Si è svolta oggi per la prima volta in commissione di inchiesta, a San Macuto, l'audizione dei genitori di Giulio Regeni, il 28enne ricercatore friulano ucciso nel 2016 in Egitto, e del loro avvocato, Alessandra Ballerini. La famiglia Regeni ha chiesto ancora una volta all'Italia di ritirare l'ambasciatore in Egitto.

"Se sapessimo il perché, forse Giulio sarebbe qui a fianco a me o magari al vostro posto perché avrebbe avuto quel che si meritava". Così Paola Deffendi, la madre di Giulio, ha risposto alla parlamentare Debora Serracchiani che le ha domandato se sia fatta un'idea del motivo per cui il giovane è stato arrestato dai servizi egiziani, torturato e ucciso.

"Abbiamo scoperto che Giulio era stato torturato leggendo i quotidiani italiani online. Non ci era stato riferito probabilmente, pensiamo, anche per una forma di affetto e tutela. Siamo però nella società della tecnologia e tutto si viene a sapere", ha detto ancora la signora Deffendi.

"Abbiamo collaborato con quattro governi e con diverse persone. Roberto Fico (presidente della Camera, ndr) rispetto alle altre situazioni è stato il primo che si è proposto di chiamarci per capire bene la storia. Maggio 2018 primo incontro con Fico. Ci saranno più incontri con lui. Noi ci rendiamo conto che spesso le persone del Governo non hanno chiara la storia di Giulio. Lui non era né un giornalista né un blogger. Giulio era un ricercatore. Abbiamo incontrato Renzi, l'allora ministro degli esteri Gentiloni poi divenuto premier – ha continuato – Poi Conte nel governo ‘Conte 1' e nel governo ‘Conte 2'. Poi il ministro degli Esteri Di Maio e ancora prima l'allora ministro degli Esteri Moavero. Abbiamo incontrato anche il ministro degli Interni Alfano. Queste sono le persone che ci sono state vicine".

"Giulio non è stato preso, torturato e ucciso per la sua ricerca. È stato ucciso perché si trovava in un regime dove tutto può succedere", ha detto il legale. "Ci sono amici o pseudo amici di Giulio che facevano ricerche più pericolose della sua, ma che non hanno avuto problemi", ha osservato l'avvocato. "Il perché" della fine di Giulio "ci divora da quattro anni – ha sottolineato Ballerini – I nostri consulenti in Egitto mi rispondono: ‘I ‘perché' ci faranno impazzire perché voi siete nativi democratici, da noi la vita umana vale zero quindi non ci poniamo ‘perché'. Tre quattro persone al giorno fanno la fine di Giulio".

"Cos'ha funzionato? Ha funzionato la nostra rete di collaboratori al Cairo che rischia ogni giorno, gratuitamente, alcuni a volte per tutelare la loro incolumità devono dormire in macchina. Ha funzionato il presidente Roberto Fico, funziona mettersi una spilla gialla. Funziona che mettano striscioni, non quando li tolgono. Funzionano i bravi giornalisti che chiedono ad al-Sisi di Giulio", ha detto Ballerini, che ha anche elogiato l'operato dell'ambasciatore Maurizio Massari: "Io sono praticamente certa che se l'ambasciatore Massari non fosse andato all'obitorio noi non avremmo neanche saputo che Giulio era stato torturato. Massari ha compiuto un atto di coraggio, è dovuto quasi correre per andare all'obitorio altrimenti il corpo sarebbe probabilmente sparito". 

"Giulio è stato preso il 25, la notizia l'hanno ricevuta il 27 gennaio. Questo non è normale. Tante cose si potevano fare in due giorni. Loro partono da soli a loro spese per l'Egitto e non vengono messi in sicurezza", ha detto Ballerini, ricostruendo la vicenda.

