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Cosa succede al prezzo del petrolio e quanto salirà la benzina in Italia

Il prezzo del petrolio è in aumento, dopo settimane in cui tendenzialmente era sceso. Il motivo è che i Paesi dell’Opec+, come l’Arabia Saudita, hanno deciso un taglio della produzione. La crescita potrebbe avere un effetto sui prezzi della benzina anche in Italia.
A cura di Luca Pons
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Nuovi rialzi per il prezzo del petrolio. Sui due mercati presi come riferimento, il Wti (che valuta il greggio del Texas e in generale del Sud degli Usa) e il Brent (l'indice del petrolio estratto nel Mare del Nord), i prezzi sono schizzati in alto all'apertura dei mercati per poi rallentare, restando comunque in crescita. Il motivo è che ieri, domenica 4 giugno, si sono riuniti i Paesi dell'Opec (Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) insieme ai loro alleati, in un cartello noto come Opec+. Nell'incontro di ieri è arrivata l'annuncio che sarà ridotta la produzione di petrolio, cosa che porta come conseguenza a un aumento dei prezzi.

Perché il prezzo del petrolio si alza

Ufficialmente, la decisione dell'Opec+ è stata di non ridurre la produzione nel 2023, ma fissare un limite più basso (40,46 milioni di barili al giorno) per il 2024. Ma allo stesso tempo l'Arabia Saudita, il Paese più influente dell'Opec e il maggiore produttore mondiale di petrolio, ha annunciato che già da luglio taglierà volontariamente la propria produzione di un milione di barili al giorno. Lo scopo è "migliorare la stabilità dei mercati", cercando di evitare l'andamento altalenante nei prezzi del greggio. Attualmente, questi si aggirano attorno ai 70/75 dollari al barile, una soglia considerata piuttosto bassa.

Non è la prima volta che l'Opec+ annuncia un taglio della produzione: era avvenuto già ad aprile, con una riduzione complessiva di 1,6 milioni di barili al giorno. In quell'occasione il prezzo del petrolio aumentò per un certo periodo arrivando fino a 87$ al barile nell'indice Brent, ma senza raggiungere i livelli toccati nell'anno precedente. Poi, nel giro di poche settimane, tornò sotto i 75 dollari.

Anche la Russia fa parte dell'Opec+, e ha annunciato che continuerà il suo taglio di 500mila barili al giorno anche nell'anno prossimo. Le sanzioni dell'Unione europea hanno ridotto i clienti a cui la Russia può rivolgersi, anche se ci sono Paesi come Cina, India e Turchia che continuano ad acquistare da Mosca. In più, analisti indipendenti della Iea, l'agenzia internazionale dell'energia, hanno sostenuto che la Russia non stia rispettando gli accordi sulla produzione ridotta, dato che negli ultimi mesi l'esportazione è aumentata.

Che effetto avrà su benzina e diesel in Italia

Per quel che riguarda l'Italia, un aumento dei prezzi sul mercato del petrolio potrebbe avere ricadute sul costo di benzina e diesel al distributore. E, indirettamente, anche su quello del gas. Al momento non ci sono state comunicazioni, in questo senso, dalle principali aziende del settore. Al contrario, Eni oggi ha tagliato il prezzo raccomandato del Gpl di tre centesimi.

Da diverse banche d'investimento è arrivata una risposta nel complesso rassicurante: la decisione potrebbe avere un impatto, ma come avvenuto in occasioni passate, questo dovrebbe essere di breve durata. Anche perché il taglio volontario annunciato dall'Arabia Saudita, per adesso, riguarda solo il mese di luglio e non i successivi.

Secondo fonti esperte del settore consultate da Fanpage.it, invece, l'Italia potrebbe trovarsi davanti ad un aumento che non sarà solo di breve periodo, e che comunque sarà più duraturo di quello di aprile. D'altra parte, l'Arabia Saudita non è sembrata intenzionata a limitare il taglio al solo mese di luglio, e dal 2024 questo diventerà strutturale. In più, l'economia mondiale presenta diversi elementi di fragilità che potrebbero portare a un aumento significativo dei costi nei prossimi mesi. Per delle valutazioni più dettagliate, però, bisognerà aspettare di vedere come reagiranno le aziende che gestiscono i distributori.

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