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Come cambierà il fisco con la riforma del governo Meloni

Ok alla Camera al disegno di legge di delega al governo per la riforma fiscale. Per il viceministro Leo è “una riforma ambiziosa e strutturale che interviene su tutti i principali aspetti del sistema tributario, nazionale ed internazionale. Si muove su diverse direttrici: la prima, sicuramente, è la certezza del diritto”.
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A cura di Annalisa Cangemi
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Il viceministro all'Economia Maurizio Leo, in un'intervista al ‘Quotidiano Nazionale', ha commentato l'ok della Camera alla delega fiscale, che il governo punta a farla diventare legge prima del fermo di agosto. Il testo è stato approvato ieri con 182 sì, 97 no e 6 astenuti. Ora il ddl passa all’esame del Senato.

Tra le principali novità ci sono la detassazione di straordinari e  tredicesime per i redditi più bassi, rateizzazione dell’acconto delle tasse di novembre, superamento graduale dell’Irap, senza aumenti a carico delle imprese. E ancora, la stretta sulle e-cig, con il divieto di vendita a distanza, il riordino delle tasse automobilistiche, con l'obiettivo di superare il superbollo. La flat tax con aliquota unica resta all'orizzonte, e il governo assicura che arriverà entro la fine della legislatura. Stop per il momento invece alla flat tax "incrementale" anche per i lavoratori dipendenti, una misura che era stata già introdotta nella manovra, per ora limitata alle partite Iva: la norma prevede un meccanismo con un'aliquota agevolata per gli incrementi di reddito rispetto al reddito più elevato dei tre anni precedenti, ma è stata cancellata con un emendamento al testo.

"Si tratta di una riforma ambiziosa e strutturale che interviene su tutti i principali aspetti del sistema tributario, nazionale ed internazionale. Nasce dalla necessità di superare un sistema obsoleto il cui impianto risale a oltre mezzo secolo fa e si muove su diverse direttrici, la prima, sicuramente, è la certezza del diritto. L'amministrazione finanziaria deve fornire ai contribuenti regole certe, anche per attirare investitori stranieri e riportare in Italia i soggetti italiani che sono andati all'estero".

Regole certe, ma la parola chiave è la semplificazione: "Certo, un altro tema riguarda la semplificazione. Da questo punto di vista abbiamo un sistema obsoleto. Prendiamo ad esempio le istruzioni alla dichiarazione dei redditi: oltre 1.000 pagine. In particolare, 140 pagine per il modello 730, 350 pagine per il modello persone fisiche, 250 pagine per le società di persone e 300 per le società assolutamente allarmanti. Nonostante il grande sforzo fatto dalle amministrazioni finanziarie preposte, alle quali va sempre il nostro ringraziamento per il lavoro svolto quotidianamente, abbiamo ancora un tax gap che va dai 75 ai 100 miliardi".

Secondo Leo bisogna cambiare approccio, "scommettendo su una sorta di ‘patto con i contribuenti' attraverso la cooperative compliance e una nuova forma di collaborazione per i contribuenti più piccoli come il concordato preventivo biennale".

"La tecnologia – continua – ci può dare una grande mano. Oggi abbiamo banche dati interoperabili, fatturazione elettronica, precompilate e corrispettivi telematici. E sono convinto che l'intelligenza artificiale possa rappresentare un elemento valido per avviare un nuovo rapporto tra fisco e contribuente".

E poi c'è anche un altro punto "che è impossibile non citare. La necessità di ripensare il sistema sanzionatorio, che oggi è fuori da ogni logica rispetto ai meccanismi adottati in altri Paesi. Prendiamo il caso dell'Iva: abbiamo sanzioni che oscillano dal 120 al 240 per cento. In Europa la media si attesta al 60 per cento. È un sistema che va rivisto e non vogliamo farlo, chiaramente, per ‘strizzare un occhio' agli evasori". 

Lo chiede infatti anche la Corte costituzionale, "la quale, in un recente provvedimento, ha detto che occorre allineare il meccanismo delle nostre sanzioni amministrative ai meccanismi europei e ha messo in luce il principio della proporzionalità. Se intervenissimo su questo versante, dimostreremmo che l'Italia vuole allinearsi ai principali partner europei e ai Paesi più avanzati a livello mondiale".

Quanto al cosiddetto concordato preventivo biennale: "Bisogna partire da un'esigenza: va cambiato l'approccio sull'accertamento. E va fatto distinguendo tra le aziende di maggiori dimensioni e quelle di minori dimensioni. Per quelle di minori dimensioni si può pensare a un concordato preventivo biennale. Oggi l'amministrazione finanziaria ha a disposizione talmente tanti elementi che può convocare il contribuente e proporgli un accordo, fissando per due anni la base imponibile. Per cui il contribuente saprà già quante tasse dovrà versare nel biennio successivo e, se accetterà, non sarà sottoposto, fermo restando gli obblighi Iva e contabili, ad alcun tipo di accertamento. Ecco, agire ex ante piuttosto che ex post è un modus operandi che ci viene richiesto anche a livello Ocse".

Quando arriverà la flat tax

Per quanto riguarda la ‘tassa piatta' "Il nostro obiettivo – ha detto ancora Leo – è andare verso un abbassamento complessivo del carico fiscale, senza fare salti in avanti. Il governo non ha mai pensato a una manovra in deficit. La flat tax è un impegno che manterremo ma lo faremo gradualmente: dalle 4 aliquote passeremo a 3 per poi avvicinarci, compatibilmente con le risorse disponibili, a un meccanismo di aliquota unica, sempre nel rispetto di tutte le regole di progressività sancite dalla Carta costituzionale".

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