C’è un accordo sulla tassa minima globale per le multinazionali: chi deve pagarla e come funziona

Un nuovo passo avanti per la cosiddetta Global minimum tax, una tassa minima globale del 15% su tutte le multinazionali. L'imposta è in discussione da anni, e sulla carta è stata approvata nel 2021, ma in pratica sono pochi i Paesi che applicano quelle regole. L'accordo annunciato oggi dall'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), modificando alcuni meccanismi, cerca di rendere la tassa globale effettivamente operativa.
L'accordo in questione è stato sottoscritto da 147 Paesi, cioè da tutti coloro che in questi anni hanno deciso di collaborare sull'iniziativa. Tra i membri del gruppo di lavoro ci sono, per esempio, Cina e Stati Uniti, ma anche l'Italia (qui l'elenco completo). Come detto, si tratta di modifiche rispetto all'accordo già raggiunto nel 2021 sulla tassa minima globale sulle multinazionali. Questo, infatti, non è ancora stato messo in pratica da diversi Paesi: solo 65 hanno iniziato a farlo. Gli Stati Uniti sono gli assenti più pesanti.
L'idea alla base della tassa è apparentemente semplice. L'accordo dovrebbe fare sì che, in quasi tutto il mondo, le grandi aziende multinazionali (quelle che fatturano almeno 750 milioni di dollari) debbano pagare una tassa minima del 15% sui guadagni che fanno in ciascun Paese. Servirebbe per evitare che le imprese si rifugino in paradisi fiscali pagando pochissime tasse. Nella sostanza, però, è molto difficile mettere d'accordo quasi 150 Stati sugli esatti meccanismi da applicare per farlo.
L'Ocse, nel suo comunicato, ha detto che il nuovo accordo mantiene intatta l'impostazione del 15% di tassa minima. La differenza viene da alcune semplificazioni mirate a semplificare la vita ai Paesi e, soprattutto, alle aziende colpite da questa imposta. Si tratta, in parte, di misure che mirano ad allineare le regole mondiali e quelle in vigore negli Stati Uniti, per venire incontro alle obiezioni sollevate in passato dall'amministrazione Trump. In sostanza, secondo Reuters, alcune compagnie statunitensi saranno esentate in parte dall'imposta che deve essere versata. La modifica dovrebbe permettere di procedere con l'implementazione a livello mondiale.
Il nuovo pacchetto di regole "traccia la strada in avanti per la messa in atto coordinata della tassa minima globale", ha affermato l'Ocse. Per il segretario generale Mathias Cormann si tratta di una "decisione storica".
Resta da vedere se e come, nei prossimi anni, anche gli Stati Uniti si uniranno all'applicazione della global minimum tax. Nell'ultimo anno, prima di questo accordo, Donald Trump è stato duro a riguardo, arrivando a minacciare sanzioni verso i Paesi che avessero applicato la tassa minima alle multinazionali statunitensi. Ora sembrerebbe esserci un'intesa.
Naturalmente, per la natura stessa della tassa, se non viene messa in atto a livello globale perde molta della sua efficacia. Questo perché si finisce per avere alcuni Paesi che fanno pagare più tasse e altri che invece ignorano le regole concordate. E così le grandi aziende possono continuare a scegliere di restare dove la tassa minima non c'è.
Per quanto riguarda l'Europa, dopo l'accordo a livello Ocse era arrivata una direttiva nel 2022 che spingeva i Paesi Ue ad approvare la global minimum tax. Il governo Meloni l'aveva recepita nel 2023. Ma poi l'attuazione è andata a rilento.