Il 18 e 19 febbraio, pochi giorni prima che l'Europa venisse travolta in pieno dall'epidemia di coronavirus scoppiata a Wuhan, il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc) si è riunito per due giorni di vertice in Svezia. Giornate in cui però sono stati totalmente minimizzati i rischi dell'infezione che si stava già diffondendo indisturbata per tutta Europa. A 72 ore dai primi casi scoperti in Italia, che mostrarono come il Sars-Cov-2 si fosse propagato silenziosamente in tutto il Nord del Paese, i membri dell'Ecdc, il cui compito è quello di monitorare la salute pubblica europea, hanno ignorato il pericolo. A rivelarlo è il quotidiano spagnolo El País, che ha visualizzato i verbali delle riunioni di quei giorni: documenti che palesano come l'Ecdc non avesse idea della portata dell'emergenza, considerando "basso" il rischio per la popolazione europa e "da basso a moderato" per il sistema sanitario.

Solo una ventina, sui 130 punti totali discussi, sono dedicati al coronavirus. Paesi come l'Austria o la Slovacchia avvertono addirittura di non creare paura nella popolazione per niente. In Europa, al momento della riunione, sono stati diagnosticati solo qualche decina di casi, tutti riguardanti pazienti provenienti dalla Cina. Non si ha quindi la percezione della presenza del virus sul territorio. Per questa stessa ragione, l'Ecdc individua un unico criterio per cui debba essere effettuato il tampone, e cioè un viaggio recente in Cina. Non saranno testate le polmoniti sospette. Anche se un esponente tedesco sottolinea come le strategie di contenimento messe in atto fino a questo momento non abbiano funzionato in quanto "le malattie non rispettano le frontiere" e propone di mettere in campo una serie di raccomandazioni per preparare i Paesi, il problema non verrà trattato almeno per un'altra settimana. Solamente dopo i primi decessi in Italia.

In quei giorni vengono anche sottolineati i problemi di mercato legati all'approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale. L'esponente dei Paesi Bassi sottolinea come ci siano "poche mascherine disponibili", mentre la Germania evidenzia le problematiche nelle produzioni nazionali. Sempre l'Olanda rimarca inoltre come ci potrebbero essere dei "problemi riguardo la capacità degli ospedali in merito ai posti letto disponibili". Il debole avvertimento, però, non riuscirà a far sì che le strutture ospedaliere si attrezzino per far fronte all'epidemia.