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Delmastro e la società con i Caroccia, il Pd: “Ombre inquietanti, il governo chiarisca prima del voto”

Un’inchiesta de Il Fatto Quotidiano ricostruisce i rapporti societari tra il sottosegretario alla Giustizia Delmastro e una società collegata alla famiglia di Mauro Caroccia, condannato per mafia. Dopo la replica di Delmastro, opposizioni all’attacco e richiesta di audizione in Antimafia.
A cura di Francesca Moriero
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Un sottosegretario alla Giustizia, una società immobiliare legata a un ristorante romano e il nome di una famiglia condannata in via definitiva per reati aggravati dal metodo mafioso. È questo l'intreccio al centro dell'inchiesta pubblicata oggi dal Il Fatto Quotidiano, che chiama in causa Andrea Delmastro Delle Vedove e i suoi rapporti societari, attivi fino a pochi mesi fa, con una realtà collegata alla famiglia Caroccia, ritenuta vicina al clan guidato da Michele Senese.

La ricostruzione: la società e il ristorante a Roma

La storia comincia  alla fine del 2024, lontano da Roma. È il 16 dicembre quando a Biella viene costituita la società Le 5 Forchette Srl. Tra i soci c'è anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, insieme ad altri esponenti di Fratelli d'Italia. La società, però, non è legata al territorio piemontese: il suo punto di riferimento operativo è a Roma, in via Tuscolana, lo stesso indirizzo della "Bisteccheria d'Italia", il ristorante riconducibile a Mauro Caroccia. Ed è qui che emergerebbe il primo elemento centrale: nella società appena costituita, la quota di maggioranza (il 50%) e il ruolo di amministratrice unica sono affidati a Miriam Caroccia, figlia dell'imprenditore. Nel frattempo, sul piano giudiziario, la vicenda della famiglia Caroccia e del clan guidato da Michele Senese non è affatto chiusa. Dopo una fase di assoluzioni in appello, il procedimento viene riaperto su indicazione della Cassazione. Si arriva così a un passaggio decisivo: tra gennaio e febbraio 2025, le sentenze tornano a pronunciarsi e confermano le condanne, fino all'ultimo grado. La Cassazione rende definitive le responsabilità, compresa quella di Mauro Caroccia, per reati aggravati dal metodo mafioso. È a questo punto che, secondo la ricostruzione del Il Fatto Quotidiano, avviene un cambio repentin: prima si registra un passaggio interno: la quota del 25% detenuta da Delmastro viene trasferita a una società a lui interamente riconducibile. Poi, nel giro di pochi giorni, accade qualcosa di più significativo: tutti i soci legati a Fratelli d'Italia escono contemporaneamente dalla società. Le loro quote vengono cedute proprio a Miriam Caroccia, che così diventa di fatto l'unica proprietaria.

Sarebbe proprio la tempistica delle cession, concentrate subito dopo il passaggio definitivo in Cassazione, uno degli elementi che più alimentano le polemiche politiche. È su questo punto, in particolare, che si concentra il confronto: quando fossero noti i legami della famiglia Caroccia e se la fuoriuscita dei soci sia stata una scelta preventiva o una reazione a fatti ormai definitivamente accertati.

La replica di Delmastro: "La mia storia antimafia è chiara ed evidente"

Interpellato a Napoli, Delmastro ha respinto le accuse, rivendicando la propria storia personale: "La mia storia antimafia è chiara ed evidente", ha dichiarato, aggiungendo che la sua esposizione e il livello di protezione di cui dispone derivano proprio dalla sua attività contro la criminalità organizzata. Il sottosegretario ha poi detto di aver lasciato la società non appena venuto a conoscenza del legame familiare:
"Si parla di una società con una ragazza non imputata e non indagata… nel momento in cui ho scoperto chi era, ho lasciato la società per rigore etico e morale".

Le reazioni politiche: "Commissione antimafia indaghi"

Le spiegazioni non hanno però fermato le polemiche. Le opposizioni hanno infatti chiesto chiarimenti formali e l'apertura di un approfondimento istituzionale: il Movimento 5 Stelle ha definito la versione del sottosegretario "non credibile", sostenendo che sia difficile immaginare che una diciottenne potesse operare autonomamente come amministratrice con il 50% delle quote senza il coinvolgimento del contesto familiare. I parlamentari del M5S hanno poi chiesto un'audizione in Commissione Antimafia e l'acquisizione degli atti giudiziari. Dal Partito Democratico sono arrivate critiche altrettanto dure: Debora Serracchiani ha parlato  di una spiegazione "peggiore del problema", mettendo in dubbio che un sottosegretario alla Giustizia possa non conoscere i precedenti giudiziari dei soggetti con cui entra in società. Provenzano ha dichiarato che "se fosse confermata la ricostruzione del Fatto, Delmastro non potrebbe restare un minuto in più al suo posto. Perché chi ricopre incarichi di così grande responsabilità non può avere ombre inquietanti sul proprio operato", aggiungendo che la vicenda "va chiarita dal Governo, prima del voto di domenica". Richieste formali di intervento sono state avanzate poi anche alla Commissione parlamentare Antimafia, con la domanda di acquisire sentenze e atti dell'inchiesta e valutare eventuali audizioni, compresa quella dello stesso Delmastro.

Resta ora da capire se la Commissione Antimafia deciderà di approfondire formalmente il caso e se emergeranno ulteriori elementi oltre a quelli già ricostruiti a livello giornalistico. Nel frattempo, la vicenda continua ad alimentare lo scontro politico, con richieste di chiarimento che si concentrano soprattutto su un punto: cosa sapeva, e quando, il sottosegretario alla Giustizia.

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