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Opinioni
16 Ottobre 2021
15:17

Come funziona la tratta delle donne nigeriane che vengono fatte prostituire in Italia

Se ci avete mai fatto caso, le prostitute sono prima di tutto donne. Con questo video vi racconto come funziona la tratta delle donne dalla Nigeria all’Italia, il rito del juju con il quale vengono soggiogate, i peli pubici consegnati e il sangue di un animale che viene fatto loro bere per suggellare il ricatto.
A cura di Saverio Tommasi
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Donna uscita dalla violenza della tratta
Donna uscita dalla violenza della tratta

Avete presente quando in auto attraversiamo strade periferiche, talvolta poco illuminate, quelle strade piene di prostitute, strade sempre più vicine ai centri storici delle città? Quelle prostitute sono donne, la maggior parte delle volte minorenni o neo maggiorenni.

Sono donne che un giorno hanno deciso di scappare dal Paese in cui sono nate per provare a migliorare il loro futuro, e si sono ritrovate vittime della tratta, vittime di trafficanti senza alcuno scrupolo. Donne vittime di un giuramento – che si chiama juju – che le obbliga a ripagare un debito enorme con prestazioni sessuali pagate dai clienti 5, 10 o 20 euro.

Ho girato questo video al confine fra Abruzzo e Marche, in una zona dove la vendita del proprio corpo avviene in tutti gli orari, notte e giorno, e in qualsiasi condizione atmosferica: freddo, caldo o neve; in macchina o all'aperto, dietro i canneti.

Ho girato questo video per raccontarvi come funziona la tratta delle donne nigeriane in Italia, e ho deciso di farlo nell'unico modo possibile: con la voce delle donne, e seguendo lo straordinario lavoro di un'associazione come On the Road, che gestisce case di accoglienza protette per le donne che decidono di denunciare gli aguzzini e poi hanno necessità di un alloggio segreto e di un percorso umano.
On the Road segue le donne dal principio, compreso il primo approccio in strada.

Partiamo da un dato: in Italia si calcola che dai 5 agli 8 milioni di italiani, abbiano avuto rapporti con prostitute.

Facciamo ora un passo avanti: le donne nigeriane arrivano in Italia dopo il rito del juju, un rito assimilabile al religioso, in cui promettono fedeltà a qualcuno che poi in Italia si rivela essere la cosiddetta madame, cioè la sfruttatrice.
Il rito del juju consiste in un giuramento, dove qualcosa si consegna – ad esempio peli, capelli, peli pubici o ascellari, sangue – e qualcosa si prende – cioè viene chiesto alle ragazze di ingerire materiale organico oppure bere del sangue di un animale appena ucciso, oppure mangiare il cuore di una bestia. Questo doppio atto suggella il patto.

Le ragazze credono a questo rito, e tramite questo rito restano soggiogate. Le conseguenze del tradire questo rito sono considerate terribili, e possono riguardare malattie, sterilità o pazzia.

Si tratta di un vero ricatto, che le vincola nella sostanza per la vita: un debito contratto di 30 o 40 mila euro, che si impegno a restituire con prestazioni pagate 10 euro, più le spese di vitto e alloggio, significa infatti per loro non riuscire più a liberarsi.

Nessuno nel Paese di origine sa cosa fanno realmente in Italia queste ragazze, soprattutto non lo sanno le loro famiglie. Le donne raccontano di fare le parrucchiere o le baby sitter, qualcuna di loro racconta di lavorare in un bar. Dunque ragazze giovanissime che hanno sulle spalle lo sfruttamento quotidiano ma anche la responsabilità di mantenere la propria famiglia nel Paese di origine.

Uno dei più pregiudizi più squallidi che si possa avere verso queste donne me lo racconta Fabio, coordinatore del settore tratta per On the Road: "Pensare che alcune donne siano più portate per etnia a fare questo lavoro, è questo un aspetto inquietante del pensare. Lo dicevano anche delle nostre nonne e delle nostre madri, quando emigravano in Germania per lavorare, ritrovandosi poi a Monaco a prostituirsi: ‘le italiane sono più portate', dicevano. Oggi viene detto delle albanesi, o delle nigeriane, ma naturalmente non è vero".

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Sono giornalista e video reporter. Realizzo reportage e documentari in forma breve, in Italia e all'estero. Scrivo libri, quando capita. Il più recente è "Siate ribelli. Praticate gentilezza". Ho sposato Fanpage.it, ed è un matrimonio felice. Racconto storie di umanità varia, mi piace incrociare le fragilità umane, senza pietismo e ribaltando il tavolo degli stereotipi. Per farlo uso le parole e le immagini. Mi nutro di video e respiro. Tutti i miei video li trovate sul canale Youmedia personale.
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