto. Qual è la sua valutazione? Si aspetta adesso una fuoriuscita del M5s dalla maggioranza?

Sinceramente non mi riguarda più, spero solo che tengano a mente l’interesse nazionale e non i sondaggi.

Adesso dove guardate per eventuali alleanze? Restate all’interno del campo progressista, ma guardate anche al centro?

Vogliamo essere il collettore di tutte quelle forze positive, progressiste e lavoratrici del Paese. Penso ai sindaci, agli imprenditori, alle associazioni, alle parti sociali che aspettano risposte e persino un’interlocuzione. C’è tanto da fare e dobbiamo farlo Insieme a chi crede che sia tempo di deporre le armi e costruire nell’interesse del Paese.

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