Conte rinuncia alla cattedra alla Sapienza: “Lo faccio solo per sensibilità personale”

"Nessun conflitto di interessi, rinuncio alla cattedra esclusivamente per una sensibilità personale". A parlare è il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in diretta Facebook. Il premier non andrà avanti nei vari step per ottenere la cattedra di Diritto privato all'Università "La Sapienza" di Roma. In un primo momento aveva chiesto di spostare semplicemente l'esame di inglese per impegni istituzionali, e così avevano fatto anche gli altri due candidati, Giovanni Perlingeri, figlio del giurista Pietro, e Mauro Orlandi, allievo del professor Natalino Irti. Ma poi in serata è arrivato l'annuncio del ritiro dal concorso, indetto nel 2017, a cui Conte avrebbe partecipato per stare più vicino al figlio che vive a Roma, visto che in questo momento il premier è professore ordinario all'Università di Firenze.
Nel video spiega che la sua candidatura era mossa anche da un'altra motivazione: non ha intenzione di approfittare a vita della sua posizione, ma è certo che poterà avanti il suo incarico di presidente del Consiglio per tutta la durata della legislatura: "Fatevene una ragione, il governo durerà cinque anni. Non ho mai pensato di ricavare un vantaggio a vita da questo incarico", spiega.
Nei giorni scorsi tutto era stato organizzato alla Sapienza per garantire la sicurezza del premier durante l'esame. Sarebbe stata una situazione inedita per la commissione esaminatrice, composta da professori di Diritto privato alla Sapienza e alle Università di Padova e Bologna, sicuramente imbarazzati dal dover giudicare la preparazione di un presidente del Consiglio. Intanto il posto alla Sapienza si libererà il prossimo 31 ottobre, con il pensionamento del professor Guido Alpa, di cui il premier è stato allievo. Alpa, parlando del premier, lo ha definito "uno studente eccezionale" e "una persona molto per bene".
Fonti di Palazzo Chigi escludono che Luigi Di Maio o Matteo Salvini abbiano chiamato il premier prima della sua decisione finale. "Non c'è stata assolutamente alcuna telefonata – proseguono le stesse fonti – e nessuno s'è permesso di chiedere nulla. E' stata una valutazione che ha fatto personalmente il Presidente del Consiglio. E anzi – concludono le stesse fonti – avrebbe potuto tranquillamente non rinunciare ma l'ha fatto per ragioni personali".