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Cgil a Fanpage: “Glovo incentiva lo sfruttamento, rider rischiano la salute per pochi spiccioli”

Glovo premia i rider che lavorano sotto il sole cocente con bonus legati ai gradi centigradi. La Cgil insorge: “Una misura pericolosa che spinge a lavorare anche in condizioni estreme, senza tutele né informazioni adeguate”.
A cura di Francesca Moriero
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Con l'estate ormai esplosa e le temperature in costante aumento, Glovo ha annunciato un nuovo schema di compensi rivolto ai rider: i bonus aumentano con il caldo. Secondo quanto riportato da Nidil Cgil, la comunicazione inviata ai fattorini prevede un incremento del compenso del 2% con temperature tra i 32 e i 36 gradi, del 4% tra i 36 e i 40, e dell'8% per chi lavora oltre i 40 gradi. In pratica, più il termometro sale, più si guadagna. Una scelta che ha sollevato immediate proteste da parte della Cgil, e da gruppi di opposizione come Avs, Pd e M5s, che denunciano a gran voce il carattere pericoloso e fuorviante di questa "premialità climatica".

Cgil a Fanpage: "Misura estremamente pericolosa"

"La prima cosa che abbiamo fatto è stata contestare questa misura, inviando subito una comunicazione a Glovo", spiega a Fanpage.it, Roberta Turi, della segreteria nazionale della Cgil: "Non eravamo stati informati preventivamente, e questo nonostante ci sia una lunga storia di contenziosi legali con Glovo sul tema della salute e sicurezza". Turi cita poi in particolare una causa a Palermo che ha portato a una chiara ordinanza del giudice: "Glovo è un committente, e in quanto tale è responsabile della salute e sicurezza di questi lavoratori, anche se formalmente autonomi. Deve quindi informarli, formarli e fornire i dispositivi di protezione individuale". "La comunicazione di Glovo era del tutto incompleta: non c'erano istruzioni, non c'era formazione, nessuna indicazione su come proteggersi dal caldo estremo o su quando interrompere l'attività", prosegue Turi. "Ma la cosa più grave è, appunto, l'incentivo economico legato ai gradi. Non è una compensazione vera e propria: l'acqua, ad esempio, costa sempre uguale, non è che a 40° aumenta come il bonus".

In sostanza, denuncia la Cgil, si sta spingendo implicitamente i lavoratori a pedalare anche quando le condizioni sono proibitive. "È un messaggio estremamente pericoloso", sottolinea Turi, "Il punto è alla radice, parliamo di persone che lavorano a cottimo, che hanno un estremo bisogno di lavorare. E se guadagni di più sotto il sole a picco, magari decidi di rischiare, anche se in gioco c'è la tua salute".

Glovo doveva fornire acqua, sali e creme solari

L'ordinanza del Tribunale di Palermo, ricorda ancora Turi, era stata molto chiara: "Il giudice aveva disposto che i rider, in determinate condizioni, devono fermarsi. E che l'azienda deve fornire loro acqua, sali minerali, perfino creme solari e fazzoletti. Si è insomma arrivati al punto che un giudice si è dovuto sostituire all'azienda nel garantire diritti minimi". Eppure, invece di attuare misure preventive, Glovo ha preferito introdurre un sistema di bonus crescente legato al caldo: "Lo ripeto: è un messaggio sbagliato, completamente fuorviante e pericoloso. Molto pericoloso", conclude Turi.

Grimaldi (Avs) a Fanpage: "Non si può rischiare la vita per un cheeseburger"

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"Glovo, come tutte le piattaforme del settore, tratta i rider come fossero mascherine usa e getta: da sfruttare e poi buttare via. L'idea di un bonus legato alle alte temperature non è una soluzione, è solo un cerotto sporco su una ferita aperta", denuncia a Fanpage.it Marco Grimaldi, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra. "È il riflesso di quel cosiddetto ‘lavoro ottimista' che oggi viene spesso celebrato, ma che in realtà nasconde forme sempre più raffinate di sfruttamento". Secondo Grimaldi, la strada da seguire è un'altra: "Bisogna introdurre fasce orarie in cui, durante le ore più calde, è vietato lavorare, garantendo comunque la retribuzione ai rider. A parità di salario, sì. Perché la salute non può essere messa sul mercato". Il punto, insiste il deputato, è che quello dei rider non è davvero un lavoro autonomo, come le piattaforme vogliono far credere: "Lo hanno detto chiaramente molti tribunali, in Italia e in Europa. Si possono usare nomi nuovi, rider invece di fattorino, ‘collaborazione' invece di lavoro, ma la sostanza è sempre quella: si tratta di lavoro subordinato, solo che il rischio d'impresa è tutto scaricato sui lavoratori. Le bici, i telefoni, le spese sono a loro carico, ma è la piattaforma a decidere turni, pagamenti, punizioni".

Per Grimaldi, l'errore più grave è normalizzare questo sistema: "Non si può continuare a incentivare il rischio, spingendo le persone a mettersi in pericolo per consegnare un cheeseburger o un club sandwich. Quando si offrono bonus per pedalare sotto il sole a 40 gradi, si alimenta un modello di società che è insieme consumista e individualista, dove chi ha meno paga sempre il prezzo più alto".

E il problema, conclude, riguarda tutti: "Anche chi lavora 12 ore e poi si rilassa sul divano grazie a una consegna rapida dovrebbe interrogarsi. Quel ‘lusso' è solo apparente: dietro c'è la stessa catena dello sfruttamento che, un attimo prima, ti ha usato come un ingranaggio".

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