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Cinque minuti, nove manifestanti, due deputati: la fallimentare marcia dei Vannacciani sulla Camera

I sostenitori del vicesegretario della Lega Roberto Vannacci inscenano un sit alla Camera in contro il nuovo decreto per l’invio di aiuti all’Ucraina, varato dal governo. Vannacci però non c’è e davanti a Montecitorio si presentano solo nove manifestanti. In aula, intanto, due deputati del Carroccio votano contro la risoluzione di maggioranza, sulle comunicazioni del ministro Crosetto riguardo al conflitto russoucraino. E i colonnelli della Lega minacciano: “Chi fa così, con noi ha chiuso”.
A cura di Marco Billeci
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Quando arriviamo in piazza Montecitorio, troviamo solo un nutrito gruppo di forze dell'ordine, a presidiare l'ingresso della Camera. Dentro il ministro della Difesa Crosetto sta riferendo sulla situazione in Ucraina e sull'ultimo decreto del governo per l'invio di aiuti – anche militari – al Paese aggredito dalla Russia. Fuori, in piazza, è annunciato un sit in del team Vannacci ‘Roma caput mundi'. Sono i fedelissimi romani dell'eurodeputato e vicesegretario leghista Roberto Vannacci, che nei giorni scorsi ha comandato la "sollevazione" dei suoi seguaci dentro la Lega, al grido di "Basta armi e soldi a Kiev".

Va bene, ma dove sta questo esercito agli ordini dell'ex generale? Eccoli arrivare in corteo dalla vicina piazza Capranica. All'inizio non si capisce bene quanti sono, perché li attorniano una folla di fotografi e telecamere. Quando finalmente srotolano lo striscione davanti a Montecitorio, con la scritta "Basta Finanziamenti a Kiev per le armi, le risorse per i cittadini italiani", allora possiamo contare i manifestanti. Sono nove in tutto, guidati dall'ex consigliere comunale Marco Pomarici, rientrato nella Lega dopo un peregrinare tra vari partiti del centrodestra. Vannacci non c'è, come da cliché della storia che si ripete in farsa, l'eurodeputato osserva la marcetta su Roma dei suoi da lontano, da Bruxelles dove è impegnato all'Europarlamento.

Aspettiamo allora che si manifestino i parlamentari che hanno giurato fedeltà all'ex generale, pronti a eseguire gli ordini e votare contro la risoluzione di maggioranza sull'Ucraina, anche a costo di andare contro le indicazioni di Salvini. Si affaccia Emanuele Pozzolo, il deputato ex Fratelli d'Italia noto alle cronache per la storia degli spari di Capodanno nel 2024. Ma di fronte alla scenario desolante del sit-in, Pozzolo ripiega subito su un bar vicino. Subito dopo escono finalmente allo scoperto i deputati leghisti. Sono due, il toscano Edoardo Ziello e il pugliese Rossano Sasso.

La coppia di deputati guarda i nove vannacciani, che nel frattempo hanno già riarrotolato lo striscione. Esitano poi – annusata la mala parata – decidono di optare per un passaggio volante tra i manifestanti, ma "solo per salutare vecchi amici". Tutto il sit in dura meno di cinque minuti. Ok, ma almeno i parlamentari leghisti sono venuti per annunciare il loro voto contrario alla maggioranza sull'Ucraina? Macché. Quando chiediamo a Sasso come voterà in aula, la risposta è battistiana: "Lo scoprirete solo vivendo".

La reazione della vecchia guardia della Lega

Cambio scena. Quando in Transatlantico si diffondono sugli smartphone le immagini dei nove arditi di Vannacci davanti alla Camera, i leghisti della vecchia guardia sghignazzano: "Più che una falange, sembra un manipolo". Poi lontano dai microfoni, i ragionamenti si fanno più seri. "Pensavano con questa operazione di tirarsi dietro chissà quanti parlamentari e invece…", ragiona una voce di primo piano del partito di Salvini. Un'operazione sbagliata tanto più perché – sostengono i leghisti che hanno seguito la trattativa sulla risoluzione di maggioranza votata in aula – nel testo stavolta si sono accolte molte delle istanze del Carroccio, a partire dalla necessità di riallacciare il dialogo con la Russia, dopo l'apertura in questo senso fatta da Meloni, nel corso della conferenza stampa di inizio anno.

Resta il rebus su quale sia l'obiettivo di Vannacci e dei suoi sodali dentro le Camere. Creare un nuovo partito? O invece far pesare i numeri e i voti del generale dentro la Lega, al momento di assegnare i posti in lista, quando si tornerà alle urne per le elezioni politiche? "Se pensano così, hanno sbagliato di grosso", dice uno dei colonnelli di Salvini in parlamento, "non conoscono la storia della Lega, chi fa queste cose con noi ha chiuso". Il messaggio è chiaro: le speranze di ricandidatura per chi si schiera con il vicesegretario ribelle del Carroccio sarebbero inesistenti.

Alla fine la risoluzione di maggioranza sull'Ucraina viene approvata alla Camera 186 voti favorevoli, 49 contrari e 81 astenuti. Ziello e Sasso della Lega votano contro, così come Pozzolo. Qualche altro leghista vannacciano è assente, come il deputato Domenico Furgiuele. Magari qualche altra defezione si manifesterà più tardi in Senato, ma al momento le truppe di Vannacci sembrano davvero troppo scarse per muovere guerra, dentro o fuori dal partito. Vedremo nei prossimi giorni se il vice di Salvini deciderà di provare comunque ad affondare il colpo. O se magari saranno i custodi dell'ortodossia leghista a esaurire la pazienza. Oppure se nel Carroccio si andrà ancora avanti a colpi di penultimantum, con il segretario  diviso tra la fedeltà alla maggioranza e il cuore che batte non lontano dagli stessi slogan di Vannacci.

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