"Il Parlamento non può chiudere. La Camera, il Senato, devono fare tutto quel che è necessario per aiutare malati, i dottori, gli infermieri, i trasportatori, i panettieri: le persone che più di tutte sono i prima linea o stanno subendo il peso di un'epidemia che ha sconvolto le vite di tutti". Roberto Fico, primo presidente della Camera dei deputati ad affrontare un'emergenza sanitaria che non ha precedenti nella storia recente, la pandemia di Covid-19, pensa alla salute dei dipendenti, dei parlamentari e di chi sta loro vicino, ma anche le necessità di un Paese che ha bisogno di essere governato. E sottolinea che se di cittadini sono stati costretti a fermarsi lo stesso non possono fare i politici, per cui il Parlamento deve rimanere aperto, pur essendoci già parlamentari contagiati.

"Il nostro Paese – ha detto a "la Repubblica" – vive giornate molto difficili, fra le più difficili che ricordi. Dobbiamo affrontarle con quello spirito di comunità che ho visto nelle manifestazioni spontanee di queste ore. Tutti i cittadini stanno offrendo il proprio contributo per il superamento dell'emergenza, a fianco delle categorie che sono in prima linea giorno e notte: medici, personale sanitario, forze dell'ordine, lavoratori dei settori produttivi connessi alla filiera alimentare, farmacisti, volontari. II nostro compito è aiutare queste persone. E voglio dire grazie anche a tutti i giornalisti che informano il Paese e che stanno lavorando in condizioni complicate".

"Il Parlamento dev'essere in prima linea, non può arretrare, come non arretrano i medici e altre categorie. Lo voglio ricordare a tutti. E questo perché nelle fasi emergenziali il Parlamento non solo resta un presidio a garanzia dei principi democratici, ma è chiamato a offrire sostegno a chi fronteggia in prima persona l'emergenza e a chi subisce il peso economico e sociale di questa situazione". 

"Dobbiamo farlo perché il lavoro delle Camere è quanto mai necessario. Lo dimostra il voto con cui pochi giorni fa abbiamo autorizzato lo spostamento di bilancio rendendo possibili misure economiche urgenti per famiglie e Imprese". Riguardo ai deputati che si sono ammalati, "ho avuto modo di sentire alcuni di loro in questi giorni e sono costantemente aggiornato. Auguro loro di guarire presto. Lo auguro a tutte le persone risultate positive al coronavirus. Le istituzioni faranno il massimo perché tutti possano avere l'assistenza e il sostegno necessari".

"Da presidente – ha aggiunto Fico – sono responsabile del buon andamento dei lavori. Ho il dovere di assicurare la continuità delle finzioni legislativa, d'indirizzo e di controllo e ho la responsabilità di tutelare la salute pubblica. Come in altri luoghi, una catena di contagio alla Camera dev'essere assolutamente evitata, anche perché rischierebbe di tradursi nella paralisi di un organo costituzionale. In questi giorni abbiamo limitato l'attività agli atti indifferibili e urgenti. Capisco che uno scenario simile desti preoccupazione, ma è una limitazione che già caratterizza alcune fasi della vita istituzionale e credo sia ragionevole in una fase emergenziale. Anche in altri Parlamenti europei, del resto, l'attività si è drasticamente ridotta".

"La Camera non ha abdicato al suo ruolo e non intende farlo. Abbiamo piuttosto deciso di concentrare le attività sulle questioni collegate all'emergenza Covid-19 e stiamo cercando il modo più giusto per proseguire i lavori con tutte le precauzioni. Come avvenuto col voto sullo scostamento di bilancio con un'ampia e responsabile intesa tra le forze politiche, e le ringrazio tutte, in particolare le opposizioni".

"Sono giorni concitati – ha detto ancora – e credo si debba scongiurare il rischio di adottare, sull'onda dell'emotività, soluzioni che non abbiamo ponderato a sufficienza sul piano regolamentare e soprattutto costituzionale. Il 4 marzo, nel sottoporre la questione del voto a distanza alla Giunta per il Regolamento, ho cercato di far comprendere la complessità del tema. Un elemento fondante del sistema parlamentare e' la partecipazione degli eletti ai dibattiti e alle votazioni. È per questo che l'articolo 64 della Costituzione fa riferimento alla ‘presenza' dei parlamentari ai lavori delle Camere: perché è dalla partecipazione attiva e diretta al dibattito e al confronto delle idee che scaturiscono le leggi".

Potrebbero venire in aiuto a questo punto le nuove tecnologie: "E infatti bisogna capire se in una fase di emergenza possiamo interpretare quella ‘presenza' in modo diverso. Ma qualsiasi soluzione tecnica deve garantire il pieno rispetto della Costituzione e dei suoi valori: pienezza, libertà, pubblicità della discussione parlamentare. E poi il voto contestuale e personale di ogni deputato, la sicurezza della trasmissione dei dati da remoto, la possibilità per chi presiede l'aula di controllare che tutto avvenga regolarmente. Tutto questo con 630 deputati connessi da remoto in un sistema che prevede innumerevoli votazioni. Non possiamo essere superficiali. Peraltro il voto a distanza non esiste quasi in nessun ordinamento. In Spagna è limitato a ipotesi e condizioni specifiche".