Cos’è questa storia degli studenti di Medicina assegnati in Albania con oltre 9mila euro di tasse da pagare

Polemica sul caso dei 220 studenti del semestre-filtro a Medicina assegnati alla sede albanese dell'Università di Roma Tor Vergata e costretti a pagare rette altissime, che raggiungono i 9.650 euro. La ministra dell'Università Anna Maria Bernini ha dichiarato di aver parlato con il rettore a cui ha chiesto di intervenire per risolvere la situazione.
Perché più di 200 studenti sono stati assegnati in Albania: cos'è successo
Ma partiamo dall'inizio. I 220 studenti in questione hanno superato il semestre-filtro e sono entrati nella graduatoria nazionale di Medicina, pubblicate nelle scorse settimane. Tuttavia, le sedi della facoltà dell'università Tor Vergata sono due: una a Roma e l'altra a Tirana. Questa possibilità, spiegano dall'ateneo, è stata riconosciuta per l'anno accademico 2025-2026 grazie all'università di Nostra Signora del Buon Consiglio di Tirana, con cui è stato attivato un percorso congiunto (il cosiddetto Joint Degree) allo scopo di allargare il numero di posti disponibili per i futuri studenti.
Per i ragazzi e le ragazze assegnati alla sede albanese tuttavia, è arrivata una brutta sorpresa. Le rette da pagare per frequentare la facoltà albanese sono altissime: 9.650 euro l'anno. Questo perché si tratta di un'università privata, con costi più alti rispetto all'ateneo romano (che invece è pubblico).
La versione dell'ateneo romano
Da Tor Vergata si difendono sottolineando che le informazioni erano state chiarite al momento dell'iscrizione e quindi conoscibili dai futuri studenti. "Nella pagina web dedicata della facoltà di Medicina – affermano – sono evidenziati (addirittura in rosso per la sede di Tirana) i passaggi amministrativi successivi all'iscrizione in aggiunta a quelli già previsti dal MUR, per i candidati cittadini dei Paesi dell'Unione Europea, che hanno indicato tra le sedi scelte il Corso di Laurea Magistrale a Ciclo Unico in Medicina e Chirurgia in joint degree con l'Università di Roma Tor Vergata presso la sede di Tirana – Università Cattolica Nsbc. il Joint degree prevede misure di accesso (i 3 esami del semestre filtro per questo anno accademico) proprie dell'ateneo romano, ma con le ulteriori formalità da espletare e soprattutto la retta da 9650 euro da pagare. Nella polemica di questi giorni sembrerebbe essere saltata da parte degli studenti la valutazione di questi passaggi amministrativi aggiuntivi legati alla sede di Tirana".
L'intervento della ministra Bernini
Nel frattempo la ministra Bernini è intervenuta nella vicenda: "Considero sbagliata la scelta dell’università di Tor Vergata di applicare un livello di tassazione così elevato agli studenti assegnati alla sede di Tirana. Ho telefonato al rettore Nathan Levialdi Ghiron, che ho convocato per questa sera al ministero, e gli ho già evidenziato la necessità di un’immediata revisione di una richiesta che reputo incoerente con le finalità del semestre aperto e sproporzionata rispetto ai principi che devono guidare il sistema universitario pubblico", ha dichiarato. "Un simile regime di contribuzione è incompatibile con una piena ed effettiva attuazione del diritto allo studio, che deve essere garantito a tutte le studentesse e a tutti gli studenti, indipendentemente dalla sede di frequenza".
Un primo compromesso sembra esser stato raggiunto. L'università infatti, ha annunciato di aver concordato con l'ateneo albanese la possibilità di una "rateizzazione in tre trance della retta annuale".
L'appello degli studenti: "Aiutateci, rischiamo di perdere il posto"
Gli studenti però, chiedono aiuto. "Sono una studentessa del semestre filtro di medicina ,di Napoli e sono una dei 220 ragazzi che sono stati assegnati alla sede di Tirana dell’università Tor Vergata di Roma". Il messaggio, condiviso dal deputato Francesco Emilio Borrelli su Facebook, è firmato da Gaia Gargiulo. "Ignara come tutti noi che quella sede universitaria fosse in realtà un campus privato che niente ha a che vedere con le politiche economiche universitarie italiane che devono seguire dei criteri di tassazione relativi alle possibilità finanziarie italiane, con una retta molto più onerosa che ammonta a 9.650 euro all’anno", si legge.
La studentessa fornisce una versione differente da quella dell'ateneo. "Abbiamo avuto un brutto scherzo con Tirana perché era risaputo che l’università fosse privata, ma il nome è Nostra Signora del Buon Consiglio, mentre nella scelta delle sedi c’è scritto Tor Vergata – sede Tirana, che ha fatto pensare fosse una succursale dell’università di Tor Vergata. Tanto che nessuno dei miei colleghi era a conoscenza di queste tasse così alte. Non è stato capito il perché sia stata inserita così. Sembra una presa in giro perché adesso, personalmente, sono costretta a rinunciare al mio posto senza la possibilità di essere assegnata ad una sede italiana, venendo ingiustamente esclusa dalle liste nonostante l’idoneità raggiunta con fatica e studio", scrive. Infine l'appello: "Vi chiedo se ci sarebbe la possibilità di intervenire a tutela di noi studenti per darci una mano a trovare una soluzione perché siamo stati privati del nostro diritto allo studio".
Faraone (Iv): "Tor Vergata in Albania? È Medicina off-shore"
Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, ha commentato così l'accaduto: "Dopo i migranti in Albania adesso tocca agli studenti universitari, con una trovata geniale: ‘Roma Tor Vergata' per alcuni significa ‘Tirana'. Pensavi di studiare a mezz'ora da casa, ti ritrovi oltre Adriatico. Una specie di ‘Medicina offshore': non per scelta, per assegnazione", ha scritto "I 220 finiti in Albania non sono figli del caso. Sono ragazzi e ragazze che occupano le posizioni più basse dell'elenco: sulle tre prove di Chimica, Fisica e Biologia hanno ottenuto la sufficienza in due materie o, nel 90% dei casi, in una sola", ha aggiunto. "È la selezione che non dice di no, ma dice: ‘Vai piu' lontano'. La ministra Anna Maria Bernini potrà dire che era tutto scritto, tutto pubblicato, tutto trasparente. Ed è vero. Il punto non è l'Albania, che non c'entra nulla e non ha colpe. Il punto è il riflesso automatico del governo: non costruire soluzioni, costruire spostamenti. Non fare capacità amministrativa, fare geografia. Così abbiamo inventato la nuova politica pubblica: la delocalizzazione dei problemi", ha concluso.