Che cosa ha detto Peter Thiel nelle lezioni sull’Anticristo che sta tenendo a Roma

C'è un miliardario della Silicon Valley, tra i più influenti e controversi del mondo tecnologico e politico americano, che in questi giorni sta tenendo a Roma una serie di lezioni dedicate all'Anticristo, alla crisi dell'Occidente e al rapporto tra democrazia e tecnologia. Il suo nome è Peter Thiel, ha 59 anni, un patrimonio stimato in decine di miliardi di dollari e una biografia che intreccia imprese tecnologiche, filosofia politica e relazioni strettissime con il potere statunitense, a partire dal suo storico sostengono a Donald Trump.
Il ciclo di conferenze, quattro incontri a porte chiuse, si svolge in in una sede riservata nel centro della capitale, con la prima lezione ospitata a Palazzo Taverna, tra piazza Navona e Castel Sant'Angelo. A organizzare l'iniziativa è stata l'associazione culturale Gioberti, circolo cattolico di orientamento conservatore che ha invitato l'imprenditore a riflettere su un tema apparentemente insolito per un protagonista della Silicon Valley: la figura dell'Anticristo nella modernità.
L'atmosfera, come hanno raccontato i presenti, è stata volutamente austera: Thiel ha parlato per circa due ore davanti a una platea ristretta di studenti, seminaristi e ospiti selezionati, con luci soffuse e un leggio portato con sé. E ha scelto fin dall'inizio di lasciare sospeso il punto più curioso dell'intero ciclo di incontri: chi sarebbe oggi, nel mondo contemporaneo, l'Anticristo: "So che vi state chiedendo chi sia", ha detto ai partecipanti: "Lo capiremo alla fine".
Peter Thiel a Roma, il magnate della Silicon Valley e la sua figura controversa
Per capire, però, il senso di queste lezioni bisogna partire dalla figura di Thiel, un personaggio difficilmente riducibile alla definizione di semplice imprenditore tecnologico. Nato in Germania e cresciuto negli Stati Uniti, è stato uno dei fondatori di PayPal alla fine degli anni Novanta, esperienza che lo ha inserito nel gruppo di imprenditori, tra cui Elon Musk, che avrebbero poi dominato la nuova economia digitale. Negli anni successivi Thiel è diventato uno dei grandi investitori della Silicon Valley, tra i primi a scommettere su Facebook e su molte start-up della cosiddetta economia della "disruption", modelli di business costruiti per scardinare interi settori industriali. Ma il cuore del suo potere oggi è soprattutto Palantir Technologies, la società da lui fondata nel 2003 che sviluppa sistemi di analisi dei dati e di intelligenza artificiale utilizzati da governi, servizi di sicurezza e forze armate. Palantir, che ha recentemente siglato un accordo con l'ICE, è diventata negli anni uno degli strumenti tecnologici più influenti nel campo dell'intelligence e della sorveglianza digitale, impiegata in operazioni militari e nella gestione di enormi quantità di dati sensibili. Proprio questo ruolo, a metà tra tecnologia e sicurezza nazionale, contribuisce a rendere Thiel una figura potente ma anche estremamente discussa.
Polizia, tecnocrazia e la critica alla democrazia
Accanto alla carriera imprenditoriale, Thiel ha sviluppato nel tempo una visione politica radicale che lo ha portato a diventare uno dei principali riferimenti ideologici della nuova destra tecnologica americana. Già nel 2016 fu l'unico grande imprenditore della Silicon Valley a schierarsi apertamente con Trump, finanziandone la campagna e intervenendo alla convention repubblicana. Il suo pensiero ruota attorno a una critica severa della democrazia liberale contemporanea, che considera incapace di sostenere il ritmo del progresso tecnologico. In un saggio diventato celebre negli ambienti libertari, Thiel arrivò a sostenere che democrazia e libertà non siano necessariamente compatibili, perché i meccanismi rappresentativi e la burocrazia statale tendono, a suo giudizio, a rallentare l'innovazione. È questa convinzione che emergerebbe dalle lezioni romane, dove il miliardario avrebbe insistito più volte su quella che definisce una "stagnazione tecnologica". Dopo due secoli di progressi straordinari, dall'elettricità all'aviazione, dall'energia nucleare allo spazio, sostiene Thiel, l'Occidente avrebbe smesso di innovare davvero, limitandosi a migliorare strumenti digitali senza più produrre trasformazioni radicali nella vita materiale delle società. C'è una frase che sintetizza molto bene questa idea: "Volevamo le auto volanti, ci hanno dato i social network".
