Giovedì 30 luglio è atteso il voto in Senato sull'autorizzazione a procedere nei confronti del leader della Lega Matteo Salvini, richiesta avanzata dal tribunale dei ministri di Palermo per il caso dell'ong spagnola Open Arms. La vicenda risale all'estate scorsa, quando 164 migranti, tra cui c'erano anche minori, furono costretti ad attendere in mare per 19 giorni l'autorizzazione allo sbarco nel porto di Lampedusa. Matteo Salvini, che allora era ministro dell'Interno, ha accolto così la notizia: "Mentre le coste italiane sono prese d’assalto dai clandestini e decine di positivi al Covid scappano dai centri d'accoglienza, giovedì 30 luglio il Senato voterà su un altro processo contro di me per il no allo sbarco degli immigrati a bordo della Open Arms. Orgoglioso di quello che ho fatto, non vedo l’ora di vincere le elezioni per tornare al governo e difendere l’Italia e gli italiani. Avanti, a testa alta".

Salvini adesso rischia il processo per sequestro di persona e rifiuto d'atto d'ufficio. L'esito del voto a Palazzo Madama non è scontato: tutto potrebbe dipendere dal voto dei 18 senatori di Italia viva, che potrebbero decidere di salvarlo.

In numeri in Senato

Per evitare il processo il segretario della Lega avrebbe bisogno della cosiddetta maggioranza assoluta, pari a 160 voti (non 161 perché ci sono due seggi uninominali vacanti a seguito di altrettanti decessi). Sulla carta i voti non sono a favore di Salvini. L'ex ministri può infatti contare sull'appoggio sicuro del centrodestra: sono pronti a sostenerlo i suoi colleghi di partito (63 senatori), Forza Italia (56 senatori) e Fratelli d’Italia (17 senatori). In tutto fanno un totale di 136 voti sicuri.

Voteranno invece a favore del processo nei suoi confronti le principali forze di maggioranza: M5S (95 senatori), Pd (35 senatori), Leu (5 senatori). Per questo i voti del partito di Matteo Renzi diventano fondamentali: perché i 18 senatori di Italia viva potrebbero decidere di votare contro il procedimento. E se Iv (come ha già fatto per il voto in Giunta) dovesse propendere per la difesa della posizione dell'ex titolare del Viminale a Salvini mancherebbero solo 6 voti per raggiungere la maggioranza assoluta. Voti che potrebbero a quel punto arrivare senza intoppi dai 33 senatori del Gruppo Misto. In Giunta l'altoatesino Meinhard Durnwalder e l’ex pentastellato Mario Giarrusso hanno già votato contro il processo due mesi fa.

Cosa è successo quando si è votato in Giunta

A maggio la Giunta per le immunità del Senato ha votato contro la richiesta dei magistrati siciliani di rinviare a giudizio l'ex ministro dell'Interno. Con un risultato di 13 voti contro 7 la Giunta ha approvato la proposta di non concedere l'autorizzazione a procedere. E in quel caso la maggioranza si è spaccata. Il risultato è stato infatti determinato da tre senatori di Italia Viva, che non hanno preso parte al voto, e dalla ex pentastellata Alessandra Riccardi, che ha votato contro il processo in dissenso dal suo gruppo e che il giorno dopo è passata alla Lega. I renziani avevano così anticipato la loro posizione: "Italia Viva ha deciso di non partecipare al voto sulla vicenda Open Arms: ci rimettiamo dunque all’Aula. Non c'è stata a nostro parere un'istruttoria seria, così come avevamo richiesto sia in questo caso che nella precedente vicenda Gregoretti: era necessario ricevere indicazioni sui rischi reali di terrorismo e sullo stato di salute riguardo alle imbarcazioni bloccate in mare dall'ex ministro dell'Interno, che non sono arrivate", aveva detto il capogruppo di Italia Viva in Giunta, Francesco Bonifazi.

"La motivazione principale per cui Italia Viva decide di non partecipare al voto risiede però nel fatto che, dal complesso della documentazione prodotta, non sembrerebbe emergere l'esclusiva riferibilità all'ex ministro dell'Interno dei fatti contestati. Diversamente, pare che le determinazioni assunte da quest'ultimo abbiano sempre incontrato, direttamente o indirettamente, l'avallo governativo. Numerosi sono dunque i dubbi che ancora oggi residuano in riferimento al caso Open Arms. Sarebbe stato opportuno che tali incertezze venissero chiarite mediante un'attività istruttoria ulteriore".

In sostanza, e questa potrebbe essere la controindicazione di un voto compatto della maggioranza a favore del processo, si finirebbe per coinvolgere anche l'operato del premier e del governo. Il presidente del Consiglio in quei giorni di agosto lavorò molto per far sbarcare i minori, che infatti furono portati a terra prima degli altri. E secondo i magistrati Salvini agì in contrasto con il premier.

I precedenti

Il segretario della Lega ha già dovuto affrontare due richieste di autorizzazione a procedere nei suoi confronti, e sempre per casi legati ai mancati sbarchi dei migranti: la prima per il caso Diciotti e l'altra per il caso Gregoretti. Per quanto riguarda la Diciotti la richiesta venne respinta (la Lega era al governo con i Cinque Stelle e aveva la maggioranza). Nel secondo caso la richiesta è stata accolta e il processo, che avrebbe dovuto essere celebrato a luglio a Catania, è stato rinviato a ottobre.