Sono passati cinque anni dalla morte di Giulio Regeni. E nonostante il tempo scorra, le risposte ancora non ci sono. La famiglia continua a chiedere giustizia per il ricercatore italiano sequestrato e ucciso in Egitto. Nel gennaio del 2016, all'epoca dei fatti, il presidente del Consiglio italiano era Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva ha ripercorso le tappe in audizione alla Commissione parlamentare d'inchiesta sulla morte di Giulio Regeni della Camera dei deputati. "Non c'è giorno in cui non pensi a questa tragedia e alla famiglia Regeni – ha raccontato Renzi – Gli incontri con i genitori di Giulio mi hanno lasciato un dolore che non è recuperabile". Sul piano istituzionale, però "devo rivendicare con forza quello che ha fatto il Governo, quando abbiamo saputo ciò che stava succedendo abbiamo messo in campo tutti gli strumenti a nostra disposizione". L'ex presidente del Consiglio ammette anche di avere dei rimpianti: "Forse se avessimo saputo prima, avremmo potuto agire prima".

Il leader di Italia Viva ha raccontato le sensazioni vissute in quei giorni di cinque anni fa. "Quando la notizia della morte di Giulio è diventata ufficiale, abbiamo preteso da subito la verità". In quel momento "il rapporto con Al-Sisi – il Presidente della Repubblica egiziana – era un rapporto importante, quando siamo stai informati, il 31 gennaio 2016, abbiamo attivato immediatamente i nostri canali segnalando la situazione ai massimi livelli egiziani". È stata chiesta collaborazione fin da subito, poi, "quando è stato ritrovato il corpo di Giulio", sono arrivati "lo sdegno e la dura condanna".

Sul caso Regeni, Matteo Renzi rivendica l'operato del Governo: "Lo faccio con estema convinzione, perché si è trattato non di un lavoro di un singolo, ma di una risposta dell'Italia a un fatto che evidentemente è inaccettabile, che va chiarito nelle sedi opportune e che va presentato all'opinione pubblica per quello che è, senza verità di comodo". L'ex presidente del Consiglio ha sottolineato come, dal suo punto di vista, furono messi in campo tutti gli strumenti possibili. "Non è frequente che in paesi con democrazia diversa dai nostri vi siano sparizioni di cittadini stranieri, a quel punto dipende da come reagisce un Governo".

"La scelta di ritirare l'ambasciatore è stata condivisa con il ministro degli Esteri, è un gesto estremo che si fa una volta a cui devono seguire delle conseguenze", ha continuato Renzi. "Se fossi il presidente del Consiglio oggi non ritirerei l'ambasciatore, ma nominerei un inviato speciale per fare sì che il regime di Al-Sisi consenta di processare i responsabili che la Procura ha individuato".