Il riscaldamento globale causato dall'uomo farà aumentare la siccità e le piogge estreme in tutto il mondo, con ripercussioni gravi sulla produzione agricola e la sicurezza delle forniture alimentari. A pagarne le conseguenze saranno soprattutto le popolazioni più povere di Africa e Asia, con guerre e migrazioni. È quanto emerge dal rapporto ‘Cambiamento climatico e territorio' del comitato scientifico dell'Onu sul clima, l'Ipcc, diffuso oggi.

In particolare, secondo lo studio, nelle regioni aride, il cambiamento climatico e la desertificazione porteranno a riduzioni nella produttività dei raccolti e del bestiame. Le zone tropicali e subtropicali saranno le più vulnerabili. Asia e Africa avranno il maggior numero di persone colpite dall'aumento della desertificazione, mentre Nord America, Sud America, Mediterraneo, Africa meridionale e Asia centrale vedranno aumentare gli incendi. In un tale scenario è facile intuire come i gli spostamenti di persone all'interno dello stesso Paese e tra un Paese all'altro, non faranno altro che aumentare. Eventi atmosferici estremi incideranno sulla rottura della catena alimentare, peggiorando la qualità della vita delle popolazioni, che si vedranno così costrette a migrare per sopravvivere.

Secondo l'Onu occorre pensare a "Diete bilanciate, con alimenti a base di vegetali e di fonte animale prodotti con sistemi sostenibili e a basse emissioni, presentano grandi opportunità per l'adattamento e la mitigazione (del cambiamento climatico, n.d.r.), mentre generano significativi benefici accessori in termini di salute umana. Al 2050, cambi nella dieta potrebbero liberare diversi milioni di km quadrati di territorio e fornire un potenziale tecnico di mitigazione da 0,7 a 8,0 miliardi di tonnellate equivalenti di CO2 all'anno". 

Secondo l'Ipcc oggi il 25-30% della produzione alimentare viene persa o finisce nella spazzatura. Se si eliminasse questo spreco, si taglierebbero anche i gas serra: perdita e spreco di cibo contribuiscono per un 8-10% alle emissioni climalteranti dell'uomo. "La riduzione delle perdite e dello spreco di cibo può abbassare le emissioni di gas serra e contribuire all'adattamento (al cambiamento climatico, n.d.r.) – hanno spiegato i ricercatori dell'Ipcc – attraverso la riduzione del territorio richiesto per la produzione alimentare. Nel periodo 2010-2016, perdita e spreco globali di cibo hanno contribuito per un 8 – 10% alle emissioni di gas serra di origine umana. Al momento, il 25-30% della produzione globale di cibo è persa o sprecata".