La "seconda guerra fredda" tra Usa e Cina
Dentro questo scenario di stagnazione, Thiel interpreta la politica internazionale come l'"inizio di una nuova grande competizione globale". nella sua lettura il mondo non sarebbe sull'orlo di una terza guerra mondiale, ma già immerso in una nuova guerra fredda, questa volta tra Stati Uniti e Cina. Una sfida che, secondo lui, non si giocherà solo sul piano militare ma sopratutto su quello tecnologico: intelligenza artificiale, infrastrutture digitali, sistemi di sorveglianza e capacità di elaborare grandi quantità di dati. Chi controllerà queste tecnologie, sostiene Thiel, controllerà anche l'equilibrio geopolitico del XXI secolo. Non a caso, nelle sue lezioni romane avrebbe insistito sull'importanza strategica dell'intelligenza artificiale e sulla necessità che gli Stati occidentali investano massicciamente nella competizione tecnologica globale.
Anticristo, religione e modernità
Il punto più singolare delle conferenze resta però la dimensione religiosa. Thiel, che si definisce cristiano, intreccia nelle sue riflessioni filosofia politica e teologia citando autori come il pensatore russo Vladimir Solovyov e il suo racconto sull'Anticristo, oltre a riferimenti alla tradizione biblica e al pensiero di Papa Benedetto XVI. Nella sua interpretazione, la figura dell'Anticristo non sarebbe soltanto un simbolo religioso ma anche una metafora politica. Rappresenterebbe tutte quelle forze che, in nome della stabilità o della prudenza, finiscono per bloccare il progresso e impedire lo sviluppo tecnologico. Per questo, provocatoriamente, Thiel ha più volte associato alla figura dell'Anticristo chiunque tenti di rallentare l'innovazione, citando tra gli esempi l'eccesso di regolamentazione statale o alcune forme di ambientalismo radicale.
Le proteste a Roma: "Peter Thiel out of Rome"
La presenza del miliardario americano nella capitale non è però passata inosservata. Davanti al ministero della Difesa, a Palazzo Baracchini, con sullo sfondo uno striscione con la scritta: "Peter Thiel out of Rome", un gruppo di attivisti e attiviste del movimento No Kings Italia ha infatti organizzato un flash mob di protesta denunciando i rapporti tra il governo italiano e le aziende fondate da Peter Thiel: "Un tecnoligarca con le mani sporche di sangue con cui il governo Meloni intrattiene rapporti di affari tramite il ministero della Difesa, tenendoli nascosti ai cittadini e allo stesso dibattito parlamentare", hanno dichiarato durante l'iniziativa.
Al centro delle critiche c'è soprattutto Palantir Technologies, la società di analisi dei dati e intelligenza artificiale fondata da Thiel, diventata negli ultimi anni uno degli attori più influenti (e discussi) nel campo della sicurezza e dell'intelligence globale. I suoi software sono progettati per integrare e analizzare enormi quantità di informazioni provenienti da fonti diverse, collegando dati su persone, eventi, luoghi e transazioni per individuare relazioni, schemi e possibili minacce; strumenti utilizzati da forze armate, agenzie di sicurezza, polizie e governi in diversi paesi, ma proprio per questo spesso criticati da organizzazioni civili e attivisti per i rischi legati alla sorveglianza di massa, alla gestione dei dati sensibili e al loro impiego in operazioni militari o di controllo dell'immigrazione. Le polemiche sono cresciute anche in Italia dopo la notizia (pubblicata dal quotidiano Domani) di rapporti commerciali tra il ministero della Difesa e la società statunitense, legati in particolare al software Gotham, uno dei programmi più noti sviluppati da Palantir per l'analisi di grandi banche dati.
Il grande paradosso
Il paradosso di queste conferenze sta forse tutto nella loro cornice: un miliardario della Silicon Valley che discute dell'Anticristo nel cuore di Roma, a pochi passi dal Vaticano, portando nel centro simbolico del cattolicesimo un dibattito che intreccia teologia, geopolitica e potere tecnologico. Non è soltanto una provocazione intellettuale, ma il segno di quanto le grandi trasformazioni del nostro tempo si giochino ormai su terreni che fino a pochi anni fa sembravano lontanissimi tra loro. La presenza di Thiel nella capitale, tra incontri riservati, polemiche politiche e proteste di piazza, racconta proprio questo: l'irruzione sempre più evidente dei grandi protagonisti della tecnologia dentro il dibattito pubblico e nelle dinamiche del potere globale. Non più soltanto imprenditori o innovatori, ma figure che ambiscono a intervenire direttamente nelle discussioni sul futuro delle società occidentali, sul ruolo degli Stati e sulle nuove forme di autorità che potrebbero emergere nell'era dell'intelligenza artificiale. È forse per questo che le sue lezioni romane continuano a far discutere ben oltre il tema, apparentemente eccentrico, dell'Anticristo: perché dietro quelle riflessioni si intravede una domanda molto più concreta, e tutt'altro che teologica, su chi guiderà davvero il mondo che sta prendendo forma.