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Cosa c’è nel decreto Milleproroghe che il governo sta per approvare: il nodo del Superbonus

Il 28 dicembre arriva in Consiglio dei ministri il decreto Milleproroghe, in cui il governo rivede termini e scadenze per diverse misure. Centrale sarà il nodo del Superbonus, su cui si sta ancora cercando di trovare una quadra.
A cura di Annalisa Girardi
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È arrivato il momento del decreto Milleproroghe. Come ogni anno a dicembre il governo esamina un provvedimento per rivedere alcune scadenze e allungare i tempi di certe norme: questa volta il Consiglio dei ministri si riunirà il 28 dicembre e nel pacchetto dovrà valutare anche la discussa proroga del Superbonus 110%, che è rimasta fuori dalla legge di Bilancio.

In generale il Milleproroghe raccoglie molte delle misure che non riescono a essere inserite in Manovra, come appunto l'incentivo edilizio. Se inizialmente sia Giorgia Meloni che Giancarlo Giorgetti avevano criticato duramente il Superbonus, spiegando come avesse creato un buco dal valore di svariati miliardi nel bilancio dello Stato e che non ci fosse alcuna volontà di rinnovarlo, le forti e continue pressioni da parte di alcune forze politiche hanno aperto un margine di valutazione. In particolare Forza Italia aveva chiesto al governo di ripensarci, per permettere di completare i lavori. È spuntata così l'ipotesi di un Sal (stato avanzamento lavori) straordinario, che potrebbe essere appunto inserito nel decreto Milleproroghe, oppure varato con un decreto ad hoc, che in ogni caso sarebbe attenzionato dal governo il prossimo 28 dicembre.

Il Superbonus non è l'unico tema di cui si discuterà con l'arrivo del decreto Milleproroghe. C'è ad esempio la questione dello smart working, già rinnovato nel decreto Anticipi al 31 marzo per il settore provato: per il pubblico la scadenza è prevista alla fine del 2023, ma non è detto – appunto – che il governo possa intervenire nel Milleproroghe. Sale poi il pressing per far slittare la fine del mercato tutelato del gas, al pari di quanto fatto per quello dell'elettricità, e rimandare quindi la scadenza del 10 gennaio. E tanto altro ancora.

Oltre al decreto Milleproroghe il governo dovrà anche varare il primo passaggio della riforma dell'Irpef, che diminuisce gli scaglioni da quattro a tre: inizialmente il via libera era previsto a inizio dicembre, ma è stato poi rimandato in modo da consentire ulteriori accertamenti mentre proseguiva l'iter della Manovra.

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