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Come sarà la riforma della giustizia del governo Meloni e cosa cambia per i magistrati

Separazione delle carriere e un’Alta corte, indipendente dal Csm, per giudicare i magistrati. Il governo ha deciso di accelerare sulla riforma della giustizia, con un ddl costituzionale molto atteso da Forza Italia. Il testo dovrebbe arrivare entro le europee. Ecco cosa ci sarà nella riforma.
A cura di Luca Pons
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Per il governo Meloni, questo è il momento di accelerare sulla riforma della giustizia. Un disegno di legge che modifichi la Costituzione e introduca diverse novità – tra cui la separazione delle carriere per i magistrati, di cui si parla da tempo – dovrebbe arrivare in Parlamento entro le europee, quindi nelle prossime cinque settimane. La decisione è arrivata ieri, dopo un vertice politico e tecnico a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, il ministro della Giustizia Nordio, i suoi vice e sottosegretari e altri esponenti dei partiti della maggioranza. In questo modo, peraltro, alle elezioni tutte e tre le forze del centrodestra potranno rivendicare con gli elettori dei passi avanti su alcune grandi riforme: per FdI il premierato, per la Lega l'autonomia differenziata e per Forza Italia proprio la riforma della giustizia.

Cosa cambierebbe con la separazione delle carriere

Per il momento di questo ddl costituzionale non c'è nulla, neanche una bozza. Ma in una nota diffusa ieri il governo ha delineato alcuni punti chiave su cui intende lavorare sicuramente. C'è innanzitutto, come detto, la separazione delle carriere per i magistrati.

Oggi, il concorso per diventare un pubblico ministero (cioè un magistrato che svolge le indagini) è lo stesso svolto per diventare un giudice. I magistrati sono considerati sullo stesso piano a prescindere dalla loro funzione. Sono tutti rappresentati dal Consiglio superiore della magistratura – presieduto dal presidente della Repubblica – che si occupa delle questioni disciplinari e dei trasferimenti. Le regole per passare da inquirente a giudice e viceversa sono state rese sempre più strette negli anni, tanto che ormai lo fanno pochissimi magistrati.

Nel 2022, la riforma Cartabia ha stabilito che il passaggio si può effettuare una volta sola, e solo nei primi dieci anni della propria carriera. L'intenzione della riforma costituzionale, però, sarebbe di rendere questo passaggio completamente impossibile e portare anche una divisione più netta tra le due categorie. Due concorsi separati, e anche due diversi Csm. Lo stesso Consiglio, peraltro, potrebbe cambiare. L'esecutivo vorrebbe modificare le modalità con cui vengono scelti i suoi componenti: per sorteggio tra i candidati, invece che per elezione da parte dei magistrati.

Nasce un'Alta corte per giudicare i magistrati

In più, per quanto riguarda le questioni disciplinari, non se ne occuperebbe più il Consiglio superiore di magistratura ma una Alta corte, esterna al Consiglio superiore della magistratura. Su questo punto e sul funzionamento specifico dell'Alta corte le intenzioni del governo non sono ancora chiare: che rapporto avrebbe, ad esempio, questa nuova corte con il presidente della Repubblica, che è a capo del Csm?

L'ispirazione sarebbe quella della "Corte di giustizia della magistratura", un organismo che non è mai esistito ma era stato ipotizzato in una bozza di riforma della giustizia elaborata dalla commissione Bicamerale nata nel 1997 e guidata da Massimo D'Alema. Questa prevedeva nove membri, eletti nel Csm, cosa che invece potrebbe cambiare nella versione del governo Meloni. Nelle prossime settimane emergeranno più dettagli che permetteranno di capirne meglio il funzionamento.

Il viceministro Sisto: "Non toglierà indipendenza alla magistratura, è una balla"

Il passo avanti sulla riforma ha già avuto il parere positivo di Azione, partito di Carlo Calenda che in tema di giustizia si è spesso schierato sulle posizioni del ministro Nordio. Da parte dell'Associazione nazionale dei magistrati, invece, c'è la preoccupazione che il cambio della Costituzione possa rendere meno indipendente la magistratura rispetto al potere politico. Un timore a cui ha risposto il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto (FI): "Questa è una balla. L'ho detto più e più volte: nessuno intende assoggettare i pubblici ministeri, men che mai il giudice al potere esecutivo. È giusto discutere, il dissenso va bene, serve a migliorare le leggi. Però quando poi si arriva in Parlamento, nessuno disturbi la magistratura e nessuno disturbi il Parlamento".

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