Come vi abbiamo raccontato, l'incontro di ieri fra Giorgio Napolitano ed i rappresentanti della maggioranza sul tema della legge elettorale ha provocato una vera e propria tempesta politica. Ad alzare la voce è stato il Movimento 5 stelle, che ha parlato di "fine della democrazia e di fine della Repubblica parlamentare", denunciando le ingerenze del capo dello Stato nel processo di revisione della legge elettorale. Beppe Grillo poi, è andato oltre, annunciando di voler mettere in stato d'accusa Giorgio Napolitano: "Napolitano si è riunito insieme a 5 rappresentanti della maggioranza per decidere la legge elettorale. Nessun esponente del M5S, votato da 9 milioni di cittadini ne è stato messo al corrente. Non accetteremo mai una legge elettorale decisa dal garante dei partiti che hanno distrutto l'Italia negli ultimi vent'anni. Non accetteremo mai un "Napolitellum". Napolitano è ormai oltre la democrazia e oltre la Costituzione. Presenteremo al più presto la richiesta di impeachment per Napolitano".

Ecco, tralasciando valutazioni nel merito della polemica dei 5 Stelle, che oggi non si presenteranno al Quirinale all'incontro con il Presidente della Repubblica, occorre qualche precisazione sul senso e sul significato della "richiesta" di Beppe Grillo. Innanzitutto c'è un problema terminologico, dal momento che non si tratta di un termine utilizzato nella nostra Carta Costituzionale e, come ricordato dai giuristi, "la traduzione lessicale italiana del termine « impeachment» oscilla ancor oggi fra accusa ed imputazione". In generale però è possibile riferirsi ad una pratica specifica: "L'impeachment sostanzia, insomma, la matrice storica di quella funzione giudiziaria del Parlamento, che sebbene scarsamente attuale sul piano pratico, è tuttora riproposta e disciplinata dalla gran parte degli ordinamenti vigenti. Può, anzi, riuscire utile per quel che in seguito si dirà, una rapida schematizzazione, secondo i modelli positivi, della funzione giudiziaria parlamentare".

È evidentemente a questo ambito che si rivolge Beppe Grillo (inutile citare il precedente tentativo di mettere in stato d'accusa Cossiga, dal momento che le analogie sono praticamente nulle). Il riferimento è quindi all'articolo 90 della Costituzione che individua le "Responsabilità del Presidente della Repubblica":

"Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.

In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri.

Insomma, il Presidente (che in questo caso sta agendo nell'esercizio delle proprie funzioni, dovrebbe essere messo in stato d'accusa per tradimento o attentato alla Costituzione dalla maggioranza assoluta del Parlamento e poi giudicato dalla Corte Costituzionale (qui un ulteriore approfondimento della Camera dei deputati che spiega meglio la procedura). Quello che non si capisce è come Grillo intenda procedere, dal momento che:

  • non ha ovviamente la possibilità di ottenere la maggioranza dei voti in Parlamento in seduta comune
  • accusare di attentato alla Costituzione un Presidente che incontra la maggioranza di governo è quantomeno discutibile
  • parlare di alto tradimento in relazione ad una sollecitazione a rivedere una legge giudicata inadeguata dalla totalità delle forze politiche (e di dubbia rispondenza costituzionale) è piuttosto paradossal
  • il confine tra ingerenza e moral suasion è davvero sottile, almeno in una interpretazione del genere

Questo, ovviamente al netto delle valutazioni di ordine politico sull'opportunità di "uscite del genere" e del giudizio sull'operato del Presidente della Repubblica, sia chiaro.