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Crosetto risponde sul calendario dell’Esercito: “Polemiche assurde e ideologiche”

Il ministro Crosetto risponde alle polemiche sul calendario 2024 dell’Esercito, affermando che i militari omaggiati tra quelle pagine abbiano combattuto per la Liberazione: “Questi sarebbero i ‘fascisti’ che alcune forze politiche additano? Siamo alla follia”.
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A cura di Annalisa Girardi
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Il caso del calendario dell'Esercito che celebra l'Italia "prima e dopo l'8 settembre 1943" finisce in Parlamento. E il ministro della Difesa, Guido Crosetto, risponde alle accuse avanzate dall'opposizione, secondo cui sarebbe in corso un tentativo di revisionare la storia e riabilitare il Ventennio fascista. "Mi dispiace dover sottrarre tempo a cose molto più importanti e serie per rispondere a polemiche pretestuose e ridicole. Oggi tocca al Calendario dell’Esercito per il 2024 – scrive Crosetto in una nota – Pur di inventare un attacco politico a un esponente di maggioranza, alcuni rappresentanti dell’opposizione non si preoccupano di infangare l’Esercito, le Forze Armate, la Difesa, ma soprattutto soldati e ufficiali che sono stati eroi indiscutibili e di cui bisogna solo continuare ad onorare la memoria, come ha voluto fare l’Esercito".

Quindi il ministro prosegue ricordando uno a uno i militari citati nel calendario, sottolineando che "hanno tutti – dicasi, tutti – preso parte alla Lotta di Liberazione, venendo insigniti della massima delle onorificenze, la Medaglia d’Oro al Valor Militare, proprio nel 1943-1945". E quindi l'elenco:

Il Capitano Francesco Donnini Vannetti (mese di gennaio) cadde nella difesa di Porta San Paolo, il 10 settembre 1943. Il Capitano Antonio Cianciullo (mese di febbraio) morì combattendo a Cefalonia, il 22 settembre 1943, con la Divisione ‘Acqui’. Il Capitano Dionigi Tortora (mese di marzo) sacrificò la sua vita in Albania, gridando ‘Viva l’Italia!’, tra le fila del Battaglione ‘Gramsci’. Il Maggiore Cesare Piva (mese di aprile) morì, armi in pugno, in Montenegro, tra le fila della Divisione ‘Garibaldi’. Il Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo (mese di maggio), dopo aver diretto la Resistenza romana, fu torturato e poi trucidato dai tedeschi alle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944. Il Capitano Alberto Li Gobbi (mese di giugno) combatté a lungo dietro le linee nemiche e scampò all’imminente fucilazione. Il Colonnello Giovanni Duca (mese di luglio), dopo aver operato in Veneto, fu torturato e infine ucciso, senza mai parlare, il 28 agosto 1944. Il Sergente Mario Paolini (mese di agosto) cadde giovanissimo, nel Corpo Volontari della Libertà. Il Capitano Gastone Giacomini (mese di settembre) partecipò alla Guerra di Liberazione e cadde, ferito sei volte, anche lui giovanissimo, nel Gruppo Combattimento ‘Friuli’. Il Caporal Maggiore Gino Fruschelli (mese di ottobre) cadde a Ravenna l’11 aprile 1945, lanciandosi contro una mitragliatrice tedesca, Gruppo di Combattimento ‘Cremona’. Il Tenente Colonnello Giuseppe Izzo (mese di novembre), Comandante di un battaglione di paracadutisti del Gruppo di Combattimento ‘Folgore’, contribuì, vicino Bologna, al successo finale del 15° Gruppo Armate in Italia. Il Sergente Luigi Sbaiz (mese di dicembre), parte del Gruppo di Combattimento ‘Legnano’, bersagliere, compì un gesto eroico, rincuorando e incitando i suoi commilitoni prima dell’ultimo attacco vicino Bologna, fino a morire senza volersi separare dal copricapo, il ‘piumetto’.

Infine Crosetto afferma: "Questi sarebbero i ‘fascisti’ che alcune forze politiche additano? Siamo alla follia. Parliamo di veri eroi che, quasi tutti al prezzo della vita, combatterono per la libertà dell’Italia, fedeli al loro giuramento e alle Istituzioni che servivano". Per poi concludere affermando di non accettare che "la fulgida ed esemplare memoria di queste persone venga infangata per una sterile polemica politica".

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