Crosetto bloccato a Dubai mentre esplode la crisi in Iran, M5S: “Si dimetta, serve responsabilità istituzionale”

L'escalation militare tra Iran, Israele e Stati Uniti non si è fermata ai confini dei Paesi direttamente coinvolti. I missili hanno raggiunto anche gli Emirati Arabi Uniti, trasformando Dubai, simbolo globale del lusso e delle vacanze, in uno scenario di tensione e paura. E proprio lì si trova ancora il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che, partito venerdì da Roma con un volo civile per raggiungere i familiari, è rimasto bloccato dopo la chiusura dello spazio aereo. Una circostanza che ha scatenato un duro attacco politico: per una parte dell'opposizione, il nodo non è soltanto la temporanea impossibilità di rientro, quanto il fatto che il ministro si trovasse sul posto senza essere stato preventivamente informato di un'escalation imminente. Secondo il Movimento 5 Stelle, la circostanza rappresenta un grave problema istituzionale e una conferma della marginalità internazionale dell'Italia, e mette in dubbio il coordinamento con gli alleati e la piena operatività della catena di comando in un momento così delicato.
La richiesta di dimissioni
Il vicepresidente del M5S, Stefano Patuanelli, ha infatti definito la situazione "un fatto oggettivo che impone una riflessione seria". Non una questione personale, ma istituzionale, sostiene: in una delle fasi più delicate per la sicurezza globale degli ultimi anni, il ministro della Difesa non è fisicamente nel Paese e non può rientrare tempestivamente. Secondo Patuanelli è legittimo interrogarsi sul livello di informazione preventiva ricevuto dal governo italiano rispetto all'attacco e sul coordinamento con gli alleati. Da qui la conclusione politica: Crosetto dovrebbe "trarne le conseguenze e rassegnare le dimissioni" per rispetto delle istituzioni e della sicurezza nazionale: "È legittimo chiedersi quale sia stato il livello di informazione preventiva del Governo rispetto agli sviluppi militari in corso, quale coordinamento vi sia con gli alleati e come si stia garantendo la piena operatività della catena di comando in una fase tanto critica. Da tempo riteniamo questo Governo politicamente inadeguato. Ma mai come in questo caso la posta in gioco riguarda direttamente la sicurezza nazionale. Quando sono in discussione la stabilità internazionale, i nostri militari all’estero e la tutela degli interessi strategici del Paese, l'improvvisazione non è ammessa. Per queste ragioni, riteniamo che il Ministro della Difesa dovrebbe trarne le conseguenze e rassegnare le dimissioni. Non per una polemica politica, ma per rispetto delle istituzioni e per il bene del Paese".
La denuncia di Rifondazione Comunista
"Il paradosso di un Ministro della Difesa che si ritrova in uno scenario di guerra senza essere stato preventivamente avvertito dai propri alleati non è un semplice incidente diplomatico. È l'immagine plastica della totale irrilevanza internazionale dell’Italia sotto il governo Giorgia Meloni e del ministro Guido Crosetto", ha poi dichiarato in una nota Giovanni Barbera, della Direzione Nazionale di Rifondazione Comunista. "La mancata comunicazione da parte degli Stati Uniti rappresenta uno schiaffo politico a una classe dirigente che ha scelto il servilismo verso la NATO e verso Washington come unica linea diplomatica. Se l'alleato non sente nemmeno il dovere di informare il Ministro della Difesa italiano di un’escalation imminente, significa che l'Italia è considerata poco più di una piattaforma logistica. Un territorio da utilizzare, non un partner da consultare. Altro che prestigio internazionale rivendicato dalla destra di governo. Qui siamo davanti alla certificazione di una sovranità svuotata. Tutto ciò conferma la necessità di una politica estera autonoma, fondata sull'articolo 11 della Costituzione, sul ripudio della guerra e sulla fuoriuscita dalla logica dei blocchi militari", conclude Barbera.
La replica della maggioranza
Immediata la risposta di Fratelli d'Italia. Il deputato Mauro Malaguti ha accusato i 5 Stelle di strumentalizzare la vicenda invece di augurare un rapido rientro in sicurezza del ministro e dei cittadini italiani coinvolti. Parlare di marginalità internazionale, secondo la maggioranza, infatti, sarebbe una polemica "in perfetto stile pentastellato".
Vannacci: "Salvate il soldato Crosetto"
"Salvate il soldato Crosetto. Partita l'operazione speciale per esfiltrare Crosetto: l'unico Ministro della Difesa che va in vacanza in una zona di guerra senza saperlo", ha nel frattempo detto in un video condiviso sulla propria pagina Facebook Roberto Vannacci.
A Palazzo Chigi, intanto, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato un vertice con il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il sottosegretario Mantovano. Crosetto ha partecipato in collegamento, così come altri membri dell'esecutivo. L'obiettivo: coordinare il rientro degli italiani e definire una posizione ufficiale dell'Italia sulla crisi. Il punto centrale della polemica resta però uno: l'assenza fisica del ministro della Difesa dal territorio nazionale, in una fase di emergenza internazionale, è solo una coincidenza sfortunata o rappresenta un problema politico? Per la maggioranza si tratta di un episodio contingente, gestito attraverso collegamenti costanti e riunioni operative. Per l'opposizione è il simbolo di un governo impreparato e poco influente.