La Cassazione ha stabilito che non è reato coltivare in casa piantine di cannabis, se destinate all'uso personale. Nella sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione del 19 dicembre scorso, depositata ieri, 16 aprile, si leggono le motivazioni: "Non costituiscono reato le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica destinate ad uso personale". 

"Il reato di coltivazione di stupefacenti è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell'immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente", rileva la Corte, secondo la quale però "devono ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all'ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni svolte in forma domestica, che, per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante, il modestissimo quantitativo di prodotto ricavabile, la mancanza di ulteriori indici di un loro inserimento nell'ambito del mercato degli stupefacenti, appaiono destinate in via esclusiva all'uso personale del coltivatore".

Con questo verdetto gli ermellini hanno accolto il ricorso di un trentenne campano condannato a un anno di reclusione e tremila euro di multa, perché in casa aveva due piantine e una riserva di circa 11 grammi di cannabis. Ora la Corte di Appello di Napoli dovrà riesaminare il caso.

"Questa decisione" ha spiegato Marco Perduca dell'Associazione Luca Coscioni e presidente di Science for Democracy "stabilisce una volta per tutte la non punibilità della produzione domestica per uso personale. Una buona notizia per questi giorni in cui l'approvvigionamento era caduto vittima del lockdown e un chiaro segnale di nulla osta al Parlamento affinché riveda norme contrarie al buon senso e alla proporzionalità delle sanzioni penali e amministrative previste per quella attività. Tra le varie proposte depositate dal 2016 c'è anche la legge d'iniziativa popolare Legalizziamo.it". Questo tema sarà al centro della riunione degli Stati Generali della Cannabis co-promossi dall'Associazione Luca Coscioni che si terranno online linedì 20 aprile, giornata mondiale della marijuana.

"Siamo davanti a una pronuncia storica che depenalizza la coltivazione di cannabis per uso personale, considerando questa azione – al pari della detenzione per uso personale – un illecito amministrativo. La Suprema Magistratura indica chiaramente come l'articolo 73 del Testo Unico sulle droghe debba essere cambiato e per questo lunedì prossimo, 20 aprile, lanceremo una grande iniziativa di disobbedienza civile", ha spiegato Antonella Soldo, portavoce di Meglio Legale. "#Iocoltivo è un'iniziativa promossa da Meglio Legale, Dolcevita, Associazione Luca Coscioni, Radicali Italiani e aperta alla partecipazione e al sostegno di altre associazioni e singoli cittadini che credono che la legge italiana vada cambiata", ha detto Soldo.

"Invitiamo tutti a mettere un seme in un vaso cominciando così la coltivazione di cannabis. Un gesto, una dimostrazione che ha come obiettivo quello di invitare il Parlamento a seguire il chiaro indirizzo che proviene dalla più alta Corte di Giustizia italiana in materia penale: decriminalizzare la coltivazione per uso personale. #iocoltivo non è una campagna di disobbedienza civile; al contrario è affermazione civile volta ad ottenere una giustizia più equa e razionale, libera di perseguire i reati più gravi e fare una vera e propria guerra al narcotraffico. È una battaglia di civiltà e sono invitati a farla tutti i cittadini maggiorenni disposti a coltivare una sola pianta e a rendere pubblico l'eventuale svolgimento dell'iter giudiziario. Il Parlamento, anche in una fase così delicata come quella dell'emergenza Coronavirus, non può venire meno dalla sua funzione legislativa. Questa è una battaglia che merita il più ampio sostegno civile".

"Un importante passo avanti per l'Italia verso la legalizzazione della produzione per autoconsumo, al quale deve affiancarsi un rapido intervento del legislatore. La giurisprudenza indica la strada, ma e' il legislatore a dover fare chiarezza una volta per tutte. Legalizzare la coltivazione di Cannabis in casa per uso personale significa offrire ai consumatori un'alternativa legale al mercato nero e, di conseguenza, sottrarre una fetta del mercato alle mafie", hanno commentato Massimiliano Iervolino e Giulia Crivellini, Segretario e Tesoriera di Radicali Italiani.