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Cosa ha detto Crosetto sull’inchiesta dossier e quali sono gli sviluppi dell’indagine

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha risposto ieri a un’interrogazione di Iv sul caso dossieraggi, su cui indaga la Procura di Perugia: “Va ripristinata credibilità istituzioni nel suo complesso, e questo percorso non può che passare dal Parlamento”.
A cura di Annalisa Cangemi
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Il timore del ministro della difesa Guido Crosetto è che l'indagine della Procura di Perugia aperta sul finanziere Pasquale Striano, sui dossieraggi a danno di politici e vip spiati, finisca su un binario morto. "Il rischio di questa vicenda è che finisca come tante altre vicende degli ultimi anni, da quella Palamara ad altre, che alla fine non hanno portato ad alcun accertamento definitivo, fino a riguardare solo alcune persone senza andare a fondo di quali sono le logiche, le persone, gli interessi, il calcolo che c'è stato dietro", lo ha detto il ministro della Difesa, intervenendo ieri al question time al Senato.

"Se questo percorso sarà fatto con il Copasir, con la commissione antimafia, con una commissione speciale non sta al governo e non sta a me dirlo", ha aggiunto il ministro: "Io vorrei che il Parlamento, proprio per la democrazia, non per chi ha denunciato, arrivasse a ridefinire i confini e far riprendere fiducia in tutte le istituzioni da parte dei cittadini".

"In questo momento – ha concluso Crosetto – le persone che amministrano la giustizia, la polizia giudiziaria, quanti hanno accesso alle banche dati, tutti noi veniamo coinvolti da una delegittimazione complessiva in cui sembra che lo scontro di potere autorizzi chiunque a fare qualunque cosa. Va ripristinata la credibilità delle istituzioni nel suo complesso e ciò non può che passare dal Parlamento". A questo proposito il ministro invoca l'intervento legislativo del Parlamento.

"Quando gli accessi non sono uno ma migliaia, e servono a formare dossier e questi dossier non servono ad alcuna attività di indagine ma vengono forniti a persone per non so quale utilizzo, allora secondo me è il Parlamento, massimo luogo di compimento della democrazia, che deve interrogarsi: sulle regole in atto, sulle persone che possono abusare di queste cose, sugli interessi che possono esserci dietro e che vanno a incidere sulla vita democratica e politica del Paese, indipendentemente dalle parti", ha detto ancora Crosetto, rispondendo ieri a una interrogazione della senatrice di Italia Viva Raffaella Paita, che ha chiesto di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sul caso, nonostante le indagini della magistratura e il lavoro della commissione parlamentare Antimafia. Per Crosetto comunque al momento non si ravvisano pericoli per "la sicurezza nazionale sotto il profilo militare e della difesa".

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva proposto nei giorni scorsi di istituire "una commissione parlamentare d'Inchiesta con potere inquirente per analizzare una volta per tutte questa deviazione". Crosetto, da cui tra l'altro è partita l'inchiesta, grazie a un suo esposto, in un primo momento si era detto a favore della proposta del Guardasigilli, salvo poi avanzare dei dubbi sul metodo.

Del resto sull'istituzione di un'apposita inchiesta parlamentare è scettica gran parte della maggioranza e la stessa premier Meloni. In queste ore l'ufficio della presidente Chiara Colosimo ha annunciato le nuove audizioni, dopo quelle dei procuratori Melillo e Cantone nei giorni scorsi. Venerdì 22 marzo sarà sentito Andrea De Gennaro, comandante generale della Guardia di finanza, il Corpo a cui appartiene uno degli indagati principali, Pasquale Striano appunto.

La necessità di una commissione parlamentare secondo il ministro della Giustizia nasce anche da quanto ha svelato giovedì scorso il procuratore Raffaele Cantone, titolare dell'ufficio umbro, ascoltato in commissione Antomafia. Secondo Cantone ci sarebbe una mole enorme di accessi abusivi alle banche dati, definita dal procuratore un "verminaio": in quasi quattro anni il tenente Pasquale Striano all'interno della banca dati Siva avrebbe consultato 4.124 ‘Sos', digitando il nominativo di 1.531 persone. Sommando il resto delle consultazioni alle altre banche dati, si arriva a oltre diecimila accessi, anche se il numero potrebbe essere considerevolmente più alto. I download sono il triplo: Striano avrebbe scaricato 33.528 file dai sistemi della direzione nazionale Antimafia, per la quale prestava servizio.

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