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Chi è Stefano Beltrame, nuovo ambasciatore in Russia e consigliere di Salvini ai tempi del caso Metropol

Stefano Beltrame, 64 anni, è un diplomatico di lungo corso. Il governo Meloni l’ha scelto come nuovo ambasciatore italiano in Russia. Beltrame è considerato vicino alla Lega: in passato è stato consigliere del ministro Giorgetti, di Luca Zaia, e anche di Matteo Salvini quando era ministro dell’Interno. Erano gli anni dello scandalo Metropol, la trattativa sui finanziamenti russi alla Lega mai andata in porto.
A cura di Luca Pons
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Il nuovo ambasciatore italiano in Russia sarà Stefano Beltrame, diplomatico di 64 anni con una lunga carriera alle spalle che ha toccato numerosi Paesi in Europa, America e Medio Oriente. Lo ha annunciato ieri Antonio Tajani, ministro degli Esteri. Beltrame è considerato vicino alla Lega, se non altro perché in passato ha fatto da consulente a tre diversi esponenti di punta del Carroccio: Luca Zaia al primo mandato da presidente del Veneto, dal 2010 al 2013; Giancarlo Giorgetti al ministeri dell'Economia, dal 2023 fino alla nomina attuale; e soprattutto Matteo Salvini tra il 2018 e il 2019, quando era ministro dell'Interno durante il primo governo Conte. Sono anche gli anni in cui scoppiò il caso Metropol, su una trattativa per dei finanziamenti russi alla Lega.

La carriera di Stefano Beltrame da ambasciatore

Come detto, Beltrame ha molti anni di esperienza diplomatica alle spalle. Nato a Borgo Venezia, in provincia di Verona, nel 1960, si è laureato in Scienze politiche all'Università di Padova e nel 1991 ha ottenuto il primo incarico al ministero degli Esteri. Negli anni Novanta ha lavorato nelle ambasciate in Kuwait e in Germania. È tornato per qualche anno a Roma, alla Direzione per i rapporti con il Medio Oriente, mentre dal 2003 al 2006 è stato trasferito in Iran. Poi l'ambasciata di Washington fino al 2010, quando ha preso un incarico in casa.

Dal 2010 al 2013 è stato il consigliere diplomatico di Luca Zaia, allora al suo primo mandato da presidente del Veneto. Non a caso, Zaia è stato il primo politico a fare le congratulazioni a Beltrame per la nomina a Mosca. Ha lasciato il Veneto quando Emma Bonino, ministra degli Esteri del governo Letta, l'ha nominato console a Shanghai: qui è rimasto dal 2013 al 2018.

È ritornato ancora una volta in Italia per fare il consigliere diplomatico del segretario della Lega, Matteo Salvini, da ministro dell'Interno nel primo governo Conte. Nel 2019, tra l'altro, ha accompagnato Salvini nel suo viaggio a Washington. Era il primo mandato di Donald Trump.

Terminata l'esperienza degli esecutivi a guida Giuseppe Conte, nel 2021 il governo Draghi ha nominato Beltrame ambasciatore in Austria. Nel 2023 Giancarlo Giorgetti l'ha richiamato, di nuovo come consigliere diplomatico. Incarico che ha lasciato ufficialmente ieri.

Il rapporto con la Lega e il caso Metropol

Come detto, Beltrame è considerato un diplomatico molto gradito dalla Lega. Era al fianco di Salvini durante il viaggio negli Stati Uniti di Trump, e sarebbe stato anche tra gli organizzatori del viaggio che l'allora ministro dell'Interno – notoriamente ben disposto nei confronti di Vladimir Putin – fece a Mosca nell'ottobre 2018. Il viaggio avvenne negli stessi giorni in cui, all'hotel Metropol, si svolgeva una trattativa per dei finanziamenti russi alla Lega.

Il caso Metropol esplose solo l'estate successiva. A luglio i giornali pubblicarono registrazioni audio che rivelavano che Gianluca Savoini (il cui legame con Salvini è stato argomento di dibattito) si trovava nell'hotel di Mosca insieme ad altri due italiani per incontrare tre cittadini russi che dicevano di rappresentare esponenti politici di rilievo. Lo scopo del faccia a faccia era ultimare un accordo per finanziare il Carroccio con la compravendita di petrolio russo.

Dalla vicenda nacque un'inchiesta giudiziaria che si è poi chiusa a inizio 2023 con l'archiviazione. Il Tribunale di Milano ha stabilito che una trattativa c'era stata, ma che non era andata a buon fine. Non c'erano gli estremi per i reati di corruzione internazionale (perché non si sapeva quali politici russi avrebbero beneficiato dall'accordo) né di finanziamento illecito (perché, appunto, i soldi non erano mai partiti).

Non si è mai saputo se Matteo Salvini fosse a conoscenza della cosa. Il ministro ha smentito ogni legame con la vicenda. Per quanto Savoini e gli altri italiani parlassero di lui, non c'è stata alcuna prova di un suo coinvolgimento. In tutto questo quadro, il ruolo di Beltrame nel caso Metropol sarebbe semplicemente quello di consigliere diplomatico che ha contribuito a organizzare il viaggio del ministro a Mosca.

Perché il governo ha scelto Beltrame come ambasciatore in Russia

Negli ultimi mesi si era preparato lo scatto di carriera di Stefano Beltrame: alla fine dello scorso anno era arrivata la nomina ad ambasciatore di grado, e quest'estate è partita la trattativa interna la governo per inserirlo in un incarico di peso. Secondo le ricostruzioni, su spinta degli esponenti della Lega. È una mossa insolita sostituire così velocemente l'ambasciatrice a Mosca, Cecilia Piccioni, che si era insediata solamente a luglio 2024. Ora Piccioni sarà promossa a capo del Dipartimento degli Affari politici del ministero.

Sembra molto probabile che la nomina dell'ambasciatore in Russia sia stata anche una ‘concessione' del ministro degli Esteri Tajani al Carroccio. C'è anche chi l'ha interpretata come una mossa più strategica: un modo per migliorare i rapporti con Mosca, sia perché questa è la linea del Carroccio, sia perché lo richiedono gli Stati Uniti sotto la presidenza Trump. Tanto è vero che negli ultimi mesi sia Francia (ad aprile) che Germania (ad agosto) hanno cambiato ambasciatori nel Paese. Anche se non hanno scelto figure vicine a un partito così ‘morbido' verso Putin.

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