Come ormai noto, il governo guidato da Giuseppe Conte si appresta a prorogare le misure restrittive oltre la data del 3 aprile. I dati che giungono in queste ore dalle zone più colpite dall'epidemia da coronavirus, infatti, suggeriscono ancora molta cautela e rendono impensabile l'idea di un allentamento del lockdown almeno per altri 15 giorni. Parallelamente, la chiusura delle attività non essenziali e le altre misure restrittive rendono urgente un nuovo intervento del governo in materia economica e fiscale, che dotrebbe concretizzarsi con un nuovo decreto da varare nei primissimi giorni di aprile. La cifra intorno alla quale si ragiona è di circa 30 miliardi di euro, anche questa considerata "provvisoria", in attesa di capire dove porterà la complessa discussione impostata in Europa in questi giorni sugli Eurobond / Coronabond, su cui comunque permangono forti divergenze con Germania, Olanda e la guida stessa della Commissione Europea, e sull'utilizzo del MES.

Già detto della proroga delle misure di contenimento alla seconda settimana di aprile (la data dovrebbe essere quella del 19), nel testo dovrebbero trovare spazio tre provvedimenti di grande rilevanza, su cui sono al lavoro in queste ore i tecnici del Ministero dell'Economia. In primo luogo, serve un rifinanziamento degli ammortizzatori sociali per i lavoratori delle aziende e delle attività bloccate dall'ultimo provvedimento del governo: la platea dei lavoratori e delle aziende interessate è infatti cresciuta a seguito delle restrizioni impostate col Dpcm del 22 marzo, dunque le risorse messe inizialmente a disposizione potrebbero non bastare.

Sempre per le aziende, il governo pensa poi a interventi per dilazionare il carico fiscale (sospendendo tasse e contributi per i prossimi due mesi alle attività con fatturato fino a 10 milioni di euro che abbiano riportato un considerevole calo del fatturato), ma anche per agevolare l'apertura di linee di credito con le banche. L'idea sarebbe quella di un fondo di garanzia per "convincere" gli istituti di credito a erogare prestiti con maggiore elasticità alle aziende in difficoltà, non è chiarissimo se con un ruolo attivo da parte di Cassa Depositi e Prestiti.

Infine, come anticipano a Fanpage.it fonti del ministero, in queste ore si starebbe ragionando per una estensione del reddito di cittadinanza nell'ottica di intervenire su quella che appare sempre più come una vera e propria bomba a orologeria. È piuttosto evidente, infatti, come i 400 milioni e i 4,3 miliardi di anticipo ai Comuni non possano che essere dei palliativi, provvedimenti utili solo a tamponare una crisi che interessa milioni di famiglie. Serve uno strumento più incisivo e strutturale, una misura di carattere universalistico che somigli a una sorta di reddito di quarantena. L'ipotesi su cui si lavora è quella di ampliare la platea di beneficiari del reddito di cittadinanza, utilizzando le stesse modalità (la card), lo stesso soggetto (INPS) e la stessa cifra: dunque non i 600 euro al mese di cui si parla in queste ore, ma i 780 della "soglia minima" di povertà, slegati dall'ISEE o quantomeno dalla sua componente patrimoniale. Resta da capire in che tempi si potrà essere operativi e quante risorse si avranno concretamente a disposizione.