Caso Delmastro, cosa è successo dall’inizio: dall’inchiesta sulla società con Caroccia alle dimissioni

I tre anni e mezzo che Andrea Delmastro Delle Vedove ha trascorso come sottosegretario alla Giustizia prima di rassegnare le dimissioni sono stati segnati dalle polemiche. Quella sul ristorante aperto con la figlia di Mauro Caroccia, prestanome di mafia, è solo l'ultima. Pochi mesi dopo l'inizio del governo passò al suo collega di partito e coinquilino Giovanni Donzelli alcune conversazioni di Alfredo Cospito, che però erano coperte da segreto d'ufficio; vicenda per la quale è stato condannato in primo grado.
A inizio 2024 ci fu la vicenda dello sparo di Capodanno, che portò poi Emanuele Pozzolo a lasciare FdI ma avvenne a una festa organizzata da Delmastro. E poi le parole sulla "intima gioia" perché la polizia "non lascia respirare" i detenuti. E ancora i numerosi attacchi alla magistratura e la vicinanza con ambienti di estrema destra. Insomma, le richieste di dimissioni da parte dell'opposizione non si sono quasi mai fermate in questi anni. Alla fine, però, a far cadere Delmastro è stata una società aperta a dicembre del 2024 (e, forse, anche la sconfitta al referendum sulla giustizia).
La società con la figlia di Mauro Caroccia, prestanome della camorra
La vicenda è nata quando è emerso che il sottosegretario, alla fine del 2024, aveva fondato la società Le 5 Forchette srl con sede legale a Biella per gestire il ristorante Bisteccheria d'Italia a Roma. Il problema non è tanto la società, quanto i soci. Oltre ad alcuni esponenti di Fratelli d'Italia in Piemonte, infatti, c'era anche Miriam Caroccia: socia di maggioranza e amministratrice, appena diciottenne, figlia di Mauro Caroccia. Ovvero un imprenditore che all'epoca era sotto processo (assolto in appello) per aver usato i propri locali per riciclare soldi del clan camorrista dei Senese.
Delmastro aveva tenuto le quote per circa un anno. Poi a fine 2025, quando la situazione giudiziaria di Caroccia si era complicata con una condanna nel processo di appello bis, confermata in Cassazione a inizio 2026, aveva venduto la sua parte di società. E l'aveva fatto con un percorso piuttosto contorto: prima aveva trasferito quella quota a un'altra società, interamente controllata da lui; poi l'aveva venduta a un'impiegata piemontese, Donatella Pelle, che era già tra i soci ‘fondatori' della società e aveva pagato in contanti; e da Pella le quote erano tornate in mano a Miriam Caroccia.
A rivelare l'esistenza della società è stato il Fatto quotidiano. A rendere insostenibile la posizione di Delmastro fin dall'inizio è stata anche la sua linea difensiva: ha sempre sostenuto di non sapere chi fosse la sua socia in affari. O meglio, di non sapere che quella diciottenne con cui sulla carta aveva fondato una società fosse figlia di Mauro Caroccia. E di essersi tirato fuori dalla società non appena l'aveva scoperto, ben un anno dopo. Trattandosi di un sottosegretario alla Giustizia e di un caso – quello dei Caroccia – noto alle cronache da anni quando la società è nata, era difficile da credere.
La foto di Delmastro e Caroccia insieme
La situazione si è complicata ancora di più, per l'ormai ex sottosegretario, quando è emersa una sua foto dell'ottobre 2023 pubblicata su TikTok dalla vecchia bistecchieria Da Baffo. Lui e Mauro Caroccia, abbracciati, nel ristorante di quest'ultimo. Ristorante che, evidentemente, Delmastro aveva frequentato almeno una volta. Lo stesso locale che poi sarebbe stato chiuso perché coinvolto nel riciclaggio di soldi di camorra, e dalle cui ‘ceneri' è nata la Bisteccheria d'Italia.

L'immagine ha reso ancora più difficile immaginare che Delmastro non sapesse chi era l'imprenditore, padre della diciottenne con cui aveva fondato una società.
D'altra parte, il meloniano non ha mai chiarito come avrebbe conosciuto la ragazza, e perché avrebbe deciso di finanziare da socio di minoranza l'apertura di un suo ristorante a Roma. Va aggiunto che, negli ultimi giorni, è emerso che anche la ragazza sarebbe indagata insieme al padre. L'inchiesta non coinvolge Delmastro.
La società non dichiarata
A questo quadro si è aggiunta anche una apparente omissione. Gli esponenti di governo, per rispettare le norme sul conflitto d'interessi, devono dichiarare ogni anno se controllano società o hanno partecipazioni azionarie di qualunque tipo. Ebbene, nella dichiarazione che riguarda il 2024 stilata da Delmastro non appare menzione della società Le 5 Forchette srl.
Non è chiaro perché l'ex sottosegretario avrebbe dovuto omettere la fondazione di questa società. La stessa cosa, peraltro, hanno fatto anche tutti i suoi colleghi di FdI che hanno investito in una piccola quota delle 5 Forchette: tutti ricoprono ruoli politici in Piemonte. Non si sa ancora se questa omissione possa avere conseguenze disciplinari o anche legali, né se possa essere spiegata in qualche modo, ma ha contribuito a far apparire la vicenda poco trasparente.
Un'altra smentita: Caroccia padre lavorava nel ristorante di Delmastro
L'ultima smentita nei confronti di Delmastro è arrivata solo ieri, dopo il referendum e prima delle dimissioni. È venuto fuori un video che mostra proprio Mauro Caroccia al lavoro nel ristorante Bistecchiera d'Italia. In quel momento, Delmastro era ancora socio e quindi comproprietario del ristorante. E Caroccia era stato condannato in appello bis per intestazione fittizia con aggravante mafiosa.
Solo due mesi dopo quel video il meloniano si sarebbe liberato della sua quota nella società, cedendola per vie traverse all'impiegata Donatella Pelle e da questa a Miriam Caroccia. Ma già in quel momento l'attività vedeva evidentemente il padre della giovane rivestire un ruolo molto attivo. Eppure, nella versione di Delmastro, il sottosegretario non avrebbe saputo di chi si trattava.
La difesa di Meloni, il flop referendum e le dimissioni
Nel corso dei giorni le difese di Giorgia Meloni nei confronti del suo sottosegretario si sono fatte sempre più tiepide. Prima ha ammesso che avrebbe dovuto essere più "accorto", poi ha parlato di una "leggerezza". Non l'ha mai attaccato pubblicamente, ma è parso evidente che il suo ruolo fosse in bilico.
Non è chiaro se la sconfitta al referendum sulla giustizia abbia avuto un ruolo. Secondo più di un analista, Delmastro è stato scelto (insieme a Giusi Bartolozzi) come una sorta di capro espiatorio, mettendo insieme lo scandalo montato nell'ultima settimana e una campagna referendaria gestita malissimo dal ministero della Giustizia. La versione ufficiale di Fratelli d'Italia, invece, è che le dimissioni fossero già concordate prima dell'esito del voto, e che siano state posticipate solo per non influenzare il risultato.
In ogni caso, Delmastro ha perso l'incarico di governo. Si tratta dell'esponente dell'esecutivo più vicino a Giorgia Meloni che ha dovuto dare le dimissioni, dall'inizio della legislatura. E potrebbe non essere l'ultimo, visto che ora la presidente del Consiglio preme su Daniela Santanchè per spingerla a fare lo stesso.