Come andare in pensione nel 2026 e cosa cambia nei requisiti per vecchiaia e anticipata: guida alle novità

Da quest'anno il panorama delle pensioni italiane cambia radicalmente: andare in pensione prima dei 67 anni, infatti, diventa sempre più difficile. La cancellazione di Quota 103 e di Opzione Donna segna la fine delle principali misure flessibili che consentivano di anticipare l'uscita dal lavoro, riportando il sistema previdenziale a concentrarsi quasi esclusivamente sui canali tradizionali. Insomma, per chi sperava di lasciare il lavoro qualche anno prima, le regole diventano ora molto più rigide e le possibilità concrete di pensionamento anticipato si riducono notevolmente, costringendo migliaia di lavoratori a ripensare i propri piani e a valutare attentamente le alternative rimaste.
Come funziona la pensione anticipata ordinaria nel 2026: i requisiti
Per chi non rientra in misure speciali, l'unica strada strutturale ora per uscire prima della vecchiaia resta la pensione anticipata ordinaria. Nel 2026, i requisiti restano:
- Uomini: 42 anni e 10 mesi di contributi
- Donne: 41 anni e 10 mesi di contributi
Non serve raggiungere un'età minima quindi, ma va considerato un piccolo dettaglio: l'assegno non parte subito. Quini un uomo che ha completato i 42 anni e i 10 mesi di contributi a febbraio di quest'anno, vedrà partire la pensione probabilmente da maggio o anche più tardi se lavora nel pubblico impiego.
Cosa cambia per la pensione di vecchiaia nel 2026: età e requisiti per l'uscita dal lavoro
Il canale più tradizionale e alla portata della maggior parte dei lavoratori resta la pensione di vecchiaia. Per accedervi, quest'anno, è necessario aver compiuto 67 anni di età e aver accumulato almeno 20 anni di contributi effettivamente versati. Diversamente dalla pensione anticipata, qui non sono previste finestre mobili: una volta raggiunti i requisiti, l'assegno decorre automaticamente dal primo giorno del mese successivo, senza attese aggiuntive. Anche per il 2026 l'adeguamento alla speranza di vita è sospeso, quindi non ci saranno incrementi automatici dell’età o dei contributi richiesti: chi ha avuto una carriera lavorativa discontinua o periodi senza contribuzione deve però prestare particolare attenzione: senza aver raggiunto i 20 anni di contributi, non è possibile accedere alla pensione di vecchiaia e si può beneficiare solo di strumenti residuali, come l'assegno sociale. Si tratta però di un sostegno economico più limitato e condizionato da requisiti economici stringenti, che non sostituisce una vera pensione contributiva.
Insomma, nella pratica, per molti lavoratori, la pensione di vecchiaia resta l'obiettivo principale e il punto di riferimento sicuro, soprattutto per chi non rientra nelle misure straordinarie di uscita anticipata.
Addio a Opzione donna, resta l'Ape sociale
Il 2026 segna anche la fine definitiva di Opzione donna, uno degli strumenti flessibili più utilizzati dalle lavoratrici per anticipare il pensionamento. Chi non aveva maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024 non può più accedervi. Rimane però aperta la possibilità per chi aveva già i requisiti di presentare domanda negli anni successivi, ma si tratta comunque di una misura in via di estinzione, che non tornerà più come opzione flessibile nel sistema previdenziale. Restando invece disponibile fino al 31 dicembre 2026, l'Ape sociale offre ancora una possibilità di uscita anticipata, ma solo in determinate condizioni: possono accedervi lavoratori a partire dai 63 anni e 5 mesi di età, con almeno 30 anni di contributi (36 per chi svolge lavori gravosi). Va chiarito che l'Ape sociale non è una vera pensione, ma un'indennità ponte: accompagna cioè il lavoratore fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.
Eccezioni per alcune categorie particolari
In questo contesto, alcune categorie continuano a godere di regole speciali, anche nel 2026.
- Lavoratori precoci: chi ha versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni può andare in pensione anticipata con 41 anni di contributi, ma soltanto se rientra insieme periodiche condizioni di tutela, come disoccupazione, invalidità o lavori gravosi.
- Lavori usuranti o notturni: è possibile accedere alla pensione con requisiti ridotti, dimostrando di aver svolto continuativamente mansioni particolarmente pesanti o impegnative. Queste deroghe restano però limitate a pochi casi e non compensano la scomparsa delle misure flessibili, confermando come per la maggior parte dei lavoratori il pensionamento anticipato sia ormai una possibilità rara e molto selettiva.