La Camera dei deputati ha approvato il decreto Coronavirus varato dal governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria soprattutto nelle Regioni del Nord Italia colpite dall’epidemia. L’approvazione è arrivata quasi all’unanimità con 462 voti favorevoli e 2 voti contrari, fra cui quello di Vittorio Sgarbi. Sul decreto, che ha l'obiettivo di fronteggiare l'emergenza Coronavirus, c’è stata una convergenza da parte di tutte le forze politiche che già nella giornata di ieri avevano annunciato il loro voto favorevole. Il governo e la relatrice hanno invitato le opposizioni a ritirare gli emendamenti per ripresentarli come ordine del giorno: molte proposte di modifiche sono infatti state ritirate, mentre le altre sono state bocciate dall’Aula. Unica eccezione un emendamento della commissione che è stato approvato.

Cosa prevede il decreto Coronavirus

Il decreto recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19 prevede, tra le norme al suo interno, il divieto di allontanamento e di accesso al Comune o all’area interessata, ma anche la sospensione dei viaggi di istruzioni e dell’attività scolastica, così come lo stop all’apertura dei musei. Ancora, blocco anche per i concorsi e per le attività degli uffici pubblici. Va applicata la quarantena con sorveglianza attiva per chi ha avuto contatti stretti con persone affette dal virus.

Le autorità possono adottare ulteriori misure di contenimento per prevenire la diffusione del virus anche al di fuori dei casi elencati. In attuazione del decreto legge è stato adottato anche un decreto del presidente del Consiglio per far fronte ai casi di contagio avvenuti in alcune zone del Nord Italia. È stato poi approvato un emendamento, votato all’unanimità in Aula a Montecitorio, che garantisce un maggior coordinamento tra le misure emergenziali adottate e da adottare da parte degli enti locali. Viene introdotto un obbligo di comunicazione al ministero della Salute entro 24 ore dalla loro adozione, con l’obiettivo di garantire maggiore coordinamento tra tutti gli enti.

Coronavirus, il caso Guidesi alla Camera

Alla Camera scoppia intanto il caso Guidesi, ovvero l’impossibilità per il deputato leghista Guido Guidesi di partecipare ai lavori per le restrizioni imposte nelle zone rosse. Guidesi, infatti, risiede a Codogno. Ieri la Conferenza dei capigruppo aveva stabilito di considerare il deputato in missione e quindi assente giustificato. Il presidente della Camera, Roberto Fico, ha assicurato che porterà il caso in Giunta per il regolamento, trattandosi di una novità assoluta. Ma aggiunge anche: “Sono convinto che la Camera sia legittimata ad andare avanti e useremo tutti i criteri per studiare bene il caso, fermo restando che anche la limitazione di cui stiamo parlando è prevista dal decreto che stiamo esaminando”. La polemica è stata sollevata dai deputati leghisti, a cui si sono accodati anche quelli del Pd, che per equilibrare le votazioni non faranno partecipare un loro esponente ai lavori.

Coronavirus, le mascherine in Aula alla Camera

Era stata la deputata Maria Teresa Baldini, di Fratelli d’Italia, a entrare alla Camera con la mascherina per sottolineare il rischio di contagio da Coronavirus. Oggi ha fatto lo stesso anche il deputato di Forza Italia, Matteo Dall’Osso, che su Facebook spiega: “Il Parlamento europeo ha chiesto l'auto-sospensione dei parlamentari italiani provenienti dalle 4 regioni del Nord Italia. Nell'ultimo weekend io sono stato in 3 di quelle 4 regioni! Vi sentireste più sicuri se io togliessi la mascherina? E dovreste essere voi a tutelare me, non io voi”. “Porto la mascherina a vostra protezione e se foste intelligenti la portereste anche voi per proteggere me. Voi dovete proteggere me, non io voi”, conclude.