"Si sa benissimo – ha detto ancora Ballerini – che Giulio è stato preso dai servizi egiziani tant'è che l'ambasciatore Massari si attiva subito e avverte tutti. Giulio non è il primo a essere preso, ci sono state altre sparizioni forzate. Massari usa una strategia sottotraccia che ha funzionato altre volte. Vengono presi, c'è una trattativa e poi rilasciati. Altri italiani sono stati presi ma sono stati così terrorizzati che non parlano. Uno di loro ci ha contattati.Bisognerebbe indagare su questo. Perché quel sistema oliato non ha funzionato per Giulio? Gli egiziani non potevano fare brutta figura con la delegazione di imprenditori italiani che proprio nei giorni della sparizione di Giulio era al Cairo".

"Abbiamo incontrato l'allora premier Matteo Renzi per la prima volta il 7 marzo 2016 e ci ha detto di andare da lui senza legali. Una cosa molto strana. Ci ha detto che aveva una strategia per smuovere gli egiziani e subito dopo è apparsa un'intervista del presidente egiziano al Sisi a Repubblica", ha detto Claudio Regeni, padre di Giulio. "Al secondo incontro Renzi ci ha fatto un discorso come se fossero già in Italia i famosi video delle telecamere di sorveglianza della metro del Cairo, cosa che a quel tempo ufficialmente non era ancora avvenuta".

La famiglia Regeni chiede il ritiro dell'Ambasciatore

"L'ambasciatore Cantini non risponde neanche alla famiglia. L'ultima volta che è venuto in Italia non è neanche andato in procura per uno scambio di informazioni. Gli italiani già non sono tutelati, noi chiediamo al governo di ritirare l'ambasciatore per dare un segnale a quel paese", ha detto il legale Alessandra Ballerini. "E inoltre dichiarare l'Egitto paese non sicuro. In quel paese si rischia di fare la fine di Giulio", ha aggiunto.

"Con l'invio dell'ambasciatore Cantini, dopo il 2017 si è interrotto il filo di comunicazione tra le procure", ha denunciato la madre di Giulio. "L'ambasciatore non ha rapporti con noi", sottolinea. "Cantini non ci risponde, evidentemente persegue altri obiettivi, non di verità e giustizia". Poi c'è l'ambasciatore egiziano a Roma: "Fa di tutto quest'uomo, è una cosa incredibile, incontra industriali, politici e poi dice che noi parliamo male dell'Egitto. Noi ringraziamo chi non va ai suoi incontri. C'è una trama incredibile sotterranea. Una prima barriera alla verità viene già fatta in Italia e qualcuno la permette", è l'accusa dei Regeni.

"Incontrammo Gentiloni il 20 marzo 2017 e ci disse che ci avrebbe dovuto convincere della necessità di rinviare l'ambasciatore in Egitto. E noi gli rispondemmo che non ci avrebbe convinto. Poi ci chiamò il ministro Alfano e ci disse che avevano già deciso di rinviare l'ambasciatore al Cairo. È stata una fuffa velenosa quella di mandare l'ambasciatore Cantini. Vi chiedo di indagare su cosa stia facendo oggi lo studio dell'avvocato Angelino Alfano nei suoi rapporti con l'Egitto", ha detto la madre di Giulo.

"Non spetta a me discutere dei rapporti diplomatici tra Italia e Egitto. Penso che la famiglia abbia la legittimità di chiedere alle istituzioni di questo Paese degli atti concreti e forti che restituiscano autorevolezza al nostro Paese nel rivendicare cooperazione nella ricerca della verità. Cooperazione che finora non c'è stata da parte dell'Egitto", ha commentato Erasmo Palazzotto, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Regeni, al termine dell'audizione.

Come ha denunciato l'avvocato Alessandra Ballerini, anche qui in Italia le conversazioni dei familiari di Giulio sono spiate dagli egiziani: "Anche qua in Italia siamo spiati costantemente" dagli egiziani. "Io ho fatto un esposto alla Digos di Genova, quando parliamo al telefono con i nostri collaboratori la National security li chiama in commissariato a riferire. Se andiamo ai convegni ci sono egiziani che fotografano tutti i presenti. E lo fanno qui a casa nostra, ascoltando tutte le telefonate".

"Sarà mia premura, come parlamentare, chiedere alle autorità di verificare se ci sono delle attività di questo tipo, che non sono consentite", ha risposto Palazzotto.