Il bonus autonomi per il mese di aprile sarà di 600 euro, retroattivi, per tutti. A maggio, invece, il bonus salirà a mille euro ma sarà destinato solo a chi potrà dimostrare un calo di reddito o l’interruzione dell’attività. Sono queste le principali novità riguardo al contributo per i lavoratori autonomi previste nelle bozze del cosiddetto “decreto rilancio” approvato dal Governo.

Chi avrà il bonus in automatico ad aprile e maggio

Secondo quanto annunciato dal ministro dell’Economia Gualtieri, le somme relative ad aprile saranno accreditate dall’Inps in automatico entro 24 o 48 dalla pubblicazione del decreto senza dover presentare una nuova domanda, a tutti coloro che avevano già ottenuto il bonus a marzo. Si tratta dei professionisti iscritti alla gestione separata dell’Inps, degli iscritti alle gestioni speciali dell’Ago, dei lavoratori stagionali del turismo e degli stabilimenti termali, degli iscritti al Fondo per lo Spettacolo. Per gli autonomi dell’agricoltura, invece, secondo la bozza del dl il contributo scenderà a 500 euro.

Rispetto a quanto previsto dal Cura Italia, scompare il divieto di cumulare il bonus con l’indennità d’invalidità. Questo potrebbe rimettere in gioco diversi lavoratori esclusi in una prima fase dal beneficio. Ancora per quindici giorni a partire dall'approvazione del nuovo decreto, sarà possibile richiedere il contributo relativo al mese di marzo. Scaduto questo termine, in pratica chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. Per il bonus di aprile, infatti, non si potranno fare nuove domande ma, come detto, il versamento sarà automatico nei confronti di chi si è già visti riconosciuti i 600 euro del mese precedente.

Il bonus per gli autonomi è stato istituito con il decreto “Cura Italia” del 18 marzo scorso. L’avvio è stato complicato: il 1 aprile, primo giorno in cui era possibile fare domanda per il contributo, il sito dell’Inps è andato in tilt per diverse ore. Dopo i problemi iniziali, l’istituto previdenziale ha liquidato oltre 3,7 milioni di pratiche.

Secondo uno studio pubblicato dall’istituto pubblico di previdenza, la maggior parte delle erogazioni relative a marzo è stata effettuata nel periodo tra il 14 e il 23 aprile. L’età media dei beneficiari è di 46 anni, quasi due terzi sono uomini, solo il 3 percento giovani con meno di 25 anni. Le domande respinte o ancora pendenti sono 983mila. I motivi per cui le richieste non sono state accolte vanno dall’assenza dei requisiti a errori nella presentazione dei documenti. Parlando in audizione alla Camera, il presidente dell’Inps Tridico ha denunciato anche veri e propri tentativi di truffa, con ad esempio l’indicazione nella domanda di Iban diversi da quelli del beneficiario.

Cosa cambia da maggio: chi può chiedere il bonus da 1000 euro

Nel mese di maggio, come detto, le cose per gli autonomi cambieranno. Il bonus salirà a mille euro, ma non sarà più universale. A fare domanda potranno essere solo alcune categorie di lavoratori, a cominciare dalle partite Iva iscritte alla gestione separata Inps che autocertifichino una riduzione del reddito di almeno il 33 percento nel periodo di marzo e aprile del 2020 rispetto allo stesso bimestre del 2019. L’indennità sarà erogata solo dopo che l’Agenzia delle Entrate avrà verificato l’effettivo calo del reddito, calcolato facendo la differenza tra i ricavi e i compensi percepiti e le spese effettivamente sostenute. Mille euro a maggio saranno destinati anche ai co.co.co che abbiano cessato la loro collaborazione al momento dell’entrata in vigore del decreto così come agli stagionali e ai lavoratori in somministrazione dei settori turistico e termale rimasti senza impiego. Per i lavoratori dello spettacolo invece la cifra rimane di 600 euro, ma senza restrizioni.

Le nuove categorie che possono richiedere il bonus da 600 euro

Ci sono poi alcuni casi in cui la misura viene allargata per comprendere categorie prima escluse. 600 euro ad aprile e maggio saranno destinati a tutti gli altri stagionali che hanno cessato l’attività nel periodo tra il 1 e il 31 gennaio; ai lavoratori occasionali che hanno smesso di lavorare dopo il 23 febbraio; agli incaricati di vendite a domicilio con redditi nel 2019 superiori a 5mila euro.

Nella bozza del dl si precisa come gli autonomi che ricevono il reddito di cittadinanza non potranno avere il bonus. Se però la somma che percepiscono mensilmente è inferiore a quella prevista dalle misure del nuovo decreto, il reddito verrà integrato fino a raggiungere 600 o mille euro a seconda dei casi che abbiamo descritto sopra.

Bonus autonomi, chi resta escluso

Infine, c’è la questione dei professionisti iscritti alle casse di previdenza private, architetti, avvocati, ingegneri etc… Queste categorie sono escluse dal bonus autonomi, ma con il decreto Cura Italia hanno avuto accesso al cosiddetto reddito di ultima istanza. La misura per il mese di marzo ha garantito 600 euro a partite Iva e co.co.co degli ordini professionali con alcuni limiti di reddito. Secondo l’Associazione degli enti previdenziali privati, a fine aprile erano 465mila le domande approvate. Recentemente, la distribuzione del beneficio è rimasta bloccata per diversi giorni, perché i 200 milioni disponibili non erano più sufficienti a coprire le richieste. Dopo uno stanziamento aggiuntivo di risorse, ora le erogazioni stanno ripartendo.

Nel dl Rilancio il fondo per il reddito di ultima istanza dovrebbe essere rifinanziato fino a raggiungere un miliardo e duecento milioni di euro. Il contributo di 600 euro viene esteso anche ai mesi di aprile e maggio. Sarà poi un decreto del ministero del Lavoro a stabilire se la platea e i criteri per accedervi rimarranno gli stessi o verranno modificati. Dalle associazioni di categoria è venuta ad esempio la richiesta di prevedere tra i beneficiari anche gli stagisti, ora esclusi. Intanto, dovrebbe essere abolita la norma che stabiliva l’impossibilità di richiedere il contributo per i professionisti delle casse private che hanno anche una posizione aperta presso l’Inps (ad esempio perché hanno svolto delle supplenze a scuola).